Gay Street, Roma, Italia
La mia prima volta a Roma è stata anche la mia prima volta in Gay Street. E poi tutte le volte successive. Ne ricordo soprattutto una. Avevo camminato tantissimo, come sempre quando sono a Roma, e mi ero accasciata nel dehors del Coming Out, vista Colosseo. Al tavolo alla mia destra, due ragazze greche. In quello alla mia sinistra, una coppia non più giovanissima, un americano e un canadese in tour per l’Italia. Quando arrivo io, la conversazione sui porti della Grecia che stava rimbalzando tra i due tavoli si interrompe e io vengo interrogata sulla politica italiana. Vi assicuro che spiegare Scajola (ci trovavamo a poche centinaia di metri dal famoso appartamento “a sua insaputa”, che era argomento caldo in quel momento) in inglese a un americano e un canadese non è stato facile. Loro erano appena stati a Firenze, dove si erano trovati molto male con il gestore dell’albergo. Per stare sul sicuro, a Roma avevano scelto il Bed & Breakfast certificato friendly proprio sopra il locale, in modo da evitare brutte sorprese. Per ragioni e per strade diverse, eravamo tutti arrivati lì per sentirci al riparo, sotto la bandiera arcobaleno nel mite autunno romano. Venti giorni dopo, il Senato italiano bocciava la legge contro l’omofobia. L’estate successiva, PD e PDL ne fecero un vergognoso scempio. Qualcuno lo definì “il grande paradosso di questa legislatura” (per la cronaca, la legislatura è la stessa, ma a forza di lavaggi, il grande paradosso pare essersi molto ristretto). In ogni caso, sempre per la cronaca, neanche il vergognoso scempio ha visto la luce, e siamo a quattro anni dopo.












