One Night Food Trip - MinDy EXTRA CLIPS
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One Night Food Trip - MinDy EXTRA CLIPS
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One Night Food Trip Ep.30 - MinDy Cuts
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/ / 17 Giugno 1943 ; Cortile Interno ; Mattina ; — Olive & Azaria / /
Nonostante si fosse in Scozia, v’erano alcune giornate dove il cielo era sereno e il sole batteva forte sui capi degli studenti attraverso le finestre delle aule. Ecco, Olive detestava quelle giornate; l’abitudine della sala comune fredda e scarsamente illuminata la portavano a farla sentire a suo agio con un clima più fresco e con un cielo coperto di nuvole. Il 21 Giugno si stava avvicinando, data imminente della fine delle lezioni e dell’inizio dell’estate. Gli esami del quarto anno, però, non contribuivano a far avvicinare quella data e così anche le lezioni. Allora Olive studiava, faceva del proprio meglio anche per raggiungere una sufficienza, poiché studiare non era il suo forte, per niente. Chi doveva svolgere i G.U.F.O ed i M.A.G.O, doveva aspettare una settimana ancora per svolgere gli esami, eppure Olive si era offerta di non tardare a fare i suoi, poiché, con quel che era successo, voleva andarsene da Hogwarts il più presto possibile. Quella mattina, si era svolto il solito numero di lezioni, e solo dopo l’ultima, quella di Trasfigurazione, si era accomodata sotto uno dei portici del cortile interno. Gli archi dei portici trovavano salde radici in un muretto, che allo stesso tempo segnava il perimetro del cortile, un quadrato d'erba abbastanza grande. Era proprio su un angolo del muretto che Olive s’era seduta, in parte in ombra, in parte sotto al sole caldo. Prima che aprisse un libro al fin di ripetere, si guardò intorno, notando i numerosi studenti in movimento; alcuni uscivano dalla porta dell’aula di Trasfigurazione, come aveva fatto lei, altri probabilmente, venivano da altre classi, poiché vi era una varietà dell’età degli studenti. Alcuni le lanciarono spesso un’occhiata, riconoscendola come la ragazza che aveva trovato il corpo di Myrtle Bolton la notte del 13 Giugno, ed anche come la studentessa che il fantasma della corvonero perseguitava. Ignorò più volte, durante giorni, quel genere occhiate e quando non ne poteva più, lanciava uno sguardo torvo agli altri e nel caso, li affrontava a parole. Erano passati solo quattro giorni e già la sua vita non poteva fare più schifo. Gli attimi di pace erano pochi, ed ormai si era ostinata a pensare unicamente a terminare gli esami ed andarsene, pensando che così, il fantasma di Myrtle avrebbe smesso di importunarla. Poco più tardi, le anime (vive) rimaste nei corridoi che circondavano il cortile e nel cortile stesso, non erano più di tante; c’era chi, come lei, ripeteva e c’era chi chiacchierava con i coetanei in gruppetti. Nonostante Olive fosse un’abitudinaria del freddo, si godette quei raggi di sole che le scaldavano il profilo del viso, chino a leggere i caratteri del libro di Trasfigurazione, che ogni tanto alternava con il libro di Storia della Magia. Era un modo incasinato per studiare, ma sul suo cervello, a quanto pareva, funzionava. Udì due tassorosso farfugliare appoggiati con la schiena su una colonna e solo in quel momento, notò a qualche metro dietro di loro una studentessa con la cravatta del suo stesso colore e con lineamenti del viso già visti. Passò qualche secondo a fissarla, per poi riconoscerla come Azaria DeRossi, Serpeverde, facente parte della squadra di Quidditch della casata, come lei. Fu tentata di rivolgerle la parola, ma ci ripensò; Olive odiava conversare. Allora ritornò sulle righe del libro.
Azaria:
Pur avendo vissuto pochi anni in Italia, Azaria era fermamente convinta che il sangue italiano che le scorreva nelle vene contribuisse a farle amare quelle così rare e miti giornate di sole che costituivano la norma nella penisola di cui era originaria. Passeggiare al sole era uno dei suoi passatempi preferiti, ma non aveva tante opportunità di metterlo in atto. La scuola stava per giungere al termine e l’arrivo dei G.U.F.O. era sempre più prossimo: Azaria studiava con impegno affinché riuscisse a raggiungere risultati che avrebbero gratificato lei e la sua famiglia. Riteneva lo studio molto importante perché, sebbene il patrimonio di famiglia le concedesse di vivere di rendita, la ragazza desiderava diventare importante e spiccare nel mondo dei maghi adulti; era fermamente convinta che solo un’ottima preparazione avrebbe potuto spianarle la strada per realizzare al meglio i suoi scopi. Gli eventi di quei giorni non l’avevano minimamente scossa, dopotutto che cosa le importava se una piccola sanguesporco era stata trovata morta nei bagni delle ragazze? Aveva continuato a vivere la sua vita come se niente fosse successo, ma Azaria era fatta così: le distrazioni erano considerate fatali e minavano i suoi piani di eccellere a scuola. Proprio per questo motivo non era affatto una pettegola e tutto quello che sapeva l’aveva, suo malgrado, sentito raccontare nei corridoi, ma era ben consapevole che la storia venisse ingigantita e distorta di volta in volta. Era certa soltanto di un dettaglio: a ritrovare il cadavere della giovanissima Corvonero era stata la sua compagna di Casata, oltre che di squadra, Olive Hornby. Quel giorno, abbandonò puntualmente la lezione di Incantesimi, reggendo il grosso tomo tra le braccia e decise di recarsi in un luogo tranquillo per mettersi a studiare. Pur sapendo che era frequentato da altre persone, Azaria scelse il cortile interno perché la presenza degli altri non costituiva nessun disturbo: riusciva ad isolarsi a tal punto che quasi smetteva di udire tutto ciò che la circondava. Si accomodò elegantemente sul muretto ed appoggiò il libro al proprio fianco, attendendo qualche istante prima di cimentarsi nell’apprendimento. Mentre si guardava intorno notò due ragazzini appartenenti alla Casata di Tosca poco distanti da sé, ma abbastanza da udire le loro chiacchiere che, ovviamente, avevano per argomento la morte della Bolton. Si alzò quando, più avanti, intravide la figura di Olive. Non erano di certo affari suoi ed Azaria poteva benissimo non curarsene, ma aveva notato un netto cambiamento nell’atteggiamento della ragazzina. Forse avrebbe potuto aiutarla, non per suo bene, ma per il proprio: forse un giorno le sarebbe ritornato utile. Quindi le si avvicinò lentamente e, quando le fu vicino, sorrise amabilmente rivolgendosi a lei con un tono cordiale e gentile: « Hornby, vedo che abbiamo avuto la stessa idea di studiare all’aperto. » Si sedette sul muretto accanto ad Olive, facendosi silenziosa per qualche istante e fingendo di aver notato solo in quel momento i due Tassorosso chiacchieroni; alzò gli occhi al cielo ed abbassò la voce. « Ancora ti tormentano con la storia della morte di quella lì? Le persone sanno essere davvero idiote: l’hai ritrovata, mica sei stata tu ad ucciderla. Cosa avranno da guardare e bisbigliare così tanto, proprio non lo capisco. »
Olive:
La sua mente, da qualche minuto ormai, aveva solo memorizzato parole e date a casaccio, le più ripetute da entrambi i libri: Guerra dei Goblin, trasfigurare, 1200, scatoletta inutile, uccello, trasfigurare, attacco, Goblin, eccetera. Allora solo quando non ne potè più, sospirò seccata e sbattè lievemente il capo all’indietro, sulla colonna dov’era poggiata. Era tutto inutile: vedeva sprazzi di ricordi sul 13 giugno, sentiva le occhiate addosso e come se non bastasse, c’era una compagna di casata dietro due tassorosso imbecilli. Non riusciva a studiare, quel ch’era successo l’aveva sconvolta, ma Olive era così ostinata da non voler percepire quel pensiero, anzi, quel dato di fatto. Si poneva obiettivi utili solo a lei, e uno di quelli era finire gli esami, non tardarli per futili sciocchezze come volevano i professori, e di andarsene da quella scuola. Era legata a quel posto, ma quel che le serviva era un’estate di quiete. Aveva ancora la testa poggiata sulla colonna , rivolta verso l’alto ma con lo sguardo vuoto, quando le si avvicinò qualcuno con cui non s’aspettava di interagire. Raddrizzò la schiena e fissò accigliata un' Azaria che le veniva incontro; Olive osservò l’espressione della concasata mutare quando ella vide la quattordicenne: le sorrideva in un modo che qualcun altro avrebbe definito amabile, ma non Olive. Se c’era una cosa che le dava fastidio erano le persone che le sorridevano in quel modo, come se lei ne avesse bisogno o come se gli altri si aspettassero di essere ricambiati. Udì Azaria dirle qualcosa a proposito della loro decisione di studiare fuori quella mattina, ma la ragazzina continuò a fissarla in modo scettico. Quando vide Azaria sedersi accanto a lei, sul muretto, deglutì: Olive non la considerava una persona sgradevole, e doveva ammetterlo, sapeva giocare bene a Quidditch, ma con gli ultimi avvenimenti era molto raro che qualcuno le si avvicinasse di spontanea volontà per parlare. Quindi, le venne naturale pensare che Azaria volesse qualcosa da lei, a prescindere dal fatto che ciò potesse essere vero o meno. Ascoltò quel che continuò a dire, proprio su ciò di cui stavano parlando i figli di Tosca non lontano da loro. Olive allora inspirò con l’aria di una che aveva perso tutta la pazienza a disposizione; ragionò e decise che restare zitta l’avrebbe resa patetica. In effetti, il fatto che nessuno sapeva che era ella ad aver sempre maltrattato Mirtilla in un modo così disumano e allo stesso tempo divertente, aveva quella certa ironia malinconica. Se la scuola avesse saputo, allora i pensieri sarebbero cambiati e lei ci avrebbe rimesso: quella fortuna la faceva ridere. E i pochi che sapevano, non avevano il coraggio di parlare per pura questione di sopravvivenza morale. Tuttavia, quel “Ancora ti tormentano con la storia della morte di quella lì?” detto da Azaria, aveva quella punta di disinteressamento nei confronti della morte della Bolton, comune tra i serpeverde, ed era proprio quel qualcosa che le piaceva della sua casata: i nati babbani non avevano valore. Ma ecco che la morte di una di loro aveva sconvolto la vita di una serpe. « Sono le persone, ad essere fatte così. Non si divertono se non si fanno i fatti altrui, a quanto pare. E sembra proprio per via del colore della mia divisa che questi qua continuano a mormorare. Che urto. »
First meet
20 marzo 1943 Sala Grande Lucretia Black e Denis René M. Bennett
« Stupido. / Stupido / d'un Ignatius Prewett! » sibilò Lucretia Black.
Con il volto in fiamme per via dell'imbarazzo, la mora figlia di Arcturus Black III scese a perdifiato l'ultima rampa di scale che la separava dal portone d'ingresso della Sala Grande. Non appena mise piede sull'ultimo gradino, arrestò la sua corsa e, nervosamente, si scostò una ciocca di capelli dalla fronte; sembrava che stesse cercando di scacciare qualche brutto pensiero, piuttosto che qualche capello ribelle. In effetti, stava giusto cercando di dimenticare la scena cui aveva appena assistito; e, in particolare, l'enorme stupore dimostrato da Ignatius Prewett, quando l'aveva trovato in compagnia di una ragazza di Grifondoro. Molto probabilmente, i due stavano solo parlando, ma una parte di Lucretia — quella soggetta alla gelosia, evidentemente — non aveva voluto credere nemmeno per un istante a questa eventualità.
“Is this a first date, or what?”
27 marzo 1943 Hogsmeade Denis René M. Bennett e Kendeas Phoebus Greengrass
« Quindi ... mi stai chiedendo un /appuntamento/? » Fu questa la risposta del giovane alla proposta di Kendeas, con il quale aveva una relazione quasi stabile da più o meno tre mesi tenuta nascosta per prudenza. Un sopracciglio alzato e il tono basito di chi si sente preso in giro, ma non ne è del tutto sicuro caratterizzarono la reazione di Denis che, ben presto, si rese conto che quella del suo compagno era un'idea più che seria.
Merry Christmas
❛ Figlio mio, ricordo come se fosse ieri il primo Natale che abbiamo passato insieme ben diciannove anni fa e ancora oggi quella gioia immensa fa parte di me. Sei stato e sarai per sempre il più grande dono che la vita mi abbia mai fatto, nonostante tutte le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare. Spero che passerai un felice Natale anche se sei lontano dalla tua famiglia e che potrai conoscere tantissimi altri giorni come questo, anche quando io non sarò più qui ad augurarti buon Natale. Magari, in futuro, lo passerai insieme a tua moglie e ai tuoi figli perché nonostante tu dica di non volerti sposare ed avere una famiglia, io non ci credo. Ma sto divagando e devo ancora riferirti gli auguri di tutta la famiglia! Stiamo bene, anche se i tempi sono difficili, ma tiriamo avanti e non ci lasciamo scoraggiare da tutto ciò che si sente ultimamente. Per fortuna tu sei al sicuro ad Hogwarts: non me lo perdonerei mai, se qualcosa di brutto dovesse accaderti.
{Liz si trova a vivere tra due guerre, quella babbana che vede l'espansionismo nazista sotto la dottrina antisemita di Hitler che vorrebbe conquistare l'Europa, dall'altra l'espansionismo di Grindelwald che vorrebbe controllare l'Europa e i non maghi. Come vive questa situazione il tuo pg?
{ Il punto di vista di Elizabeth è quello di una vittima su entrambi i fronti, il vero problema è che lei è una a cui la parte della vittima non piace, non lo sopporta proprio.Da una parte, i suoi genitori anno sempre cercato di spiegarle cosa stesse accadendo fuori dalla porta di casa sin da quando era bambina; in particolare suo padre negli ultimi mesi amava raccontarle della cosiddetta Battaglia d'Inghilterra, la prima vera sconfitta da parte dell'esercito tedesco. Ricorda perfettamente il suo sguardo colmo di speranza mentre ne parlava e quello di sua madre mentre lavava le stoviglie tutta preoccupata. Era Agosto, Liz aveva terminato il terzo anno ad Hogwarts ed era in vacanza a casa della nonna con il resto della famiglia. Il clima non era dei più sereni, ma erano insieme e questo contava più del latente terrore dell'arrivo di un'altra ondata di bombe. Crescendo e leggendo Elizabeth ha capito che la guerra non era solo questione di attacchi aerei o marini, era una questione di ideologie folli che avevano avuto diffusione non solo in Germania, ma anche in diversi altri paesi del continente, e aveva scoperto che a differenza della vita - che vola via con un soffio di vento - le idee sono ben più difficili da combattere, refrattarie.Da un certo punto di vista, la dottrina nazista non la coinvolge più di tanto in quanto è cresciuta in una famiglia borghese di religione Anglicana e i suoi genitori sono sempre state persone rispettabili all'interno del paese. Qualche lontano parente è moto sul fronte, qualche vicino di casa, ma nessuno a cui tenesse davvero.
Parlare dell'opera di Grinderlwald, d'altronde, è tutto un altro paio di maniche. Tutti i bambini, arrivati a una certa età, vivono un periodo che Elizabeth di solito chiama "mangia o verrai mangiato". Tutti quelli che la conoscono possono affermare che, in generale, Liz è una ragazza gentile e generosa con tutti coloro che se lo meritano, è difficile litigarci ed è ancor più difficile odiarla - o almeno lei spera che sia così. Quindi, quando per la prima volta viene apostrofata come 'anoressica' e 'snob' a causa del suo fisico mingherlino e slanciato e del suo parlare un po' troppo formale, si limita a ignorare gli insulti e a tirare dritto per la sua strada. Ma una volta era in compagnia delle sue compagne di dormitorio, si stava recando a cena e un ragazzetto con la cravatta verdeargento le fermò nel bel mezzo del corridoio affollato. Elizabeth già stava cominciando a pensare ad una risposta definitiva con cui ribattere ad una delle solite prese in giro da parte di quello scocciatore, ma quest'ultimo con aria assolutamente disinvolta domandò cosa ci facessero lì. Andavano a cena, risposero e il ragazzo incalzò chiedendo chi avesse dato il permesso a delle 'fastidiose sangue sporco come loro' di frequentare una scuola dalla grande tradizione come Hogwarts. 'Sangue sporco' erano parole che Elizabeth aveva letto forse una volta da qualche parte ma che non aveva mai sentito pronunciare.
Inizialmente non si rese davvero nemmeno conto di quello che il ragazzino aveva detto, erano parole troppo pesanti, concetti troppo cattivi per la mente di un adolescente. Allora Elizabeth capì che quello che stava accadendo fuori, nel mondo babbano, stava cominciando anche lì nel luogo protetto e cautelato che era sempre stata la scuola. Tutt’a un tratto non era più una studentessa corvonero un po’ ingessata e dall’aspetto quasi mascolino, era diventata una specie di animale, di fenomeno da baraccone del tutto indesiderato. Quando Cameron ed Andrew raggiunsero l’età in cui in un modo o nell’altro la magia sarebbe sbocciata, Elizabeth non sapeva se temere di avere in famiglia altri nati babbani o se essere felice del fatto che i suoi fratellini avrebbero vissuto gran parte della loro adolescenza del luogo meraviglioso che era stata Hogwarts sino ad allora. Dall’incendio, comunque, Liz non ha più questo genere di preoccupazioni, putroppo, ma il suo modo di porsi con gli altri è profondamente cambiato. Innanzitutto coltiva il sogno (o l’incubo) di indagare personalmente sulla morte dei suoi cari e di ottenere quella che ritiene la sua giusta vendetta, inoltre è molto più chiusa e impacciata nelle interazioni sociali ma, soprattutto, è molto più severa con se stessa e con gli altri riguardo la propria e l’altrui condotta.