Pensione di reversibilità anche chi percepisce l’Opzione Donna?
Una Lettrice ha chiesto all'Esperto risponde se la pensione di reversibilità è compatibile con la pensione anticipata Opzione donna. In effetti, la misura è compatibile e in alcuni casi può ridurre la penalizzazione. Rispondiamo al quesito nel dettaglio.
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Ero scettica e sinceramente li immaginavo più bassi, i numeri di coloro che hanno optato per la cosiddetta Quota 100 introdotta recentemente.
Caposaldo del programma leghista (o meglio, salviniano), Quota100 è una via d’uscita anticipata dal lavoro, al fine di abbattere le conseguenze drastiche della famigerata ‘riforma Fornero’, per quanto il nuovo sistema sia cospicuamente penalizzante dal punto di vista economico (per i pensionandi come per le casse statali).
(A livello psicologico, la Legge Fornero è stata una sorta di devastazione nazionale. Ci sono coorti di lavoratori che si son visti serrare la porta del pensionamento finanche a pochi mesi dalla messa in quiescenza con il precedente sistema Dini. Mi spiace per la Professoressa Fornero, dal punto di vista umano e professionale, tuttavia è diventata uno dei personaggi (ex politici) più odiati e bestemmiati d’Italia.)
La voglia di fuggire dal lavoro degli Italiani pare superare qualsivoglia penalizzazione. Aggiungeteci il minuscolo (e un po’ farlocco) sostegno morale sui pensionamenti anticipati che libererebbero posti di lavoro per i giovani ed ecco che agli entusiasti quotacentisti viene offerta financo la giustificazione etica.
Le pensioni (il loro calcolo, la loro convenienza, la loro consistenza), tuttavia, sono un ginepraio. Specialmente per quanto riguarda i dipendenti pubblici, gli estratti conto (ex INPDAP, ora INPS) non sono aggiornati (a me personalmente, mancano quattro anni di registrazioni contributive). La beffa è che l’onere della prova sulle contribuzioni versate dallo Stato (e non rintracciate negli archivi) alla previdenza nazionale è a carico dei lavoratori. I ricorsi sugli errori riscontrati dai pensionandi sono estenuanti e il risultato è un campionario di libere interpretazioni da parte di giudici/commissioni/INPS. Sulla stessa vicenda contributiva possono convivere differenti decisioni con differenti (e penalizzanti) ricadute economiche sui lavoratori.
Nel 2018 l’erogazione di pensioni ha subito un calo di poco più del venti per cento (nel 2016 si attestò sul 34,6 per cento) (fonte: Corsera).
In Italia poco meno del 71 per cento delle pensioni erogate non supera i mille euro mensili. Il 75% delle donne pensionate non prende più di 750 euro al mese. (Fonte: Altroconsumo)
La gran parte dei pensionati italiani sta male. Le cronache sono piene di storie di pensionati che vivono di stenti, rubano cibo, muoiono di freddo. Eppure.
La notizia è che i lavoratori italiani over 62 - quelli con i requisiti - in massa stanno ricorrendo ai vantaggi temporali della Quota100, pur in presenza di importanti decurtazioni economiche.
Dall’analisi dei dati (esiste una mappa delle domande presentate), vien fuori: che, in proporzione, le domande di pensionamento quotacentiste provengono per lo più dal centro-sud; che la maggior parte delle istanze riguarda il settore pubblico (tra Quota100 e pensionamenti naturali, si stimano uscite per circa 600mila unità nei prossimi 4 anni) e segnatamente il comparto scuola; che alla prima decade del mese in corso le domande superavano il numero di 85mila; che la misura diventa vantaggiosa soprattutto per chi è in cassa integrazione.
Mi chiedo se il Governo avesse previsto tale platea.
Pur in presenza di forti penalizzazioni economiche, i lavoratori vogliono scappare dal lavoro. Siamo un popolo geneticamente sfaccendato e pigro? Ci siamo convertiti alla decrescita felice? Siamo ostinatamente ottimisti sulla nostra salute in vecchiaia? I nostri figli penseranno a noi?
A sentire (e leggere) storie di aspiranti quotacentisti, tuttavia, un dato svetta su tutti: l’ambiente di lavoro è corrosivo. Tutti gli ambienti di lavoro, nel pubblico come nel privato, logorano la vita delle persone e dalla crisi economica in poi la situazione è peggiorata costantemente.
Storie di malversazioni, demansionamenti, sfruttamento, tirannie e l’aver a che fare con capi (pericolosamente) incompetenti sono il più importante incentivo a ricorrere al pensionamento anticipato. (Ricordo che esiste anche la cosiddetta OpzioneDonna, per lavoratrici over 58 con oltre 35 anni di contributi al 31/12/2018.)
Era già nota la correlazione tra lavoro ed infelicità. Un grafico pubblicato dal World Economic Forum (un paio di anni fa) ci spiegava tale correlazione. Gli anni peggiori iniziano dopo i 40, quando si è pieni di responsabilità lavorative. Il picco negativo si raggiunge intorno ai 55 anni per risalire lentamente man mano che si avvicina la pensione e si va finalmente in quiescenza.
Io li capisco i teorici dell’allungamento dell’aspettativa di vita, ma a che mi serve vivere per lavorare di più se al lavoro sto male, anzi malissimo?
In Italia - come sempre, come al solito - si sta anche peggio. In Germania - che lì sì che capiscono - non vogliono perdere le professionalità dei lavoratori anziani e li coccolano con alcuni fringe benefits. Da noi no, e l’infelicità, il logorio, lo scoramento sono elementi di valutazione che pesano tantissimo sulla scelta di anticipare la pensione. A costo di diventare (più) poveri.
L’italia non è un paese per giovani, ma neanche per gli anziani. Le ZES stentano a nascere e non valgono per chi già abita un una di queste aree. Per questo ed altri motivi di natura economica e climatica, penso seriamente di trasferirmi in Portogallo, quando andrò in pensione. Tra gli altri motivi sicuramente entra a pieno titolo la circostanza quasi apocalittica della paralisi dei servizi pubblici (sanità in primis), con l’emorragia di lavoratori verso la pensione.
Il combinato disposto, tra promesse elettorali, deficit economico nazionale in peggioramento, blocco del turn over, invecchiamento demografico, fuga di braccia e cervelli per disoccupazione galoppante, condanna il nostro Paese.
Quota100 assieme con il Reddito di Cittadinanza, a causa delle risorse limitate che hanno a disposizione, cominciano ad appalesarsi quali illusioni, destinate, peraltro, solo a parte dei richiedenti.
Io, una soluzione, l’avrei: decretare sul miglioramento delle condizioni di lavoro (foss’anche abolire per legge i tratti comandosi, tirannici, in-competenziali e spocchiosi di certi capi/dirigenti) assieme con l’affiancare ai dipendenti (con stages pagati, con più servizio civile privo di limiti di età e soprattutto di raccomandazioni) quanti più giovani sia possibile, affinché sia garantita continuità, siano valorizzate le professionalità esistenti, non si traumatizzino le casse previdenziali e venga finalmente dato spazio a questa nostra disperata gioventù.
Lo so, lo so che c’è un abisso tra l’ideologia populista imperante (pochi, maledetti e subito) e la lungimiranza che si chiede ad uno statista (pazienza, formazione delle comunità, solidarietà).
Ho cominciato un corso di lingua portoghese. Sapevatelo.
Pensioni Quota 100, cosa succede con la caduta del governo?
L'apertura della crisi di governo porta anche delle incognite per quanto riguarda le due misure simbolo varate dal Governo Conte: Quota 100 ed il Reddito di cittadinanza. Se su quest'ultima c'è il veto del M5S, che ha fatto per anni campagna elettorale sulla riforma e non vuole vederla tagliata dopo un solo anno.
Situazione diversa per Quota 100, una riforma pensionistica voluta dalla Lega di Matteo Salvini, che in campagna elettorale aveva promesso di "superare la Fornero". I costi di Quota 100 sono elevati, un possibile governo PD-M5S potrebbe mettere in discussione la misura. Il responsabile economico del PD, Tommaso Nannicini, nei giorni scorsi aveva lanciato la proposta di lasciare Quota 100 solo per le persone che svolgono lavori usuranti e disagiati, questo permetterebbe un notevole risparmio per lo Stato a partire dal 2020. Questa voce non è stata però confermata dai diretti interessati, che in queste ore sono alle prese con il nome di Conte per il ruolo del premier.
Salvini ha continuato a fare campagna elettorale fino a poche settimane fa, proponendo Quota 41 per tutti come "passaggio successivo" a Quota 100, non suffragato però nemmeno dai suoi collaboratori, con Durigon, sottosegretario al lavoro, che in un'intervista aveva parlato di Quota 42 come "misura intermedia", la quale aveva comunque costi alti.
Quota 100: vantaggi e svantaggi
C'è da considerare che non tutti i cittadini in possesso dei requisiti pensionistici per Quota 100, cioè 38 anni di contributi e 62 anni di età, non hanno fatto domanda quest'anno. Il Governo Conte ha stimato una "perdita" di 100mila domande, considerando che finora ne sono arrivate 150mila e che a fine anno saranno circa 200mila, contro le 300mila previste a fine 2018.
In questo articolo avevamo messo a confronto i vantaggi e gli svantaggi legati a Quota 100, per cercare di capire come mai 100mila persone che avevano diritto ad andare in pensione, hanno scelto di proseguire la loro attività lavorativa. Se il governo PD-M5S registrasse un flop diffuso della misura, che comunque costa molto a livello statale, potrebbe decidere di tagliarla o rimodularla.
Il rischio di perdere consensi per PD e M5S
Dall'altro lato c'è il rischio per PD e M5S di perdere consensi tagliando Quota 100, che comunque ha un buon indice di gradimento nel paese, anche per le prospettive future, con le persone over50 che ora vedono più vicina la pensione, rispetto all'età della Fornero. È stata la stessa professoressa Fornero ad intervenire a favore della sua riforma, sostenendo che "a regime" con il sistema contributivo sarà il cittadino a scegliere quando andare in pensione, a fronte di un assegno inferiore per chi andrà in anticipo.
In questo scenario Quota 100 potrebbe rimanere, magari mantenendo il taglio effettuato di Tria a luglio, con una platea ridotta di 100mila cittadini, anche se così facendo si rischia che il prossimo anno qualcuno potrebbe rimanere fuori, qualora ci fosse una richiesta maggiore rispetto al 2019. In alternativa è possibile inserire una penalizzazione a livello di assegno alla riforma già votata, per disincentivare i cittadini che possono rimanere nella loro attività lavorativa.
Futuro incerto per Opzione Donna
Altro discorso per Opzione Donna, la misura pensionistica che permette alle donne con 35 anni di contributi e 58 anni di età (59 anni per le autonome) di andare in pensione, con un assegno molto ridotto. La misura deve essere prorogata per il 2020, essendo in scadenza al 31 dicembre 2019. Ha un costo non elevato ma comunque da considerare, intorno al miliardo di euro, da trovare nella prossima manovra di bilancio.
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Riforma pensioni 2020, Quota 100 costa 45 miliardi al 2028: troppo elevato
Quest'anno il governo giallo-verde ha effettuato un taglio sulle pensioni Quota 100 a luglio, "sforbiciando" un miliardo di euro dai 3,7 previsti, a causa delle richieste inferiori alle attese. Ma il costo sui dieci anni è forse troppo alto da sostenere per il Paese, per questo il rischio che Quota 100 venga cancellata dal prossimo governo PD-M5S è concreto.
Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ha tagliato i fondi a luglio per Quota 100, a fronte di 150mila domande, con una proiezione di 200mila a fine anno, contrariamente a quanto stimava il governo, circa 300mila.
Non solo c'è il rischio che il prossimo anno alcuni potrebbero rimanere fuori, proprio in virtù del taglio sulle nuove stime, che potrebbero però cambiare nel 2020, se tutta la platea facesse domanda ci sarebbero 100mila domande che potrebbero non venire accolte. Il rischio maggiore è la chiusura della sperimentazione di Quota 100, a causa del costo elevato sui dieci anni: 45 miliardi di euro di costo fino al 2028. Troppi forse, come ha più volte sottolineato la prof. Fornero, che ha speso spesso parole critiche su Quota 100, sostenendo che la pensione anticipata doveva avvenire in altre maniere.
Secondo le ultimissime notizie su Quota 100, il governo PD-M5S potrebbe mantenere la misura pensionistica solo per i lavoratori disagiati, a dichiararlo era stato il responsabile economico del PD, Tommaso Nannicini, parlando di possibili correzioni di Quota 100.
I numeri di Quota 100
Molte le misure che sono collegate a Quota 100, che vanno a pesare sul bilancio dello Stato per circa 45 miliardi in dieci anni.
Spese
2,7 miliardi - Il costo per il 2019 dovrebbe aggirarsi sui 2,7 miliardi, con il 29% in meno di domande ricevute rispetto alle stime iniziali.
18 miliardi - Questo forse è l'extra-costo che ha un maggiore impatto sulle finanze pubbliche. È dovuto all'adeguamento delle speranze di vita, che è stato sospeso dal governo fino al 2026. Secondo le previsioni ci sarà uno sconto di 11 mesi sull'adeguamento della vita, il che comporterà un innalzamento dei costi pensionistici pari a 18 miliardi di euro fino al 2028, con molti più persone che potranno accedere in anticipo alla pensione.
1,3 miliardi - Il costo di Opzione Donna per il 2019, dopo che è stata prorogata a fine 2018. Ancora non è chiaro se verrà prorogata per il 2020, con molte notizie che sono uscite in merito prima della crisi di governo, ma con il governo PD-M5S che dovrà decidere se prorogare o meno.
632 milioni - Questo il costo complessivo di Ape sociale, volontario e aziendale. Il meccanismo prevedeva una partecipazione attiva del cittadino che voleva accedere alla pensione in maniera anticipata, con un contributo dello Stato in maniera ridotto.
Risparmi
17 miliardi - Questo il maggiore risparmio, dovuto alla perequazione, introdotto fino al 2021, con un nuovo meccanismo di adeguamento delle pensioni sull'inflazione, che dovrebbe garantire un risparmio notevole fino al 2028 (effetto trascinamento).
755 milioni - Con il Contributo di Solidarietà verrà applicata una tassa dal 2019 al 2023 per le pensioni che superano i 100mila euro, le cosiddette "pensioni d'oro", con una riduzione dell'assegno che varia dal 15% al 40%.
128 milioni - Riscatto buchi contributivi, un impatto non esaltante per una misura introdotta nell'ultima legge di bilancio.
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Riforma Pensioni 2020 ultimissime, stop di Quota 100 con il governo PD-M5S
In queste ore si sta decidendo il futuro governo del Paese, con le trattative tra M5S e PD che inizieranno oggi, dopo che il Presidente Mattarella ha dato del tempo per trovare nuove alleanze, fino a martedì prossimo.
Ma a rischiare lo stop è la riforma pensioni di Quota 100, criticata sia dal PD che dal M5S e che quindi potrebbe essere cancellata. A darne conferma è uno degli esponenti PD addetti alle politiche economiche, Tommaso Nannicini, che si era occupato anche del programma elettorale per le elezioni politiche.
Una svolta nella politica economia e sociale
Secondo quanto riferito da Nannicini all'Adkronos, dovrà esserci una svolta economica e sociale dalle politiche del governo PD-M5S, per effettuare delle misure che siano sostenibili dal Paese.
Il punto chiave sulle pensioni Quota 100 lo affronta subito: "Molte scelte del governo giallo-verde erano frutto di compromesso - citando Quota 100 - anche se il Reddito di cittadinanza altro non era che l'evoluzione del nostro Reddito di inclusione", questa la posizione di Nannicini.
Dunque il Reddito di cittadinanza sarebbe salvo, anche se ci sarà la necessità di "monitoraggio per migliorarlo", ma il giudizio su Quota 100 è invece netto. Potrà rimanere solo per le persone disagiate e che effettuano lavori pesanti. Non è chiaro se ci sarà fin dal prossimo anno lo stop, oppure si attenderà la fine del triennio, come previsto dalla legge di bilancio 2019. Quello che è sicuro è che il PD non è disposto a rendere strutturale la misura, che costa molto a livello strutturale sui conti pensionistici.
Le proposte del PD al M5S riguardano la riduzione del cuneo fiscale per aumentare gli stipendi, un cambiamento di Quota 100 da lasciare per i più disagiati, un controllo maggiore sui contanti per combattere l'evasione, rivedere il Reddito di cittadinanza sul metodo di attribuzione, rendendolo più vicino al REI.
Rimane l'incognita proroga Opzione Donna
L'esponente del PD non ha parlato della proroga di Opzione Donna, che costa meno di Quota 100 e che va rinnovata per il 2020, visto che ad oggi scadrà il 31 dicembre 2019, non permettendo alle donne nate nel 1962 di andare in pensione il prossimo anno. Considerando il costo inferiore, è possibile che si riesca ad inserire in manovra di Bilancio 2020, anche a fronte di un taglio o ridimensionamento di Quota 100, che era considerata a rischio già dai giorni scorsi.
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Pensioni 2020, ultimissime: si dimette Conte, rischio per Opzione Donna e Quota 41
Si è dimesso nella giornata di ieri il premier Giuseppe Conte, con oggi che sono previste le consultazioni al Quirinale dalle ore 16 (il calendario dei ricevimenti di Mattarella), e questo potrebbe avere dei risvolti importanti nelle riforme sulle pensioni per il 2020, come la proroga di Opzione Donna e Quota 41.
Il problema principale riguarda le promesse fatte dal governo Conte, che riguardavano la proroga di Opzione Donna per il 2020 e la realizzazione di Quota 41 per tutti, in modo da rendere più facile l'accesso alle misure pensionistiche, come aveva più volte detto Matteo Salvini.
Rischio sulla proroga di Opzione Donna per il 2020
Al momento Opzione Donna è valida fino alla scadenza prevista del 31 dicembre 2019, termine per il quale è possibile fare domanda se si sono raggiunti i requisiti necessari (58 anni di età, 59 per le autonome, e 35 anni di contributi).
Per quanto riguarda il 2020 non si è ancora prorogata la riforma pensioni, dunque dal prossimo anno potrebbe non essere possibile per le donne nate nel 1962 andare in pensione con 35 anni di contributi. Molte cittadine stavano attendendo la proroga di Opzione Donna, con il CODS (Comitato Opzione Donna Social), presieduto da Orietta Armiliato, che da sempre sostiene il rinnovo fino al 2023, ma non ha mai ricevuto garanzie concrete dal governo Conte.
Ora che il governo è caduto, c'è un nuovo problema per il 2020, anno che sembrava già "risolto" dopo le dichiarazioni di Durigon, che parlava della proroga come "già fatta" e prevista nella prossima manovra di bilancio. Bisognerà capire chi sarà a fare la nuova manovra e quali saranno le intenzioni del prossimo governo, che potrebbe essere tra PD e M5S, con l'obiettivo principale di evitare l'aumento dell'Iva, il che potrebbe comportare il "sacrificio" di alcune misure, come anche Opzione Donna.
Quota 41 per tutti per ora non è sul tavolo
Nonostante le numerose promesse di Salvini e della Lega, ora con la caduta del governo non si tornerà a parlare di Quota 41 per tutti, se non in ambito di campagna elettorale. Salvini ha avuto la possibilità di fare la manovra 2019 e si è dovuto scontrare con i conti pubblici: difatti una misura come Quota 41 peserebbe ancor di più sulle finanze dello Stato, come aveva fatto capire anche il sottosegretario Durigon, che aveva accennato ad una "Quota 42" per mancanza di fondi.
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Pensioni, ultimissime news Opzione Donna e Quota 41: critiche a Salvini
Non è piaciuta a molti la mossa di Matteo Salvini di "chiamare" la crisi di governo, creando uno stallo istituzionale che potrebbe compromettere importanti misure per gli anni a venire. Soprattutto dal lato pensionistico, molti stavano aspettando le ultime notizie su Quota 41 ed Opzione Donna, che, ricordiamo, deve essere rinnovata per il 2020 ed al momento è in scadenza al 31 dicembre 2019.
Nei giorni precedenti alla crisi il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, aveva aperto sia alla proroga di Opzione Donna al 2020, ma anche ad una possibile Quota 42, una misura "intermedia" per migliorare Quota 100, che quest'anno non ha ricevuto le domande sperate dal governo, fermandosi a 150mila, con proiezione a 200mila a fine anno, rispetto ad una stima di 300mila domande che aveva fatto il Governo. Per questo motivo il ministro Tria ha già tagliato Quota 100, adeguando la platea alla proiezione di 200mila domande, e dunque mettendo un po' a rischio le domande di Quota 100 del 2020.
Le critiche del CODS a Salvini
L'amministratrice del gruppo Comitato Opzione Donna Social, Orietta Armiliato, ha commentato le vicende di politica seguenti la crisi di governo aperta dalla Lega, soprattutto in ottica pensioni: "Dopo essere andati al governo non hanno smesso di fare campagna elettorale, figuriamoci ora che c'è la possibilità di andare alle urne cosa potrebbero promettere per avere maggior consenso".
La critica alla Lega, ma anche agli alleati del M5S, è diretta, viste le promesse in ambito pensionistico che sono state fatte e che ora con la crisi di governo rischiano di saltare. Soprattutto Opzione Donna, che dovrà essere rinnovata nella prossima manovra di Bilancio 2020, che però ancora non è chiaro da chi verrà fatta.
Ma in generale molti utenti se la sono presa con il governo Conte ed il vicepremier Salvini, che più di tutti ha spinto su Quota 41 per tutti, la misura che avrebbe dovuto "abrogare" la Fornero, garantendo una pensione di "anzianità", come l'ha definita proprio la Fornero, a tutti i cittadini.
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Pensioni Quota 100, ultimissime news: cosa succede con la crisi di governo?
Con la caduta del governo si rischia qualcosa per le misure pensionistiche del prossimo anno? Ieri si è aperta la crisi di governo, con Conte che ha tenuto una conferenza stampa ufficializzando le elezioni anticipate, dopo la richiesta di Salvini di andare al voto.
Quota 100 è stata approvata nella scorsa manovra di bilancio, ma è stata poi modificata in corso d'opera dal ministro Tria, a luglio, con la manovra correttiva per evitare la procedura di infrazione. Il taglio si è reso necessario per abbassare il deficit stimato dal governo nel Def, soprattutto grazie al calo delle domande ricevute per Quota 100. Ma questo significa che se il prossimo anno ci dovrebbe essere un "boom" di richieste, non tutte potrebbero essere soddisfatte.
Rischio stop per Quota 100
Infatti nella manovra di bilancio era stato inserito un meccanismo di "stop" sia per Quota 100 che per il reddito di cittadinanza, se le domande avessero superato i fondi messi dal governo. Lo scorso anno i fondi messi per Quota 100 erano 4,5 miliardi, utili per soddisfare la stima di domande di circa 300mila persone, che avrebbero potuto chiedere la pensione anticipata.
Siccome quest'anno le persone saranno 200mila, con 150mila domande arrivate finora, il governo ha tagliato un miliardo su Quota 100, taglio che si protrarrà anche il prossimo anno, anche perché non è chiaro ancora chi farà la prossima legge di bilancio, dove si potrebbe reinserire il miliardo.
Questo vuol dire che se si tornasse alle stime iniziali del governo, con 300mila persone che avrebbero diritto alla pensione, significa che 100mila persone rischierebbero di rimanere fuori, perché una volta esauriti i fondi si attiverebbe la "clausola di salvaguardia" su Quota 100.
Rischio proroga Opzione Donna 2020
Anche Opzione Donna è a rischio, con il sottosegretario Durigon che aveva assicurato che sarebbe stata prorogata al 2020, con ora che è in scadenza al 31 dicembre 2019, ma con la caduta del governo non potrebbe esserci la proroga della misura, chiudendo lo spazio quindi per le donne che il prossimo anno avrebbero raggiunto la quota di 58 anni e 35 di contributi.
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