La tecnica contemporanea secondo il filosofo Gianni Vattimo
Il pensiero debole è una filosofia cerca di non prendersi troppo sul serio per non avere troppe angosce. Un pensiero consolatorio, ma è una delle componenti del discorso che è stato portato avanti per anni dal filoso Gianni Vattimo: play down, ovvero, non drammatizzare tropo il senso dell'esistenza
Dopo un professore estremamente drammatico, Luigi Parison, convinto che l'esistenza umana sia una lotta continua sulla scia di Kirkegaard e delle sue ricerche arriva a intraprendere la sua personale e contrapposta visione della vita.
Quasi per contrappasso le nuove filosofie del 900 si basano sul consumo degli assoluti.
Il titolo con cui il filoso inizia il suo percorso è il saggio di Walter Benjiamin “L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica”. Da arte a politica, il tema sono i tecnici e l'impatto sul risultato delle azioni contemporanee.
La questione della tecnica è sempre stato un affare da filosofi, che permeava nella teorizzazione del secolo scorso. Dentro il mondo nel quale siamo calati, la presenza della tecnica è un'innovazione propriamente tecnologico che risulta giovane, recente, attuale in quanto emersa nel secolo scorso. “Il dispositivo” è una presenza basilare nel mondo della globalizzazione, che Vattimo definisce come “integrato” e connesso, più “intenso”, dove tutto assume delle dimensioni generali e pubbliche.
Allo stesso modo oltre alle cose anche le persone sono sempre collegate, e allo stesso tempo tutti sono chiamati a sostenere il sistema rendendolo corresponsabile.
Questa condivisione porta anche ad una maggiore connessione con le variazioni storiche: quando tutto cambia, cambia per tutti. La modalità del cambiamento globale esistenziale è estremamente connessa alla questione della tecnica e proprio per questo la filosofia novecentesca se ne occupa;
tecnica e connessione si traducono anche in un diverso impatto del controlla che diventa maggiore, più alto e potente. Pur non consapevoli siamo inseriti all'interno di un programma di controllo e registrazione che è praticamente un controllo assoluto, ecco cos'è il mondo tecnico. Sdrammatizza Vattimo, con una barzelletta sul regime sovietico, ma la serietà del discorso e la pragmaticità delle situazioni descritte sottolineano un punto di vista inquietantemente reale.
Agire secondo l'ordine esistenza è un atteggiamento pericoloso: “se sei forte puoi vincere , ma al contrario si tratta di perdere”. Si tratta di sottostare al sistema, rispettando quelle regole morali che non sono però naturali, laddove sono state imposte dalla società. Ciò che ci appare naturale è quello che si condivide naturalmente, appunto, con una certa comunità, ma non ciò che viene imposto e trasmesso contro l'istinto e la condivisione. L'unico principio quindi al quale risulta naturale rispondere è “ama il prossimo tuo”, nell'ottica del rispetto, della convivenza e della condivisione. Tutto il resto è imposizione e allo stesso modo lo è la tecnica che ci obbliga a seguire comportamenti per noi non naturali e non etiche.
Conclude con un tocco di leggerezza il grande filosofo, elogiando la creazione e soprattutto la partecipazione ad eventi come questi capaci di creare spazi di condivisione e scoperta per vivere realtà spontanee, tirando fuori la testa dal magma nel quale siamo inseriti normalmente. Esistere, ecco come lo definisce Vattimo.
















