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《Ma io, che sono esiliato, destituito d'ogni grazia e così disperato che non c'è terra, nè acqua, nè fuoco, nè aria, nessuna creatura al mondo che possa aiutarmi e darmi conforto, io non posso far altro che languire nella disperazione e nello spasimo. Addio vita, piaceri e felicitá! Ah, perchè la gente si lamenta della divina provvidenza o fortuna che spesso e volentieri, in un modo o nell'altro, dá molto più di quanto si riesca ad immaginare? Uno desidera la ricchezza, e questa gli provoca la morte o una grave malattia; un altro vuol uscire di prigione, e viene assassinato dai suoi stessi servi in casa sua. Infiniti sono i mali che noi stessi ci procuriamo. Non sappiamo neppure noi che cosa vogliamo: ci comportiamo come tanti sorci ubriachi, sappiamo d'aver una casa, ma non troviamo mai la via giusta per arrivarvi e continuiamo sempre a ruzzolare. Ecco come ci comportiamo a questo mondo. Corriamo dietro alla felicitá, ma quasi sempre ci sbagliamo. Tutti quanti dobbiamo ammetterlo, e specialmente io, che mi credevo ed ero certo che, se solo avessi potuto fuggire di prigione, avrei toccato la gioia e la felicitá perfetta: e invece eccomi esiliato dal mio bene. O Emilia, se non posso più vederti, sono spacciato e per me è finita!》













