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Play of Brooklyn
Sink into the Bright Blue (Bright Blue ni Shizumu) by Parua
Bright Blue ni Shizumu
Kenya Landslides Kill At Least 34 Persons
Kenya Landslides Kill At Least 34 Persons
Kenya is experiencing devastating floods and mudslides in its western counties where at least 34 persons have died.
Interior minister, Fred Matiangi, says the villages of Takmal, Parua and Tapach in the West Pokot county are mourning the deaths of 29 persons who were killed in the mudslides.
West Pokot county commissioner, Apollo Okello has reported five others were killed between the towns of…
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2017/12-2018/01 パルア Parua
Il bambino che vinse Venezia (e probabilmente la salvò) /10
- Prima prendi il bicchiere sul tavolo: è pozione magica, ha sempre curato tutti gli impauriti – disse il Generale Tuttoconsonanti a Luigino, che si era seduto sulla sedia di legno guardandosi intorno circospetto. Il bicchiere era pieno di un liquido color del te, ma l’odore era ben diverso. Con una buona dose di grinta il bambino riuscì a scollarlo dal tavolaccio appiccicoso a cui si era incollato; trattenendo il respiro ne tirò giù il contenuto con una golata: una vampa urticante lo avvolse, lasciandolo muto per qualche secondo.
- Slivovica! Forse sei piccolo per grappa, ma io credo che per quello che ti aspetta sia un buon toccasana, vero?
- Mmh mmh… – riuscì a malapena a sfiatare Luigino: 50 gradi di alcool in un corpo di otto anni e mezzo non consentivano una fonazione adeguata.
- Allora, Sindaco mio, è il caso che ti spieghi quello che io so. Sono finito qua giù molto tempo fa, ma qui sotto il tempo non ha lo stesso senso che da dove vieni tu. Qui tutto rallenta, ti sembra che sia Venezia uguale a quella di sopra, ma i giorni non passano. E sai perché? Perché qui regna colui che nessuno ha mai visto: il Grande Rovescio. Sai cos’è Grande Rovescio?
- No, signore. Forse il me stesso che ho incontrato prima? – disse finalmente Luigino, a cui la testa girava per la grappa croata e per quei maledettissimi giorni che stava vivendo.
- Lui è l’aiutante; il Grande Rovescio si serve di lui per conquistare tutti quelli che qui finiscono. Ora proverò a spiegarti con una metafora: spero di conoscere sufficientemente la tua lingua per farti capire.
Molti di noi, crescendo, diventano come un sasso. Hai presente sassi? Grandi, piccoli, ruvidi, lisci… sassi. Tutti credono di diventare IMPERMEABILI. Pensano che il mondo non li romperà mai. Pensano di essere diventati indistruttibili. Pensano che resisteranno a ogni cosa, perché un sasso non è PENETRABILE: tutto gli scorre sopra, ma niente ci può più entrare. E più la vita è difficile, più tu diventerai un sasso. Ma il problema del sasso, quello lo sai qual è?
- No, signore. Che non pensa?
- No, piccolo Luigi. Per evitare di essere una spugna, il sasso non si accorge che il vero problema è quello che gli sta intorno: un sasso si sposta facilmente, l’acqua lo trascina dove meglio crede, le radici lo avvolgono stritolandolo, altri sassi che gli cadono addosso lo rovesceranno giù dalla montagna. Tu pensi di essere finalmente solido e autosufficiente, invece sei in balìa del resto del mondo. Qui sotto è pieno di uomini-sassi: persone che da dove vieni tu hanno scelto di chiudersi in sé stesse e di rifiutare il mondo, ma che sono state rapite dalle radici che ora le avvolgono. Il Grande Rovescio le ha catturate, e una mattina si sono ritrovate qui sotto ormai ricoperte di una buccia che le sposta e le gestisce a suo piacimento.
- Non capisco, signore. Come “una buccia”?
- Tu sei bambino, ed è difficile da capire. Quando le fatiche della vita diventano enormi e ti sembrano insormontabili, crescono in te sentimenti che ti rubano la capacità di scegliere: la paura, l’angoscia, la tristezza, il panico ti avvolgono e decidono per te; come una buccia: non vedi quello che c’è fuori. A poco a poco sei quasi FELICE di sentirti così, perché anche se sei più debole crederai che lo stare male ti renda più forte: è la buccia che ti sta imbrogliando, ti tiene al calduccio dentro di sé e ti senti al sicuro. Il Grande Rovescio ha trovato un varco tra questo mondo e il tuo mondo, da cui rapisce chi è in preda alla buccia; la persona che tu hai visto, uguale identico a te, serve al Grande Rovescio per mostrare a chi finisce qui sotto che in realtà vivere qui è meraviglioso, il tempo si ferma, non ci sono problemi. E intanto ti sfrutta, ti governa, porta qui sotto enormi fette di Venezia: vuole rubare il mondo in superficie per portarselo giù e dominarlo. È bravo a parlare, vero? È uguale a te in tutto, vero? Non è così! Serve a ricordarti com’eri bello quando eri felice e a non farti vedere quello che stai diventando! Guardati, ora che hai bevuto Slivovica magica, guardati in quello specchio.
Luigino si voltò verso destra: un vecchio specchio macchiato dall’età lo stava riflettendo per quel che era diventato. Le orecchie si erano allungate formando delle girandole pelose sopra la sua testa. Le mani erano enormi, gonfie, di un blu talmente squillante che lo fece strillare.
- SILENZIO! Volete che sfondino la barriera di poesie?? – urlò da dietro una porta nell’angolo una vocina femminile: lo scroscio di uno sciacquone diede un retrogusto ridicolo all’arrabbiatura del tono. La porta si aprì e ne uscì una ragazza di forse vent’anni, avvolta in un tutù rosa che faceva sembrare il suo corpicino esile quello di una grossa matita coperta di tulle.
- Le ho trascritte a memoria facendo una fatica del diavolo, le ho scelte per incutere soggezione con la loro forza alle bucce qui fuori: almeno abbiate il buon gusto di non rovinare il mio lavoro così!
- Scusa, davvero… - rispose costernato Luigino. – Chi sei? Sei dei buoni, vero?
Lo scricciolo in tutù rise di gusto.
- Sì, sono “dei buoni”. E se tu sei il Sindaco di cui mi ha tanto parlato il mio fidanzato, beh, siamo a posto!
- Perché? Scusate, capisco che probabilmente vi aspettavate qualcuno di diverso, ma io non so nemmeno cosa dovrò fare! Vi devo portare fuori di qui? Ma come, cavoli, non so nemmeno come sono caduto qui sotto, e non capisco cosa sia questo Grande Rovescio, e non voglio salvare tutti, e…
- Calma! Calma, ragazzino. Nemmeno noi lo sappiamo. Né io né il Generale. Lo sapeva solo Io, che doveva comunicartelo lassù. Ora tu sei qui, Io è là e io ho una paura maledetta che tutte le nostre speranze andranno in fumo!
- Su, Lei, Io ce la farà lo stesso – tentò di consolarla il Generale appoggiandole una mano sulla spalla.
- Lei? Saresti tu? – chiese Luigino.
- Sì, sono io. Mi chiamo Lei. Bel nome, vero? Così mi ricorderò sempre che ci sarà qualcun altro oltre a me. Sono costretta a pensare agli altri ogni volta che qualcuno mi nomina. Ma il problema è un altro. Dobbiamo parlare con Io. E per farlo dovremo uscire di qui, raggiungere il Condotto Acustico senza farci scoprire dall’aiutante e sperare che Io sia lì ad aspettarci.
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