Quelle cose che sai di non dover fare, che nemmeno ci credi, eppure. La mia è la gerarchia dei dolori, che è una roba che mi legittima un piedistallo triste, che non dico assai, ma potresti rifletterci qualche volta su quello che sto passando invece di. Io però davvero non lo voglio fare, e per non farlo stronco il problema sul nascere: nell’istante in cui lo penso, nessuna comunicazione, fermate tutto che devo scendere, prima delle spalle al muro. Ho chiesto aiuto un po’ di volte - è difficile, ma sapevo di doverlo fare e ci credevo pure. Non è stata una bella esperienza, è andata sempre male, o forse pure peggio perché una volta che la parola è uscita dalla bocca la ghigliottina è stata spolverata e la lama è su, rullo di tamburi, che fai - non mi costringere a farlo. Melodrammatica, irriducibile e costretta, taglio la corda in tutti e due i sensi, perché non sono così, lo dico a tutti, sto male, incapace, non ne esco. Invece è pure normale che mi vedano capace, libera, forte. Quando la lama cade pensano che sia una scelta di forza e invece sono solo io che non trovo matematiche vie di uscita, se aveste anche solo chiesto, nemmeno implorato, sareste più liberi di me, principessa delle spiegazioni. Al netto dei principi e nostra signora dei numeri e dei segni, i vostri desideri e bisogni sarebbero sempre prima di me, sarei così, potreste prendere tutto. Quello che resta, almeno, che è pur sempre tutto.














