Navigli
Passeggiamo sui navigli, mano nella mano, ci confondiamo nella folla. Sento una leggera pressione del tuo pollice sulle nocche. “Mi ricordi una ragazza che conoscevo, te l’ho mai detto?”. Ho scosso la testa. “Anche lei era come te”. Avevo il cuore in gola. Dici sempre che sono unica. Ho appoggiato la testa sul tuo braccio. “E com’era?”. Ti si sono illuminati gli occhi, e per un attimo ho odiato la ragazza che ha suscitato quel sorriso, ma volevo che me ne parlassi. “Era come te… diversa”. “In che senso?”. Hai riso. “Si preoccupava di tutto tranne che del giudizio degli altri. È una qualità che apprezzo molto”. “E adesso dov’è?”. Alzi le spalle “Non lo so. Si è trasferita. Aveva tutta la vita davanti e poteva raggiungere qualsiasi obiettivo, proprio come te. Dubito che si ricordi ancora di me”. Chi mai potrebbe dimenticarti? Mi sono chiesta, mentre guardavo davanti a me “Perché non dai pace a quelle pellicine?”. Ho l’abitudine di martoriarmi la pelle intorno alle unghie. Mentre pensavo alla risposta, grattandole un po’ di più, osservo il cielo grigio. Alla fine ho detto “Perché nessuno me lo impedisce”. “E se te lo impedissi io?” “Tu fumi” ho replicato. “Per me è diverso, io sono…” “Sei cosa? Più grande? Ipocrita?”. Mi hai ignorato “Non farmi la predica, per favore” ho brontolato. “So che non ti piacerà quello per sto per dire, signorina Indipendenza. E non sono nemmeno certo che non piaccia nemmeno a me, a essere sincero. È solo che… a volte vorrei che fossi piccolissima per poterti tenere in tasca e prendermi cura di te. Ecco l’ho detto” hai chiosato con un sospiro teatrale. Ho affondato il viso nella tua manica, cantilenando “Disgustoso, disgustoso, disgustoso”. Ma ti eri sbagliato. Quella frase mi è piaciuta. Molto… E tu, tu sei la prova che io sono come tutte le altre. Perché mi sono presa una “cotta” per te, se così si può dire.











