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Non si è cancellato purtroppo. Che te devo di’?
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Non si è cancellato purtroppo. Che te devo di’?
[ogni tanto]
(Ogni tanto vado ancora a leggere i cazzi tuoi su FB - anche tu lo fai d'altronde, e sì ho comprato casa, hai capito bene - e mi fa piacere che ci piacciano ancora le stesse cose. Sì, se ci parlassimo ancora the nigh of sarebbe una di quelle cose di cui discuteremmo entusiasti).
Stavo scendendo le scale per uscire da scuola, e ti ho vista. Al solito sapevo già che eri lì. Ma oggi è stato diverso. Non ho fatto la cogliona, non ho perso tempo vicino a te facendo la vaga, non mi sono avvicinata, non ti ho neppure salutato. Sono rimasta là, mentre gli altri si affrettavano e scappavano a casa, sola al primo piano, appoggiata al corrimano. Ti guardavo. E cazzo. Eri di profilo e osservavi fuori dalla finestra prima la strada, poi il cielo. Riservavi quel tuo sguardo stupendo al mondo là fuori, e la cosa assurda e divertente, è che non ti rendevi conto che c’era un cuore che batteva solo per te, nemmeno sei passi dietro.
Oggi un ragazzo mi ha preso da parte e mi ha detto:
«Senti. Sai che devi fare adesso? Entri in un fioraio a caso e bum, le fai un fottuto mazzo di fiori. Sì. Glieli dai. Buttati! Sei giovane, buttati e basta.» Non capisce. Non si immagina neanche tutte le cose che ho pensato di farle. Non sa che torno a casa e aggiungo un nuovo titolo alla lista di canzoni che vorrei metterle in un cd. Non sa che torno a casa e aggiorno quel cazzo di diario con una nuova poesia scritta pensando a lei. Non sa che ho una pila di disegni che vorrei darle. Non sa che ho un fioraio sotto casa e ogni maledetta mattina, camminando per andare a scuola, fisso quelle rose prive di ghirlande e futili decorazioni, lì, ad appassire, con la fottuta voglia di prenderne una e dargliela immediatamente. Che rimango con quel rimpianto durante tutta la giornata. Non sa che significa non poter amare una persona, perché donna come te, perché più grande, perché fidanzata, perché altre tremila cose. Non sa che nei miei sogni mi butto, ogni istante, ogni attimo. Non sa quante volte ti ho stretto la mano. Quante volte ho ballato con te sotto stelle e luna. Non sa quante volte ti ho riscaldato. Non sa quante volte mi si è mozzato il fiato davanti un tuo sorriso da me provocato. Non sa quante volte ti ho baciata. Non sa quante volte sono rimasta ad ascoltare il tuo respiro mentre dormivi avvolta dalla notte e dal firmamento. Non sa quante volte ho avuto la possibilità di amarti. Lì, sempre lì. Dentro una mente che ormai appartiene più a te che a me.
Riesci ad addormentarti la notte?
Ti immagino. Cena in solitudine, con la cucina illuminata da una candela. Bicchiere di vino rosso in mano, gambe accavallate, ancora vestita. Ecco, se fumassi, ti immaginerei anche con una sigaretta in mano, intenta a lunghe boccate, mentre il fumo rimane sospeso nella penombra. Poi ti spoglierai, andrai a letto, accenderai la tv e ti vedrai Crozza. Ti farai qualche risata o qualche sorriso. Poi spegnerai le luci. Ti abbraccerai il cuscino, cercherai freschezza o calore tra le lenzuola.
Se non ti addormenterai subito, comincerai a pensare. A pensare, pensare, pensare. Se è stata una giornata felice o spensierata, ne vivrai nuovamente ogni singolo attimo. Altrimenti, ti darai ad altri pensieri. Quelli che non ti fanno dormire, quelli che a persone meno forti di te - o che sono state forti per tanto e troppo tempo - fanno scendere lacrime e inumidire il cuscino. Quei pensieri, insomma.
Ecco. Adesso, dimmi: cosa preferiresti che ti leggessi?
Hemingway? Dickinson? Wilde? Baudelaire? Leopardi? Shakespeare? Polidori? Rimbaud? Keats? D’Annunzio? Pascoli? Verlaine? Saffo? Whitman? Levi? Merini? Byron? Shelley? Ibsen? Petrarca? Neruda? Douar? Blake? Hugo? Poe? Goethe? Flaubert? Scott? Bertrand? Foscolo? Dante? Gray? Catullo? Novalis? Maupassant? Seneca? Crane? Villon? Blath? Storm? Barlow? Nicandro? Schober? Anfide? Tolkien? Caucher? Wergeland? Collin?
Fai tu. Perché alla fine non importa quale sceglierai, se tu vivi in ogni poesia, in ogni autore, in ogni frammento di tutto ciò che è stato mai scritto.
E per un attimo, si perse il suo sorriso.
Anche le anime come i corpi hanno un sesso, e nell’amor platonico stanno faccia a faccia e guardandosi eternamente si rimandano senza toccarsi, torrenti di luce e di calore. Due astri che girano nella stessa orbita, che non si toccan mai; che sorgono insieme con una stessa alba, che collo stesso tramonto svaniscono e sfumano nella grande voragine dell’infinito.
Paolo Mantegazza
(Ogni tanto, sempre più di rado ormai, mi capita di leggere una cosa che vorrei condividere con te. Perché è fatta di quel tipo di umorismo nerd che ti farebbe ridere, perché parla di una serie che sapevo amassi o di un regista di cui vedevi tutti i film. In quei momenti lì mi rendo conto che sei forse l'unica persona al mondo di cui io son stata molto innamorata e per cui non provo nessun rancore, verso cui non provo nessuna rivalsa. Spero solo che tu stia bene, che tu sia felice come ho sempre voluto che fossi e che questa avventura nuova che ti è capitata sia bellissima come dovrebbe essere)