Ho un’irrefrenabile impulso di scriverle e sto cercando in tutti i modi di placarlo

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Ho un’irrefrenabile impulso di scriverle e sto cercando in tutti i modi di placarlo
Ma alla fine va bene così.
Perché lui è stato quella persona che anche se avevi una giornata no senza saperlo ti scriveva qualche stronzata e ti faceva tornare il sorriso.
È quella volta che ci siamo sentiti al telefono fino alle 9 del mattino senza essere stanchi.
È parole.
È lui, che parla con ogni passante.
Lui, che se vede una chiesa e ci deve entrare.
È lui, che ti racconta l'architettura romana con aneddoti e battute.
È corse fuori dalla metro perché devi pisciare che quasi non ce la fai più.
È un "falla dietro ad una macchina" in mezzo a Roma come se fosse normale.
È lui che cucina l'amatriciana per tutti.
È corse sui ponti di Venezia perché ha scordato le valigie in giro.
È battute e prese in giro, è lui che ti racconta stronzate come fossero vere per poi prenderti in giro perché sei una credulona.
È lui, che si arrabbia e va in mezzo ai campi di pannocchie.
È fare sesso nei luoghi più impensati.
È lui, che ti capisce sempre.
È lui, che anche se non te lo dice capisce molte cose di ciò che sei.
È la camminata fino a piazza San Marco.
È ad ogni bacaro di Venezia: "scusa ma fate le ombre?".
Lui, che litiga con il controllore perché ci stiamo baciando e non abbiamo la mascherina.
È lui che si distrae e sbaglia fermata.
È la pizza sul letto dell'hotel.
È il vino alle 10 della mattina, "la colazione che fanno i veneti."
È lui, che quasi ti fa chiudere dentro all'orto botanico perché è un testardo.
È il Colosseo e le litigate ai Fori Romani.
È fare la pace sugli autobus.
È l'orgoglio e l'arroganza.
È il bacio dato all'improvviso solo per vivere un po' di più.
È stare seduti su una panchina agli aquedotti romani con il tramonto.
È il giardino giapponese.
Il cibo cinese sotto casa.
È lui che discute con il vicino di casa da ubriaco e dopo che hai calmato la situazione ti dice "ma io volevo litigacce"
È sbagliare ma esserci sempre.
È i baci in metro con la mascherina.
È il prendermi in braccio in mezzo a Roma.
È l'addormentarsi abbracciati guardando i pinguini di Madagascar e fare sesso guardando Aladdin.
È lui, che incantato guarda gli affreschi di San Paolo.
È le foto dei nostri gatti.
Tu, che lo chiami topo di città e lui topina di campagna.
Lui, che cambia il tuo soprannome in psicotopina perché dice che sei una psicopatica.
È lui, che guarda Roma e pensa a tutti i posti in cui vorrebbe portarti.
È le risate.
La spensieratezza.
Le corse sotto alla pioggia perché a Trastevere non piove ma al Flaminio c'è il diluvio.
È le sigarette in macchina, bagnati, ascoltando "ci vogliamo bene".
È i vuoti.
Le parole non dette e che non abbiamo mai avuto il coraggio di pronunciare.
È: "se non ci fosse la distanza io ci starei con te."
È le promesse e i progetti che non ci saranno.
Lui è quel saluto alla stazione di Termini, sopra al treno Eurocity, in cui "ci vediamo presto" sembra una verità.
È quelle cose che non torneranno più e tanto non le vorresti più come prima.
Luigi Tenco, “mi sono innamorato di te”
Resto in piedi e non guardo
Fisso il vuoto e non parlo
Penso se era abitudine o se hai bisogno anche tu di me
• Allora Ciao ~ Shade
E mentre mi accendo una sigaretta
Studio il vuoto
E ascolto il silenzio.
Poi mi fermo ad un ricordo.
Sorrido, aspiro un altro tiro e penso
"Che fine che ho fatto".
Fonte: @puravida95
Ma chiunque dimostri genialità, è fottuto!
Al giorno d’oggi se non vai dal parrucchiere ogni due settimane, se non hai vestiti di marca, se non hai l’ultimo telefono appena uscito, se non hai tanti follower e like su Instagram, se non hai contatti con nessuno di “importante” non sarai mai niente anche se sotto hai un talento ma sono tutti accecati dai soldi.