Quando una donna si lamenta di una molestia ricevuta nel mondo virtuale
Le persone abituate a essere trattate male o a vivere situazioni continuamente disturbanti, spesso danno per scontato che anche gli altri siano disposti a vivere allo stesso modo. Per queste persone palesemente disfunzionali, sarebbero gli altri ad avere una soglia di sopportazione troppo bassa, e non loro ad aver totalmente frainteso la civile convivenza con la brutalità.
Quando ci lamentiamo come donne d'una molestia subita nel mondo virtuale, troviamo, anche sui social, risposte inopportune di chi non ci creda, di chi ci comprenda ma con riserva, di chi è negazionista, di chi ci inviti ad andarcene dai social "in quanto donna"; e di chi ci inviti "a farla meno grossa", a "sviluppare pelo sullo stomaco".
Tutti lo fanno per un solo motivo: per difendere il proprio "diritto" di essere persone brutali sia nella realtà che nella virtualità. Essere brutali è tutto ciò che rimane loro: di un'esistenza fallimentare, in cui non hanno soddisfazioni di alcuna rilevanza.
Non troverai mai un individuo felice, realizzato o comunque molto impegnato nel dedicarsi costruttivamente al proprio bene che si scagli furioso contro un soggetto socialmente fragile (una donna, un portatore di handicap, un gay, chi è più povero di lui), solo soggetti inetti.
Ne consegue che le repliche malsane ricevute indichino di essere entrati in contatto solo con persone fallite, perché questo è lo specchio dell'Italia boomer e dell'Italia "giovane, ma vecchia dentro" di oggi, che ha molto tempo per stare sui social a sputare veleno perché è soprattutto disoccupata (non lavora o finge di studiare).
Ci sono anche risposte buone, ovviamente: non tutti sono idioti che usano i social per raccontare di essere andati al cesso e di aver cagato e eiaculato nel contempo, dopo ore di masturbazione interrotta da imprevisti; c'è anche chi rispetta il principio di usare bene strumenti importanti come un social. Pochi, certo, ma buonissimi.
Il mondo non si regge sulla volontà degli idioti, ma sulle poche persone che nei millenni sanno stare al mondo; diversamente, ci saremmo già estinti da molto tempo.
Stare alla larga quindi dagli idioti e coltivare solo persone sane è una regola fondamentale per vivere bene anche con noi stesse.











