Agricoltura 4.0: verso il distretto del cibo del Chierese e del Carmagnolese.
L’intervento di Pier Antonio Pasquero sulle "Ciòche 'd Poirin" di maggio 2018.
“Si è tenuto mercoledì sera, 4 aprile, alla Longa il secondo incontro organizzato da Don Domenico in tema di agricoltura del futuro.
Un dibattito che avrà ulteriori sviluppi nei prossimi mesi. Una quarantina i presenti, fra i quali il Presidente della Coldiretti Aldo Borello e Gino Anchisi, Presidente dell’Associazione Produttori Asparago di Santena e delle Terre del Pianalto.
Accanto agli agricoltori, diversi rappresentanti delle istituzioni, a partire dal Sindaco di Santena, Ugo Baldi.
Perché il cibo può essere un moltiplicatore per l’economia di tutto il Chierese e Carmagnolese?
Perché ho proposto di porre il distretto del cibo al centro della discussione sul futuro della nostra agricoltura?
La produzione di cibo è una componente sostanziale dell’economia del Chierese-Carmagnolese. Cereali, frutta, carni, ortaggi, latte, formaggi, vini, erbe aromatiche, insieme all’industria agroalimentare, formano un comparto forte, patrimonio della Città Metropolitana, che crea ricchezza e lavoro per migliaia di famiglie.
L’Atlante del Cibo, a cui lavorano da anni Regione, Città Metropolitana, Torino, Università e Politecnico è stato presentato a Chieri nel maggio 2017 e ci aiuta a capire la situazione di partenza. Situazione che conferma quanto importante sia per il sistema sociale metropolitano l’attività agricola.
Dal documento emerge che è in crescita la domanda:
1. di cibi di qualità, il che richiede di alzare il livello qualitativo dei prodotti agricoli;
2. di cibi del territorio, il che esige un patto fra città e campagna, tra consumatori e produttori.
Le nostre terre possono diventare una miniera d’oro, per questo bisogna elaborare strategie di sviluppo che partano da chi coltiva la terra.
Dobbiamo cominciare a ragionare insieme in termini di area vasta per fare sistema: agricoltori, abitanti, istituzioni, università e istituti di agraria. Il tutto per avere più forza e autodeterminazione sul mercato.
Noi vogliamo che Torino diventi capitale del cibo sano, sostenibile e accessibile.
A tal fine occorre elaborare una strategia di sviluppo per aumentare le fonti di reddito per chi lavora la terra e per i settori ad essa collegati: turismo, sanità, accoglienza, industria agroalimentare, ristorazione, sulla direttrice Torino Asti /Alba/Bra/Savigliano.
La priorità oggi è costruire una filiera agricola, creando una lobby fra produttori agricoli e abitanti per rivendicare il titolo di distretto del cibo.
Il sindaco Baldi ha delineato quali vantaggi e benefici potrebbe apportare al territorio la realizzazione di un distretto del cibo.
Una rivoluzione per un territorio sovracomunale ampio, comprendente tutta la Zona Omogenea 11 della Città Metropolitana: da Carmagnola a Chieri, passando per Santena, Poirino, Pralormo e Isolabella.
Si tratta di rendere riconoscibile l’identità di un territorio, al pari delle Langhe e del Roero, in grado di fornire ai consumatori una grande quantità di prodotti agricoli a “tempo zero” e a “chilometro zero”, a partire dai residenti di Torino e cintura.
Gino Anchisi ha illustrato l’esperienza dell’Associazione Produttori Asparago del Pianalto e i vantaggi conseguiti in termini di prezzi, di collegamento tra domanda e offerta, di ricerca, sperimentazione e selezione varietale, in collaborazione con il sistema universitario e con gli istituti tecnici, in particolare con l’Agrario di Carmagnola.
I distretti del cibo sono stati istituiti con la legge di bilancio 2018 dal governo Gentiloni con uno stanziamento di 5/mil per il 2018 e 10/mil per il 2019 e il 2020. Tocca ora alla Regione individuare le aree.
Per questo occorre che tutti i comuni della zona, sostengano la proposta di istituire il “Distretto del cibo del Chierese e del Carmagnolese”.
Qual è stata la prima risposta degli agricoltori presenti?
Gli agricoltori presenti hanno seguito con interesse e attenzione gli argomenti trattati.
Aldo Borello ha sostenuto la necessità di collegare consumatori e produttori per favorire l’incontro fra domanda e offerta, un rapporto indispensabile se si vuole assicurare un futuro alle aziende agricole.
Dall’incontro è emersa con forza la necessità di collegare il Distretto del Cibo al progetto della Politica del Cibo che Torino e Città Metropolitana dicono di voler portare avanti.
Serviranno altri incontri per definire meglio i possibili sviluppi, ma sappiamo che il seme ha bisogno di cure per germogliare.