La calda Spagna mi attende insieme a Giulia.
È Agosto, il mese in cui l’Italia tocca lo zenit massimo di noia e prevedibilità. Per non soccombere al piattume generale, notiziari e giornali si sono gettati a capofitto nelle vicissitudini giudiziarie dell’ex premier e magnate (titolo quest’ultimo spesso domenticato) Silvio Berlusconi, che dopo aver guidato il Paese per circa vent’anni adesso veniva ripagato con un improbabile soggiorno nelle patrie galere a causa di una condanna per frode fiscale.
A quanto pare nessuno impara dalla lezione di Al Capone.
Mentre cerco di prenotare disperatamente dei biglietti aerei al minor prezzo possibile da una spiaggetta niente male in Calabria, dove mia madre mi ha graziosamente ospitato nelle sue vacanze per farmi prendere aria di mare (preoccupata da un probabile degenero della mia asma, la dolce) rifletto sui classici pensieri da spiaggia: dai massimi sistemi alle espadrillas che rivanno di moda.
Nel mezzo c’è anche la lettura del giornale, perchè si sa che la politica non va in vacanza (purtroppo) e perchè comunque da una studentessa di Scienze Politiche ci si aspetta un certo grado di interesse per le vicende nostrane, anche se il fulcro delle riflessioni politiche del Belpaese sembrano incentrarsi, inaspettatamente, su Dudù.
Chi è Dudù? Si da il caso che sia il barboncino della scandalosamente giovane nuova fidanzata di un politico mooolto importante dai cui umori dipende il destino di tutti noi.
Il canide, probabilmente inconsapevole del suo ruolo di simbolo vivente di una politica ridotta a zoo, è, a detta di un quotidiano tra i più autorevoli, un incrocio tra un feticcio voodoo di un’intera classe politica e accessorio immancabile per accaparrarsi le simpatie dell’elettore medio.
Il giornale accompagna le considerazioni faunistiche con un corredo di foto.
Lo chiudo.
Mi domando perchè a una intera nazione dovrebbe fregare un cazzo del simpatico parallelo tra animali e politici mentre io, trascinata dai suddetti pensieri da spiaggia, rifletto sulla tragica congiuntura storica che viene a vivere la mia generazione e francamente di ironia me ne è rimasta ben poca.
Penso alla calda Spagna che mi attende.
Alle notti pazze che mi aspettano a Barcellona, fanculo l'Italia, non donna di provincia ma di bordello, aveva proprio ragione il Poeta.
Volgo lo sguardo dal vasto orizzonte al giornale, ancora spiegazzato e mezzo aperto vicino alla mia mano sinistra, poggiata sull'asciugamano.
Intravedo una foto della Pitonessa Daniela Santanché.
Trasalgo.
Penso alla Rambla, alla sangria, agli occhiali tondi stile John Lennon di Giulia.
A un certo punto la faccia di Giulia si sovrappone al corpo della Santanchè, l'espressione da Erinni e la chioma bionda fluente. Scherzi dell'immaginazione.
Mi sdraio sull'asciugamano, mani incrociate dietro la testa, allungamento yoga delle gambe.
Va tutto bene, mi dico, giornali e Pitonesse non mi rovineranno l'Estate, penso, mentre una graziosa ragazza vicina di ombrellone si spalma l'ennesima dose di abbrozzante.