«Venticinque anni d'oblio» #2
Harry si rese conto, in quelle che a lui sembrarono ore ma che di fatto non furono che pochi istanti, che tutto ciò in cui aveva creduto fin da quando era piccolo non era altro che un’immensa bugia.
Di fronte ai suoi occhi si palesarono le immagini che da sempre lo tormentavano: la notte in cui Voldemort era entrato in casa dei suoi genitori e li aveva uccisi, lasciandoli lì. Nessuno gli aveva mai mostrato cosa era successo dopo quel momento.
Lampi di luce si susseguirono e precedettero la comparsa di una figura avvolta nel mantello, dal naso aquilino e i capelli neri. Gli occhi corvini brillavano al buio. Harry sapeva che Piton era entrato in quella casa e aveva più volte visto la scena in cui lui prendeva il corpo di sua madre fra le braccia e lo baciava e riempiva di lacrime, cullandolo, come si fa per i cuccioli appena nati nella speranza di infondergli il calore vitale necessario.
Ma da qui, le cose cambiarono: d’improvviso, fu tutto buio. Una voce rauca, gaudente, sentenziò, superando i gemiti del vecchio professore di Pozioni: «Non è morta, fedelissimo Severus.»
Harry non ebbe esitazioni nel riconoscere la voce di Tom Riddle. Gli sembrò di non poter più muoversi o parlare o anche solo pensare a cosa stesse accadendo. Si voltò di lato per cercare in quella figura che si rivelava essere sua madre, un appoggio. La fissò negli occhi – gli occhi di cui condivideva il colore, in cerca di spiegazioni, di supporto. Lei voltò appena un poco la testa verso di lui, accennandogli un mesto sorriso e invitandolo con un movimento leggero del mento a continuare a guardare la scena. Harry sentì che gli mancava la salivazione nel tentativo di deglutire e riportò gli occhi sul buio che li circondava.
Dopo poco, le tenebre cominciarono a schiarirsi e Harry vide sua madre aprire gli occhi e tentare di muoversi, con mugugni di dolore.
«Sever--» non finì di parlare.
Harry vide chiaramente il terrore spandersi nelle pupille di sua madre che si allargarono fino quasi ad oscurare le iridi, come un’eclissi. Stava fissando Voldemort e lo temeva. Sembrava una donna fragile, persa senza il supporto di suo marito il cui cadavere giaceva a qualche metro di distanza.
«Harry!» urlò poi, voltando la testa di scatto verso il lettino dove il neonato giaceva, piangendo. Il suo urlo carico di angoscia spezzò il silenzio intriso di tensione che si era venuto a creare. Tentò di alzarsi con una mossa brusca, pensando che volessero portarlo via. Ma nessuno dei due uomini, né Piton, né Tom Riddle di cui ancora non si era vista la figura, si mossero. Lily prese in braccio il piccolo Harry e fissò i due uomini con uno sguardo torvo, carico di rancore e odio.
«Severus.» disse, finalmente. Ma il tono era completamente diverso da quello che aveva impregnato il suo primo tentativo di pronunciare quel nome. Era un tono aspro, di rimprovero, amareggiato. Piton abbassò la testa, cercando di non incrociare lo sguardo della donna che aveva amato per molto tempo e che amava anche in quel difficile momento.
Harry, osservando la scena, continuava a chiedersi come fosse possibile che sua madre non fosse morta. Sembrava una messinscena, un ricordo modificato, con quel buio totale che aveva separato ciò che conosceva dall’ignoto. Cominciava a provare sospetto verso quella donna che gli stava al fianco, anziana ma raggiante. Era davvero sua madre? E cosa stava cercando di fare, mostrandogli tutto questo? Al suo fianco, Lily avvertì le preoccupazioni del figlio, con il suo istinto materno. «Capirai tutto, Harry. Il buio era solo ciò che non ricordo a causa dello svenimento.» Nonostante la spiegazione, l’intraprendente Auror si sentì improvvisamente a disagio, roteò le spalle e si aggiustò gli occhiali sul naso.
«Lily Evans Potter.» mormorò la voce di Voldemort, calcando l’accento su quel cognome tanto odioso. Si sentirono dei passi e nella stanza entrò un uomo con un turbante: il professor Raptor. L’uomo si calò il turbante e si voltò per dare le spalle ai presenti, mostrando loro la prima immagine di sé che poi avrebbe anche mostrato ad Harry durante il primo anno ad Hogwarts. Sulla sua nuca, il volto pallido e carico di odio soddisfatto negli occhi, le narici serpentine dilatate nello sforzo di contenere la sua rabbia bruciante. Il volto di Voldemort. «Ciao, giovane ribelle. Avvicinati a lei.» Raptor mosse qualche passo all’indietro, in direzione di Lily, fino a che il volto del Signore Oscuro non fu a mezzo metro da quello della giovane madre. «Facciamo un patto. Eh, Severus?» Dietro di lui, Piton voltò la testa altrove, prima di mormorare qualcosa che doveva essere un assenso. Voldemort continuò, con la sua voce tagliente e perfida: «Io ti lascio in vita. Lascio in vita te e il bambino. Ma… » lasciò la frase in sospeso, per godere dei respiri affannosi di Lily, dei suoi occhi pieni di speranza, delle sue mani contratte per tenere stretto a sé il corpo del figlio. «… ma lui non dovrà mai sapere niente di te. Tu, per lui, sarai morta qui, oggi, con suo padre. E per assicurarmi che ciò accada… Raptor, opera per conto mio, ti prego.» Il professore chiese scusa voltandosi, con la bacchetta in mano, avvicinandosi a Lily con le mani protese verso di lei, riempiendola di nuovo di terrore. «Anzi no!» urlò Voldemort. Raptor mormorò altre scuse e adagiò la bacchetta. «Severus.» il nome del professore di Pozioni fu pronunciato come se dovesse essere iscritto su una lapide. Raptor gli porse la bacchetta; Piton fece qualche passo in avanti, fino a trovarsi a pochi centimetri da Lily. La donna non sentiva più la sensazione di essere minacciata, adesso che c’era Severus lì davanti a lei. Era perfettamente consapevole del tradimento che stava operando nei suoi confronti, ma sapeva anche che, se c’era un mago che non avrebbe mai agito per farle del male, quello era proprio lui. Cercò i suoi occhi neri, li incrociò e chiese loro una spiegazione. «Se non lo farò, uccideranno me, te e Harry, e sarà stato tutto inutile.» disse, prima di tendere la mano libera verso il suo braccio sinistro, chiedendole implicitamente di mostrarle l’avambraccio.
Solo in quel momento, Harry intuì, sgranando gli occhi e voltandosi di scatto verso sua madre. «Cosa—perché lo hai fatto?!». Lily non rispose al tono rabbioso, continuando a tenere lo sguardo fisso verso ciò che nella sua mente vedeva giorno dopo giorno, soffrendo, da ormai venticinque anni. Era un sollievo che finalmente avesse trovato il momento e l’occasione giusta per mostrare quei ricordi, forse anche con il pensiero egoista che, da quel momento in poi, non avrebbe più dovuto essere l’unica a sopportarne il fardello. Harry si accorse delle lacrime nei suoi occhi e non ebbe più alcun dubbio: quella era Lily Evans Potter, sua madre.
- Ignacy.
















