Tra onori imperiali e l'oblio del tempo: un enigma archeologico dall'antica Stabia
(Per coloro che desiderano approfondire l'argomento con il dovuto rigore scientifico, di seguito si presenta una selezione di testi di riferimento, suddivisi in base al loro scopo di studio.)
#CollettivoDiScritturaAlunniDeltempo
L'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. ha sigillato non solo la vita di migliaia di abitanti, ma anche un enigma storico-archeologico che ancora oggi, a quasi duemila anni di distanza, affascina studiosi e appassionati. Un cranio scoperto all'inizio del XX secolo nelle vicinanze dell'antica Stabia potrebbe essere la chiave per risolvere uno dei più intriganti misteri dell'archeologia italiana: l'identità dei resti di Gaio Plinio Secondo, meglio noto come Plinio il Vecchio.
Illustre ammiraglio, filosofo naturalista e autore della monumentale Naturalis Historia, Plinio morì proprio a Stabia, nel tentativo di salvare le popolazioni minacciate dalla furia del vulcano. Dopo decenni di oblio e polemiche, il suo presunto teschio è tornato al centro dell'attenzione, offrendo nuove speranze per una risposta definitiva grazie alle tecnologie scientifiche più avanzate.
Il Ritrovamento: tra entusiasmo e scetticismo
Era il 20 settembre 1900 quando l'ingegnere civile e archeologo dilettante Gennaro Matrone fece una scoperta straordinaria. Nelle vicinanze della foce del fiume Sarno, in quella che un tempo era l'antica spiaggia di Stabia, Matrone rinvenne lo scheletro di un uomo. Il corpo era adagiato supino sotto una tettoia, con la testa appoggiata a un pilastro, come se l'uomo avesse cercato riparo dalla pioggia di cenere e lapilli. A rendere il ritrovamento eccezionale era il corredo che accompagnava il defunto: un collare d'oro di 75 maglie, bracciali a forma di serpenti intrecciati e anelli con protomi ferine. Accanto, un gladio con decorazioni marine e una brocca d'argilla. Tali dettagli, specialmente il collare e il gladio, suggerivano che il defunto fosse un uomo di altissimo rango, forse un ammiraglio della flotta romana.
Fu Matrone, basandosi sulle testimonianze storiche, a formulare l'ipotesi audace: si trattava di Plinio il Vecchio. La sua teoria si basava sul racconto del nipote, Plinio il Giovane, che nella sua celebre Epistola 6.16 a Tacito descrive la morte dello zio. Plinio il Vecchio, al comando della flotta di Miseno, salpò per soccorrere gli amici a Stabia. A causa del vento contrario e della nube piroclastica, la nave non riuscì a ripartire e l'ammiraglio trovò la morte, probabilmente soffocato dai gas tossici, mentre cercava riparo. Il racconto del Giovane menziona esplicitamente che lo zio, pur essendo malato d'asma, era "robusto e grande", una descrizione che sembrava compatibile con l'età e la corporatura dello scheletro.
Tuttavia, l'identificazione non fu accolta all'unanimità dalla comunità scientifica dell'epoca. Alcuni studiosi, come l'archeologo Giuseppe Cosenza, avanzarono forti dubbi, ritenendo inverosimile che un ammiraglio romano portasse ornamenti così sfarzosi in una missione di soccorso, definendolo ironicamente "un abbigliamento da ballerina d'avanspettacolo". Le polemiche e la scarsa attenzione delle istituzioni dell'epoca portarono all'oblio dei resti. Matrone, deluso, donò il cranio al generale Mariano Borgatti, che a sua volta lo trasferì al Museo Storico Nazionale dell'Arte Sanitaria di Roma, dove è rimasto dimenticato per decenni.
La Rinascita del Mistero: scienza e nuove tecnologie
Dopo quasi un secolo, il mistero è tornato alla ribalta grazie a un team di scienziati e archeologi, guidati dall'antropologo Pier Paolo Petrone. Le moderne tecniche di indagine offrono strumenti impensabili ai tempi di Matrone. Le prime analisi, condotte già anni fa, hanno rivelato risultati contrastanti: la mandibola associata al cranio apparterrebbe a un individuo di origine africana, mentre la calotta cranica sembra compatibile per età (stimata tra i 45 e i 57 anni) e caratteristiche con la figura storica di Plinio, che morì a 56 anni. Questa discrepanza suggerisce che i resti potrebbero essere stati contaminati o erroneamente associati in seguito.
Un passo fondamentale per risolvere l'enigma è l'analisi degli isotopi di Strontio presenti nei denti. Questo elemento si deposita nello smalto dentale durante l'infanzia e riflette la composizione chimica del suolo e dell'acqua potabile del luogo di nascita di un individuo. Se le analisi isotopiche del cranio corrisponderanno a quelle del territorio dell'attuale Como (l'antica Novum Comum), luogo di nascita di Plinio, si avrebbero prove concrete a sostegno della sua identificazione.
Parallelamente, si sta lavorando su un progetto di ricostruzione facciale forense del presunto cranio, che potrebbe, in futuro, permettere un confronto con le statue e i ritratti che ci sono giunti dell'ammiraglio. Tali studi, coordinati da esperti delle più prestigiose università italiane, rappresentano un progetto di grande valore storico-scientifico che potrebbe finalmente restituire la giusta dignità a uno dei più grandi studiosi e figure dell'antichità, morto non per un accidente, ma per la sua insaziabile curiosità e il suo coraggio.
L'Eredità di Plinio il Vecchio: Scienza e Umanità
La figura di Plinio il Vecchio è di straordinaria modernità. Al di là del mistero del suo cranio, la sua opera più importante, la "Naturalis Historia", è un monumento al sapere antico. Divisa in 37 libri, l'opera è un'enciclopedia del mondo romano e della conoscenza dell'epoca, che spazia dalla cosmologia alla botanica, dalla zoologia alla mineralogia, fino all'arte e alla medicina. È una testimonianza unica della sete di conoscenza che animava Plinio, un uomo che, come ha scritto suo nipote, viveva per studiare.
La sua morte, sebbene tragica, fu l'esito finale di un'esistenza dedita alla ricerca e alla conoscenza, un estremo atto di coraggio che lo spinse non solo a documentare l'evento naturale, ma anche a tentare di salvare vite umane. La risoluzione dell'enigma del suo cranio non sarebbe solo una vittoria per l'archeologia, ma un omaggio alla sua memoria e a quella profonda connessione tra scienza e umanità che ha contraddistinto la sua vita.
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Note
1 Il ritrovamento avvenne in un'area costiera di Stabia, in prossimità della Villa di Plinio, nei pressi dell'attuale Castellammare di Stabia, dove si trovava anche la villa dell'amico Pomponiano, menzionata da Plinio il Giovane.
2 L'Epistola 6.16 di Plinio il Giovane è una delle fonti primarie e più vivide sull'eruzione del Vesuvio e sulla morte dello zio, Gaio Plinio Secondo.
3 L'analisi degli isotopi di Strontio (Sr) è un metodo scientifico che permette di risalire alla provenienza geografica di un individuo in base alla dieta e all'ambiente in cui è vissuto durante l'infanzia, poiché lo Strontio si incorpora nella struttura ossea e dentale.
Bibliografia Essenziale
Plinio il Giovane. Lettere. Libro Sesto, 16.
Plinio il Vecchio. Naturalis Historia.
Conti, Paolo. Il teschio di Plinio. Laterza, 2021.
Petrone, Pier Paolo. La Scienza tra i Misteri dell'Antichità. In: National Geographic Italia, 2020.
Doria, Gino. I secoli di Stabia. D'Auria, 1988.
Testi Consigliati ai Lettori
In Italiano:
Plinio il Giovane, Epistolario: Per leggere in prima persona il racconto dell'eruzione e della morte dello zio.
Paolo Conti, Il teschio di Plinio: Un saggio che ripercorre l'intera vicenda del ritrovamento e delle indagini successive.
Gennaro Matrone, Plinio il Vecchio e il suo ritrovamento: La testimonianza originale del scopritore dei resti.
Alberto Angela, Pompei. Viaggio nella città eterna: Per un quadro più ampio e accessibile del contesto storico dell'eruzione.
Entre honores imperiales y el olvido del tiempo: un enigma arqueológico de la antigua Estabia
(Para aquellos que deseen profundizar en el tema con el debido rigor científico, a continuación se presenta una selección de textos de referencia, divididos según su propósito de estudio.)
La erupción del Vesubio del 79 d.C. selló no solo la vida de miles de habitantes, sino también un enigma histórico-arqueológico que todavía hoy, a casi dos mil años de distancia, fascina a estudiosos y aficionados. Un cráneo descubierto a principios del siglo XX en las cercanías de la antigua Estabia podría ser la clave para resolver uno de los misterios más intrigantes de la arqueología italiana: la identidad de los restos de Cayo Plinio Segundo, más conocido como Plinio el Viejo.
Ilustre almirante, filósofo naturalista y autor de la monumental Historia Natural, Plinio murió precisamente en Estabia, en un intento de salvar a las poblaciones amenazadas por la furia del volcán. Tras décadas de olvido y polémica, su supuesto cráneo ha vuelto a ser el centro de atención, ofreciendo nuevas esperanzas de una respuesta definitiva gracias a las tecnologías científicas más avanzadas.
El Hallazgo: entre entusiasmo y escepticismo
Era el 20 de septiembre de 1900 cuando el ingeniero civil y arqueólogo aficionado Gennaro Matrone hizo un descubrimiento extraordinario. Cerca de la desembocadura del río Sarno, en lo que una vez fue la antigua playa de Estabia, Matrone halló el esqueleto de un hombre. El cuerpo yacía boca arriba bajo un tejado, con la cabeza apoyada en un pilar, como si el hombre hubiera buscado refugio de la lluvia de ceniza y lapilli. Lo que hacía el hallazgo excepcional era el ajuar funerario que acompañaba al difunto: un collar de oro de 75 eslabones, pulseras en forma de serpientes entrelazadas y anillos con protuberancias de animales. Al lado, una gladio con relieves marinos y una jarra de barro. Tales detalles, especialmente el collar y la gladius, sugerían que el difunto era un hombre de altísimo rango, tal vez un almirante de la flota romana.
Fue Matrone, basándose en los testimonios históricos, quien formuló la hipótesis audaz: se trataba de Plinio el Viejo. Su teoría se basaba en el relato de su sobrino, Plinio el Joven, quien en su célebre Epístola 6.16 a Tácito describe la muerte de su tío. Plinio el Viejo, al mando de la flota de Miseno, zarpó para socorrer a sus amigos en Estabia. A causa del viento contrario y la nube piroclástica, el barco no pudo zarpar de nuevo y el almirante encontró la muerte, probablemente sofocado por los gases tóxicos, mientras buscaba refugio. El relato del Joven menciona explícitamente que su tío, a pesar de padecer asma, era "robusto y grande", una descripción que parecía compatible con la edad y la complexión del esqueleto.
Sin embargo, la identificación no fue aceptada unánimemente por la comunidad científica de la época. Algunos estudiosos, como el arqueólogo Giuseppe Cosenza, plantearon serias dudas, considerando inverosímil que un almirante romano llevara ornamentos tan ostentosos en una misión de socorro, definiéndolo irónicamente como "un atuendo de bailarina de vodevil". La polémica y la escasa atención de las instituciones de la época llevaron al olvido de los restos. Matrone, decepcionado, donó el cráneo al general Mariano Borgatti, quien a su vez lo transfirió al Museo Histórico Nacional del Arte Sanitario de Roma, donde ha permanecido olvidado durante décadas.
El Renacimiento del Misterio: ciencia y nuevas tecnologías
Casi un siglo después, el misterio ha vuelto a la palestra gracias a un equipo de científicos y arqueólogos, liderado por el antropólogo Pier Paolo Petrone. Las modernas técnicas de investigación ofrecen herramientas impensables en la época de Matrone. Los primeros análisis, realizados hace ya varios años, arrojaron resultados contradictorios: la mandíbula asociada al cráneo pertenecería a un individuo de origen africano, mientras que la calota craneal parece compatible en edad (estimada entre 45 y 57 años) y características con la figura histórica de Plinio, que murió a los 56 años. Esta discrepancia sugiere que los restos podrían haber sido contaminados o erróneamente asociados posteriormente.
Un paso fundamental para resolver el enigma es el análisis de los isótopos de Estroncio presentes en los dientes. Este elemento se deposita en el esmalte dental durante la infancia y refleja la composición química del suelo y el agua potable del lugar de nacimiento de un individuo. Si los análisis isotópicos del cráneo coinciden con los del territorio de la actual Como (la antigua Novum Comum), lugar de nacimiento de Plinio, se tendrían pruebas concretas que apoyarían su identificación.
Paralelamente, se está trabajando en un proyecto de reconstrucción facial forense del supuesto cráneo, que podría, en el futuro, permitir una comparación con las estatuas y retratos que nos han llegado del almirante. Estos estudios, coordinados por expertos de las más prestigiosas universidades italianas, representan un proyecto de gran valor histórico-científico que podría finalmente devolver la justa dignidad a uno de los más grandes estudiosos y figuras de la antigüedad, que murió no por un accidente, sino por su insaciable curiosidad y su valentía.
El Legado de Plinio el Viejo: Ciencia y Humanidad
La figura de Plinio el Viejo tiene una modernidad extraordinaria. Más allá del misterio de su cráneo, su obra más importante, la "Historia Natural", es un monumento al saber antiguo. Dividida en 37 libros, la obra es una enciclopedia del mundo romano y del conocimiento de la época, que abarca desde la cosmología hasta la botánica, desde la zoología hasta la mineralogía, pasando por el arte y la medicina. Es un testimonio único de la sed de conocimiento que animaba a Plinio, un hombre que, como escribió su sobrino, vivía para estudiar.
Su muerte, aunque trágica, fue el resultado final de una existencia dedicada a la investigación y el conocimiento, un acto supremo de valentía que lo llevó no solo a documentar el evento natural, sino también a intentar salvar vidas humanas. La resolución del enigma de su cráneo no sería solo una victoria para la arqueología, sino un homenaje a su memoria y a esa profunda conexión entre ciencia y humanidad que caracterizó su vida.
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Notas
1 El hallazgo tuvo lugar en una zona costera de Estabia, cerca de la Villa de Plinio, cerca de la actual Castellammare di Stabia, donde también se encontraba la villa del amigo Pomponiano, mencionada por Plinio el Joven.2 La Epístola 6.16 de Plinio el Joven es una de las fuentes primarias y más vívidas sobre la erupción del Vesubio y la muerte de su tío, Cayo Plinio Segundo.3 El análisis de los isótopos de Estroncio (Sr) es un método científico que permite determinar la procedencia geográfica de un individuo basándose en la dieta y el entorno en el que vivió durante la infancia, ya que el Estroncio se incorpora a la estructura ósea y dental.
Bibliografía Esencial
Plinio el Joven. Cartas. Libro Sexto, 16.Plinio el Viejo. Historia Natural.Conti, Paolo. Il teschio di Plinio. Laterza, 2021.Petrone, Pier Paolo. La Scienza tra i Misteri dell'Antichità. En: National Geographic Italia, 2020.Doria, Gino. I secoli di Stabia. D'Auria, 1988.
Textos Recomendados a los Lectores
Plinio el Joven, Cartas: Para leer de primera mano el relato de la erupción y la muerte de su tío.
Paolo Conti, El cráneo de Plinio: Un ensayo que recorre todo el suceso del hallazgo y las investigaciones posteriores.
Gennaro Matrone, Plinio el Viejo y su hallazgo: El testimonio original del descubridor de los restos.
Alberto Angela, Pompeya. Viaje a la ciudad eterna: Para un panorama más amplio y accesible del contexto histórico de la erupción.
Napoli Nobilissima e Gentile: Tra Storia e Cultura
Napoli, città di antica nobiltà, è stata definita “nobilissima” da numerosi storici e scrittori, riconoscendo il suo ruolo di capitale culturale e politica del Mediterraneo.
Plinio il Vecchio, nel Naturalis Historia, celebra Napoli come una delle città più illustri dell’Italia antica, evidenziandone la grande storia e il prestigio.
Nei secoli successivi, autori come Giovanni Battista del Tufo hanno descritto Napoli come “nobilissima” nelle sue bellezze e meraviglie, lodando la sua maestà e il suo fascino senza tempo.
La definizione di Napoli come "la gentìle" è attribuita a Loise De Rosa, un cronista puteolano. Questa definizione sottolinea la dolcezza dei luoghi e la raffinatezza dei costumi dell'Umanesimo e Rinascimento napoletano. Loise De Rosa, attraverso la sua opera, ha contribuito a fissare questa immagine di Napoli come una città "gentile".
Napoli non è soltanto storia e pietre antiche, ma un’eredità viva di nobiltà d’animo e gentilezza che attraversa i secoli, un patrimonio da custodire e celebrare con orgoglio.
Come diceva Plinio il vecchio, “nulla dies sine linea. Io ci provo a non far passare “nessun un giorno senza scrivere una linea”. . . #copperplate #corsivoinglese #puntasottile #latino #plinioilvecchio #ferrogallico #keepwriiting #ink #bellascrittura #corsivo #calligraphy #calligrafia #calligrafiaitaliana #scrivereamano #scriveresempre (presso Rome, Italy) https://www.instagram.com/p/B_ucOa-CVJ7/?igshid=4hgne1xk2p33
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