Sto bene e male al tempo stesso.
Avverto tristezza riversarsi nella felicità.
E tutto questo, sebbene possa sembrar ironia, per me è tutt'altro: un indizio, un messaggio celato in un disegno variopinto, che è la vita.
Poiché da troppo tempo, noi tutti, riceviamo costantemente presagi su ciò che siamo e su ciò che ne potremo divenire ed essere, solo se..
Ed io da diverso tempo, oramai, ho iniziato a prenderne atto.
Ti voglio, ma non ti posso avere.
Vorrei amarti, ma donarti il cuore equivarrebbe a pensare solo a noi, ed è cosa che non posso accettare, malgrado sia cosa allentante.
Vorrei poter vivere, incondizionatamente, una vita che non ti faccia mai avere rimpianti di essa, ma per farsi che ciò accada, dapprima, devo troncare tutte quelle catene che rendono schiavi noi tutti.
Mesi or sono, non avrei mai potuto mettere in dubbio la rottura del mio asservimento, pienamente convinto di essere finalmente riuscito a liberarmene, ma ieri ho avuto prova di me stesso, che non è ancor del tutto così.
Poiché sono ancora incatenato ad un qualcosa che odio.
Un qualcosa che lui stesso ha delineato la crescita dei nostri avi e dei loro ancora e via continuando, dei nostri genitori e di noi stessi, strutturando le nostre ambizioni e gestendo indirettamente persino il più delle volte le nostre scelte, ma alla fine dei conti che cosa siamo?
Se non il risultato e la conseguenza stessa di una causa che ci è stata fatta o che abbiamo trovato dinanzi?
Una grande persona, un grande uomo di nome Isaac Newton, affermava che: “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.”
Nessuno nasce malvagio, ma questa non è una scusante valida per commettere certe azioni, ma del resto, la verità è che siamo tutti del tutto diversi e tolleriamo o reagiamo ad ogni cosa in modo differente.
Ma in tutto questo c'è dell'altro, questo legame che mi lega a questa orrida realtà non lo posso abbandonare del tutto, poiché la soluzione nel risolvere un problema sta nel problema stesso.
Ed abbandonarlo equivarrebbe a non risolverlo.
Equivarrebbe a restare schiavi.
Quindi ‘perdonami se la vita mia non è una vita ‘libera’ come quella ‘altrui’, ma io sto lottando affinché il termine libertà non sia solo una percezione, ma una realtà.
Smettendo da tempo di nascondermi in qualcosa che non esiste e lottare affinché esista.
Ove il termine vivere divenga sinonimo di libertà.
E ieri, proprio con te, ho avuto il piacere di assaporar una gran parte di quest'ultima, e te ne sarò per sempre grato, ma nonostante questo sarei solo un egoista se lasciassi tutto alle spalle e non cercassi di aiutare coloro con cui condivido la mia aria, il mondo, gli universi, l'intero cosmo.
Con cui condivido la mia esistenza e condividerò le mie azioni presenti con le generazioni a venire.
Se non cercassi di liberare loro, da un destino già segnato a causa della nostra inerzia o dai nostri stessi sbagli.
O’ mio prelibato presagio, cogli tutto questo come un macabro 'gioco’, ove nessuno è consapevole delle regole e di conseguenza non tutti son in grado di liberarsi da soli, c'è chi ha abbandonato le speranze e c'è chi aspetta di essere salvato.
E c'è anche chi come me aspetta di fare libera tutti.
O almeno di provarci.
Nessuno di noi ha mai voluto far parte di questo gioco mortale, ma visto che ve ne facciamo parte il minimo sarebbe di provarci, no?
Quindi scusami ancora se, adesso, non posso darti l'amore che avrei voluto tanto darti.
Ma sono il risultato di un'equazione sbagliata, dove non hanno tenuto conto che l'emozioni ed i sentimenti non possono essere calcolati, ne controllati e ne determinati.
E a te adesso rivolgo:
le mie più profonde e sincere scuse accompagnate da un saluto, un abbraccio, un bacio e mille rimpianti, che se pur loro ti riservino pochi secondi, sappi che per me corrispondono a migliaia di parole non dette, a migliaia di notti insieme ed migliaia di pensieri rivolti a te sapendo che vi era qualcuno che mi amava, Jesse Hearty.