"Stare tra le tue braccia
Era come stare in spiaggia
Alle sette del pomeriggio
In piena estate,
Fermi a bere
Fermi a non pensare,
Ancora un giorno senza fare
Tutto quello che non ci va di fare."
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"Stare tra le tue braccia
Era come stare in spiaggia
Alle sette del pomeriggio
In piena estate,
Fermi a bere
Fermi a non pensare,
Ancora un giorno senza fare
Tutto quello che non ci va di fare."
Che poi
.
Che poi innamorarsi
è vivere più in fretta.
Il brillare più intenso
della sigaretta:
quella che aspiri
avidamente.
Dipingere di luce
il buio che è il vivere.
.
Più tardi
schiacciare
un mozzicone tra le dita
Ascoltare friggere la brace
nell'acqua di una lacrima.
.
Il mio pensiero
Cosa sto cercando?
Chi sto aspettando
Seguo il tuo sogno
Tra le onde
E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada, non nel murmure che sgorga di notte
dai pali che la illuminano, neppure nel gesto
di scegliere il menù, o nel sorriso
che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e negli arrivederci a domani.
Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
né ci sarai in un numero del telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci, all’angolo
della strada mi fermerò, a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
né là fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.
Julio Cortázar, da “Le ragioni della collera”, Edizioni Fahrenheit 451, 1995
Sto nello sfregio della notte. Senza intesa. Senza accollarmi il fagotto e salvarlo. Oggi non salvo. Sono io la bufera che rovina. Sono la spina, il buco, l’inciampo. Sono io l’innesto sbagliato che darà un frutticino sgorbio. Sono il relitto il rifiuto, la cosa rotta l’urlo incenerito, la cappa che fa fumo. Sono io. Mariangela Gualtieri
Da qualche parte duole il tempo spina, la goccia avvelenata che m’inquina, l’antico virus sempre alle calcagna. Ospite a me voce che si lagna vergognosa. E questo piccolo vaso con viole canta sul tavolino un sì di perfezione – il suo essere qui, la sua canzone esperta di rondini. Altissima visione. Ingrata me. Non è abbastanza oggi in mia disperazione il patrocinio altissimo dei fiori. Le giovani parole, Mariangela Gualtieri
Forse ti voglio bene. Forse ti voglio molto bene. Ma proprio per questo sarà forse meglio che rimaniamo così come siamo. Forse un uomo e una donna sono più vicino l’uno all’altro quando non vivono insieme e sanno soltanto di esistere, quando sono riconoscenti l’uno all’altro solo perché esistono e perché l’uno sa che l’altro esiste. E alla loro felicità questo basta. Milan Kundera
Quando ti bacio
non è solo la tua bocca
non è solo il tuo ombelico
non è solo il tuo grembo
che bacio
Io bacio anche le tue domande
e i tuoi desideri
bacio il tuo riflettere
i tuoi dubbi
e il tuo coraggio
il tuo amore per me
e la tua libertà da me
il tuo piede
che è giunto qui
e che di nuovo se ne va
io bacio te
così come sei
e come sarai
domani e oltre
e quando il mio tempo sarà trascorso
- Erich Fried