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Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, Madonna col Bambino e San Francesco (1609-10), Quadreria dei Girolamini, Napoli.
Girando per Volterra capiterà quasi matematicamente di entrare dentro il duomo cittadino. La prima cosa che vi rapirà l’occhio, sia che siate amatori o non amatori d’arte, sarà il soffitto a scomparti “alla veneziana”, riccamente decorato con serafini dorati. Se siete poi amatori d’arte verrete catturati da una “Maddalena penitente” di Guido Reni (più aiuti), da una “Caduta di Saulo” del Domenichino e, anche se non ve ne intendete poi così tanto di pittura, è impossibile non rimanere affascinati dalle prime due scene nella navata sinistra: “il Martirio di San Sebastiano” di Francesco Cugni e “L’allegoria dell’Immacolata Concezione” di Niccolò “Il Pomarancio” Cirignani.
Quest’ultima, soprattutto, riesce a ipnotizzare lo spettatore grazie ai suoi colori cangianti, quasi fluorescenti, grazie alle torsioni dei personaggi rappresentati e al tortuoso stile manierista. Il Pomarancio vanta una carriera abbastanza altalenante fra le alte citazioni tibaldesche e michelangiolesche (S. Giovanni dei Fiorentini, Roma; S.Croce in Gerusalemme, Roma), scene civili a Castiglione del Lago e interessanti imitazioni di Pontormo (a Umbertide). Questo tipo di Allegoria dell’Immacolata Concezione è tanto curioso e particolare quanto circoscritto in questa area del nord della Toscana. Nello stesso duomo di Volterra, basterà imboccare il transetto a sinistra, voltarsi di 180 gradi per ritrovare una tavola analoga, dipinta da Cosimo Daddi, ma di poco interesse.
Nella vicina chiesa di San Francesco c’è una variante della stessa Allegoria, in uno stile che può dirsi fra Pontormo e Bartolomeo Cesi. L’autore è Giovanni Battista Naldini, l’opera è degna di nota ma sicuramente rimane all’ombra di questa sensazionale del Pomarancio.
Per risalire ai primi modelli di ispirazione di questa Allegoria (quella del Pomarancio, che è il nostro oggetto, ma anche le altre che vedremo) dobbiamo risalire a Giorgio Vasari che sarà il primo a scegliere un certo tipo di fonti letterarie e, allo stesso tempo, creare un modello iconografico. Nel 1543 realizzerà per Messer Bindo Altoviti, quello che per noi sarà il primo prototipo destinato alla chiesa dei Santi Apostoli, Firenze (Vasari, Ricordanze, p.16).
Vasari decide di mettere in mostra una fusione fra un passo della Genesi (“E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno” Genesi 3,15) e uno dell’Apocalisse (“Poi apparve un gran segno nel cielo: una donna rivestita del sole con la luna sotto i piedi, e sul capo una corona di dodici stelle” Apocalisse 12). Gli altre figure imprescindibili sono Adamo ed Eva, coloro che erano senza peccato ma che, a causa della tentazione del Demonio sono diventati i primi peccatori del mondo e, con il loro gesto, hanno gettato nel Peccato Originale tutta la loro progenie. Ai loro lati i Padri della Chiesa, che possono essere Abramo, Isacco e Giacobbe; a volte Mosè, a volte David; colonne portanti dell’ebraismo e del Vecchio Testamento che però, essendo nati prima di Cristo non possono usufruire del Battesimo. Guardano tutti in alto perché Maria, ha il potere di sciogliere i lacci e le catene del peccato purificando lo spirito peccatore anche di chi è vissuto prima di lei. Gli angioletti intorno alla Madonna sorreggono spesso un carteggio che, nonostante le poche variazioni recita “chi è stato condannato dalla colpa di Eva, sarà salvato da Maria”.
Nel 1541 egli aveva eseguito una piccola tavola come bozzetto, poi sequestrata dai Medici e ora agli Uffizi.
L’invenzione piacque così tanto al Vasari che la replicò varie volte, in perfetto stile di velocità e riproduzione dei modelli, tanto cari al manierismo. Altre copie si trovano nel Museo di Arte Medieval e Moderna di Arezzo (già nella chiesa di S. Francesco):
Una tavola all’Ashmolean Museum di Oxford:
Un’altra del 1543 che fa parte di un trittico con ai lati i Santi Remigio e Biagio, al Museo di Villa Guinigi, Lucca:
Una grande tavola nella Pieve di S. Salvatore a Fucecchi (ma di recente attribuita a Jacopo “Da Empoli” Chimenti.
L’anello di congiunzione con Vasari (visto che prima si era data proprio a lui l’attribuzione) sarà la successiva versione nella Cappella del Ss. Sacramento, nella chiesa di S. Stefano ad Empoli. Qui tutto rimane pressoché identico, si allungano le forme del registro superiore, la Madonna acquista caratteri più cari al futuro Seicento; l’incarnato dolce di Eva si discosta da quello più bruno di Adamo mentre il resto dei colori diventa più squillante. Ma nient’altro cambia.
Fra tutte le altre versioni, la più rocambolesca, affollata come un mercato (o una sauna, a giudicare dalle contorsioni muscolari) è quella di Carlo Portelli, ora alle Gallerie dell’Accademia, Firenze. Sfugge decisamente da tutte le nostre analizzate ma vale la pena darci una veloce occhiata, anche solo per diletto.
Il Pomarancio esegue un’Allegoria dell’Immacolata Concezione a Città di Castello dove sembra essersi ispirato tanto dal modello vasariano quanto da quella dell’Empoli a S. Miniato. Nella versione di Città di Castello emergono, nel registro inferiore, i Padri della Chiesa, i quali tengono un carteggio identificativo; la Madonna, pur nella sua staticità è ornata sia di stelle che di falce di luna mentre, ai suoi piedi ci sono i progenitori, di correggesca memoria e, con un rimando di impostazione alla tavola di Daddi: simile sono adagiati i corpi, seduti e con le mani legate dietro. Ma alle loro spalle vi è il Diavolo che sta compiendo un gesto interessante: sta tirando verso di sé i gli artigli del demonio ghermiscono una grossa catena alludendo alle carni appena corrotte e in suo dominio decisionale.
A San Miniato, l’Empoli rappresenta i corpi di Adamo ed Eva non più penzolanti o morenti ma sono legati l’uno all’altro, come due schiavi e nemmeno si distinguono i lineamenti dei volti, tanto sono oscurati dal peccato originale; anche i loro stracci, alludono ad un momento della loro vita nel quale sono stati scacciati da tempo dall’Eden. La lettura globale dell’opera di S. Miniato, con pochi personaggi, presenti, con forti contrasti fra luci ed ombre, in uno stile più consono alla fine del Cinquecento e con forte lessico didascalico, inserisce la rappresentazione direttamente dopo la svolta dogmatica della Controriforma. C’è il serpente/diavolo, con tanto di ali da drago e corna; la Madonna non cavalca la mezzaluna né si vedono attorno a lei le dodici stelle, ma compare un dettaglio interessante che svelerò fra poco.
La pala del Pomarancio a Volterra, tornando all’inizio del ragionamento, mostra i progenitori legati ma in piedi, opposti fra loro ma speculari. Gli allungamenti delle membra ricordano le anatomie di Rosso Fiorentino mentre i volti delle donne quelle di Pontormo; La donna alla nostra estrema destra, porta delle vesti tanto vaporose che, paradossalmente, mostrano l’ombelico e la punta dei seni; in modo meno surreale, invece, ci ricorda Andrea del Sarto o Pellegrino Tibaldi. Le piccole foglie di vite coprono le nudità dei genitali di Adamo ed Eva in quel modo che tanto bastava al decoro per mostrarsi; le pose sono michelangiolesche, soprattutto nei seni marmorei di Eva che richiama le allegorie femminili delle tombe medicee Intanto la novità della pala di Volterra sta nell’includere alcune figure femminili nel primo registro, forse Sara (moglie di Abramo) ed Ester (moglie di Isacco). Seconda novità è San Francesco che compare in primissimo piano in mezzo ai progenitori, ma questo inserimento è forse da attribuire a decisioni di committenza.
Altra interessante licenza sono le due figure maschili che paiono anch’esse legate dietro Adamo ed Eva; non hanno elementi di riconoscimento se non per un cappello uno e un mantello l’altro. Quest’ultimo presenta l’incarnato tipico di Pontormo e delle sue invenzioni nella Deposizione di Santa Felicita: la sua nuda muscolatura, con tanto di addominali e capezzolo in mostra, è colorata di grigio.
L’ultima innovazione è forse la più interessante: Satana compare con un mezzo busto che fuoriesce in maniera indipendente sia dal tronco dell’albero che dal corpo del serpente. Il serpente dovrebbe presumibilmente avere la testa dentro il cespuglio alberato e, allo stesso modo avvinghia il corpo muscoloso del demonio, che compare senza ali né corna; non ha alcuna caratteristica demoniaca ma solo delle singolari orecchie d’asino. La doppia citazione michelangiolesca risiede in queste orecchie e in questo strano rapporto fra il busto muscoloso del Diavolo e le spire del serpente, dettagli che provengono entrambi dal Minosse nell’Inferno del Giudizio Universale. Capigliatura e torsione ricordano gli schiavi del Louvre, soprattutto se si rimane sui parallelismi col Buonarroti.
In ultimo, ma non in ordine di importanza, anzi, proprio sul finale: il dettaglio che avevo anticipato prima e che solo Jacopo da Empoli sembra aver rappresentato in quasi tutte le sue varianti: la Madonna è incinta. Questo dettaglio è ben espresso in Apocalisse 12, 2 (”Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto”), ma può alludere anche al fatto della sua doppia natura ed “entità immacolata”: la sua e quella di suo figlio Gesù. Ricordiamo che ben prima dell’istituzione dell’Immacolata Concezione, effettuata da Papa Pio IX l’8 dicembre 1854, da sempre i dibattiti teologici si sono interrogati su questo tema. Dal Cantico dei Cantici (“… in te nessun macchia…”; Cantico 4, 7), a S. Agostino, Alberto Magno, Bernardo di Chiaravalle... il tema diventò sempre più controverso dal XIV secolo e i dipinti analizzati erano spesso chiamati con il titolo di “Disputa sull’Immacolata Concezione”.
elenco delle immagini in ordine alfabetico: Jacopo Da Empoli Chimenti – Allegoria dell’Immacolata Concezione, Abbazia di San Salvatore, Fucecchi Jacopo Da Empoli Chimenti – Allegoria dell’Immacolata Concezione, Cappella del Ss Sacramento, S. Stefano, Empoli, 1596 Jacopo Da Empoli Chimenti – Allegoria dell’Immacolata Concezione, Museo di S. Chiara, S. Miniato, 1600-10 Jacopo Da Empoli Chimenti – Allegoria dell’Immacolata Concezione, S. Agostino, Prato Niccolò “Il Pomarancio” Cirignani – Duomo di Volterra Niccolò “Il Pomarancio” Cirignani – Allegoria dell’Immacolata Concezione, Pinacoteca di Città di Castello, 1573 Cosimo Daddi – Allegoria dell’Immacolata Concezione, duomo di Volterra. Giovanni Battista Naldini – Allegoria dell’Immacolata Concezione, S. Francesco, Volterra, 1582 Carlo Portelli – Allegoria dell’Immacolata Concezione, Gallerie dell’Accademia, Firenze Giorgio Vasari – Allegoria dell’Immacolata Concezione, Uffizi, 1541 Giorgio Vasari – Allegoria dell’Immacolata Concezione, Ss. Apostoli, Firenze, 1543 Giorgio Vasari – Pala dell’Immacolata Concezione con i Ss Remigio e Biagio negli sportelli laterali, Museo Nazionale di Villa Giungi, Lucca. Giorgio Vasari – Allegoria dell’Immacolata Concezione,Ashmolean Museum, Oxford
Recanati
Sempre caro mi fu quest'ermo colle, E questa siepe, che da tanta parte Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. (...)
Recanati (Macerata) è legata al nome del grande poeta Giacomo Leopardi che qui nacque nel 1798. In Piazza del Sabato del Villaggio si può visitare, anche se parzialmente perchè tuttora abitata dagli eredi, la casa natale di Giacomo Leopardi. Degna di nota è la biblioteca composta da 20.000 volumi raccolti principalmente dal padre che mise a disposizione questa sua libreria anche ai cittadini recanatesi. Di fronte, al primo piano delle scuderie Leopardi si trova la casa di Teresa Fattorini, donna celebrata nel famoso canto “A Silvia”. Tra gli altri luoghi leopardiani si può citare il Colle dell’Infinito, il Centro Nazionale di Studi Leopardiani e Palazzo Antici, casa natale della madre del poeta.
A Recanati è presente anche una ricca Pinacoteca Comunale, ospitata all’interno di Villa Colloredo Mels, che raccoglie documenti e reperti archeologici, opere del Pomarancio e di Lorenzo Lotto tra le quali il “Polittico di S. Domenico”, “La Trasfigurazione” e la celebre “Annunciazione”.
Recto: Virgin and Child, and Saint John the Baptist; Verso: summary sketches, possibly the Virgin and Child by Pomarancio, Drawings and Prints
Medium: Brown and black oil with white heightening; verso: black chalk
The Elisha Whittelsey Collection, The Elisha Whittelsey Fund, 2002 Metropolitan Museum of Art, New York, NY
http://www.metmuseum.org/art/collection/search/352021
🕊 BUONA PASQUA DI RESURREZIONE Che permetta a tutti noi di trovare serenità, felicità e “trionfo” dopo un periodo di dure prove che senza dubbio ci hanno anche “confuso” fin nei fondamenti delle nostre credenze. FORZA! 🐣 🐰 🐣 Cristo risorge in una luce folgorante neII'immaginazione e nello stile manierista classico del Pomarancio; poggia tranquillo e statuario su una nube grigioazzurra, davanti allo stupore di angeli Iascivi. Sotto i suoi piedi, una gran confusione di armigeri abbagliati, travolti, disarmati intorno al sarcofago vuoto ma sigillato. Due mondi: uno trionfante e dominante nella luce divina, I'altro confuso, dominato e sconfitto neII'armato errore umano. (Resurrezione di Cristo, Nicolò Circignani detto il Pomarancio, 1569. Santuario di Mongiovino) #pasqua #pasqua2020 #pomarancio #resurrezione #resurrezionedicristo #manierismo #volgoarte #arte #affresco #art (presso Rustigazzo) https://www.instagram.com/p/B-3nr-jKjsX/?igshid=1ep80j3z79xoy
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CHIESA BEATO GIACOMO VILLA posta appena fuori dalle mura urbiche dove la tradizione si vuole si fermarono un carro trainato da due buoi chianini con la salma del Beato. Costruita per voto popolare, conserva un ricco interno barocco, a pianta ellittica che rimanda ad atmosfere borrominiane. Nell'altare maggiore si conserva una ricca teca, dove sono deposti i resti del Beato rivestisti in cera, sull'altare a sinistra una tela con la Vergine in gloria opera di Nicolò Circignani detto il Pomarancio. #panorama #LetsGuide #fotografogoogle #fotografocittadellapieve #fotografo360 #fotografocertificatogoogle #umbriagram #cittàdellapieve #pomarancio (presso Città della Pieve)