WILCO - YANKEE HOTEL FOXTROT (Nonesuch, 2002)
Che cosa fai quando credi fermamente in un tuo prodotto ma il sistema che ti ha nutrito ti volta improvvisamente le spalle? Alla fine del vecchio millennio i Wilco sono una band più che affermata. Hanno un disco quasi pronto ma Jeff Tweedy è preda di una lucida ossessione. Vuole portare i Wilco oltre le convenzioni, creare un opera che racchiuda tutta la sua cultura musicale e che possa farlo annoverare tra i mostri sacri del rock americano. Per farlo rivoluziona la line up della band arrivando ad accantonare il compagno di sempre Jay Bennet relegandolo in un angolo (Bennet farà poi una brutta fine, ma questa è un’altra storia). Operazione rischiosa ma che porta notevoli frutti. Yankee Hotel Foxtror è finalmente pronto. C’è però un problema. La casa discografica per cui lavori decide di tagliare i costi e licenzia i Wilco. Tweedy si impegola in cause legali che sembrano senza fine ma soprattutto non trova nessuno che voglia accollarsi il rischio di pubblicare quello che lui considera un capolavoro. C’è poi il rischio che ciò che hai fatto prenda altre strade per raggiungere il pubblico. A inizio 2000 le pubblicazioni pirata sono sempre più frequenti ma hanno il difetto di essere, nella maggior parte dei casi, di pessima qualità. Ed ecco la risposta alla domanda che ci siamo posti all’inizio. Tweedy rivoluziona il mercato mettendo disponibile in free download il suo capolavoro con la certezza che, quando riuscirà a trovare una casa discografica disponibile, le vendite lo appagheranno appieno. La storia gli da ragione e i Wilco aprono la strada ad un nuovo modo di raggiungere i propri fan e farsi promozione. Le vendite di Yankee Hotel Foxtrot saranno stellari tanto da convincere altre band della validità del sistema (Radiohead e U2 ad esempio lo useranno ampiamente negli anni a venire). Che poi il disco sia effettivamente un capolavoro non è certo un dato marginale.
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