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Rendere il terreno uniforme e piano per pratino
care amiche, come posso fare a tenere in ordine la mia aiuola? cerco un metodo a metà tra la completa rasatura del pratino e la reforestazione amazzonica. spero che non sia una domanda troppo sopra le righe. grazie, g.
Cara G.
proprio oggi mi sono data al giardinaggio, e mi sembra l'occasione ideale per rispondere alla tua domanda.
Se hai un'estetista di fiducia, ricorda che puoi accordarti con lei sullo stile che vuoi dare alla tua zona inguinale - proprio come faresti con un parrucchiere. E proprio come da un parrucchiere, prima di chiedere l'uno o l'altro taglio devi considerare:
1. Quello che ti fa sentire più a tuo agio2. Quello che meglio si addice alla tua forma
Ad esempio a me piace molto la brasiliana, ma trovo mi stia male e per questo prediligo invece una forma rettangolare. Ci sono cinque standard di depilazione:
Semplice: scegli il filo-mutanda, quel tanto che basta per non fare figuracce in spiaggia. Il resto dei peli rimasti vengono poi spuntati con delle forbici per creare ordine.Americano: la depilazione interessa anche le grandi labbra, ma al centro resta un rettangolo stile baffo di HitlerBrasiliana: anche in questo caso la depilazione è molto sgambata, ma mantieni una forma a triangolino (ideale per i fan della massoneria, con piramide capovolta e “occhio” sulla punta)Totale: che però, come me, non apprezzi moltoPersonalizzata: viviamo in una grande epoca, e molte estetiste si sono specializzate nell'arte del sottomutanda. Puoi chiedere che i tuoi peli vengano stilati nelle forme più disparate: il cuore va tantissimo, ma per esempio ragno e stella sono due opzioni molto glamour.
Se non hai un'estetista e preferisci risolvere in casa, ci sono tre metodi a basso costo:
Ceretta: è sicuramente il metodo più efficace (seppur doloroso) e ti lascia liscia e morbida. Ti consiglio di acquistare la cera da scaldare, quella in pentolino per pelli sensibili: a differenza delle strisce (o anche del roll-on) puoi meglio gestire l'applicazione della cera e soprattutto la quantità di peli che mano a mano tirerai via. Scegli aree piccole di volta in volta, per minimizzare il dolore.
Crema depilatoria: la crema è un metodo indolore, ma il pelo viene rasato e non tirato via con tutto il follicolo. Ciò significa che ricrescerà prima, benché rimanga fondamentalmente morbido (essendo questa tecnica meno aggressiva del rasoio)
Rasoio: in casi di estrema emergenza, è possibile utilizzare un rasoio delicato per rimuovere i peli dall'area inguinale. Ti consiglio di farlo sotto la doccia o assicurandoti di bagnare molto l'area interessata per evitare rossori o tagli indesiderati. Se hai tempo, fai prima uno scrub della zona - ridurrà il rischio di peli incarniti e sotto pelle che può verificarsi usando questo metodo.
Spero di esserti stata utile. Ti lascio con le immortali parole di Gianni Morandi, che ci ricordano di trattare con grazia e rispetto la nostra fiorente zona inguinale
C'è un grande prato verde dove nascono speranze che si chiamano ragazzi.Questo è il grande prato dell'amore.
Ciauz,
MG
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.Linee guida per la creazione e la manutenzione del pratino.
1. Quando seminare il pratino
Il periodo migliore per seminare il pratino è in autunno, da settembre a fine ottobre, o in primavera, da marzo a fine aprile, prima dell’arrivo del caldo. Ovviamente va sempre considerata la variazione climatica della regione in cui ci si trova, ma si può affermare che questi sono i mesi ideali in cui si devono concentrare gli sforzi per preparare il terreno e procedere alla semina. Sia l’autunno che la primavera sono stagioni giuste perché ricche di umidità soprattutto nella notte e le temperature non sono mai elevate; se è possibile è comunque preferibile seminare in autunno, così il seme ha la possibilità di radicare bene e svilupparsi al meglio nella primavera successiva, e inoltre avremo meno piante infestanti a disturbare il nostro pratino rispetto al periodo primaverile.
Una volta deciso quando seminare il pratino è importante eseguire le giuste operazioni di preparazione del terreno e scegliere la giusta semente da utilizzare.
2. Preparazione del terreno
Prima di porre a dimora le sementi del pratino è bene preparare il terreno, in modo che le giovani piantine possano svilupparsi al meglio e crescere rapidamente. Per garantirsi un pratino bello da vedere e sano è fondamentale che il terreno su cui si semina sia soffice, ricco e ben permeabile. Per ottenere questo risultato è molto importante scegliere il momento giusto per iniziare la preparazione: oltre a preferire belle giornate di sole, ci si deve assicurare che il terreno non sia secco ma leggermente umido e senza ristagni, in modo tale che quando lo si lavori le zolle siano compatte e non si fatichi più del dovuto a rivoltarle e frantumarle. Solitamente le lavorazioni iniziano 1-2 settimane prima della semina e devono essere precedute dalla rimozione delle erbe infestanti eventualmente presenti sul terreno e dei sassi con l’aiuto di una zappa o di un rastrello (per le erbe si può usare anche un diserbante fogliare). Si deve poi spargere sul terreno del concime organico (stallatico), che oltre ad arricchire il terreno ne migliora l’impasto, o del concime minerale a lenta cessione, per dare il giusto nutrimento alle piantine e farle crescere rapidamente. Nel caso il terreno sia compatto e argilloso lo si può addizionare con sabbia e torba mescolati assieme: sia concime che l’eventuale sabbia e torba vanno distribuite sul terreno prima di lavorarlo in uno strato uniforme su tutta la superficie. Effettuate queste operazioni si può procedere a lavorare a fondo il terreno e rivoltarlo, con l’aiuto di una vanga o di un motocoltivatore; in questo modo si potrà garantire uno strato di almeno 35-40 cm soffice e ricco, e adatto ad accogliere i semi. Dopo aver lavorato il terreno, con l’aiuto di un rastrello si devono sminuzzare le zolle e livellare bene la superficie, evitando di produrre dossi o affossamenti, dove potrebbe ristagnare l’acqua, portando con sé i semi appena posati, e potrebbero crearsi problemi per la manutenzione. Il risultato finale deve essere un terreno (o letto di semina) soffice, con zolle piccole e uniformi, e ben livellato. Lasciato riposare il terreno per alcuni giorni si può poi procedere alla semina.
3. La semina
Scelta della semente
Prima di procedere alla semina occorre considerare la scelta del seme da utilizzare in base a due importanti fattori: l’utilizzo a cui è destinato il pratino e la zona climatica in cui ci troviamo, senza tralasciare quanto del nostro tempo siamo disposti a dedicare alla sua cura.
Sul mercato ci sono sementi di pratino adatte a zone ombreggiate (come sottobosco o sottochioma), altre che resistono all’esposizione in pieno sole, e alcune che tollerano più di altre il calpestio o che sono adatte ai tagli rasi. Conoscendo le caratteristiche dei vari semi per il pratino possiamo facilmente individuare quello che fa al caso nostro. Naturalmente l’acquisto del seme per il pratino è facilitato dai produttori che offrono miscugli diversi per rispondere a tutte le esigenze; si possono trovare quindi miscugli di sementi per zone in ombra, soleggiate, prati ornamentali e per campi da gioco adatti al calpestio, nonché miscugli di ogni fascia di prezzo (mediamente 0,20 € al metro quadro) e caratteristiche.
La famiglia di erbe più diffusa è quella delle graminacee, perfette da utilizzare come pratino poiché le loro caratteristiche le rendono veloci nello sviluppo, resistenti a tagli frequenti e rasi nonché ben resistenti al calpestio. Difficilmente il pratino è costituito da un’unica specie di erba: le sementi in commercio sono infatti costituite da una miscela di specie che permettono di ottenere un miscuglio con i pregi di differenti erbe. Il Lolietto (lolium s.p.) è una delle specie più conosciute ed utilizzate, che con la temperatura ideale germina in 5-6 giorni e garantisce un manto erboso fitto e resistente.
Il pratino e le zone climatiche
Importante per la scelta del seme è la zona climatica in cui ci troviamo. Ci sono specie (le Macroterme) che tollerano temperature calde tra i 26-34° C e anche con annaffiature scarse il pratino ha un aspetto gradevole, ma con inverni rigidi tendono a ingiallire e sono maggiormente soggette alle malattie. Più adatte a zone umide e fresche sono invece le Microterme che sono al massimo del loro stato vegetativo tra i 17-25° C e d’inverno garantiscono un pratino verde, mentre in estate necessitano di una costante irrigazione.
La semina
La semina del pratino avviene a spaglio, spargendo cioè a mano libera o con l’aiuto di appositi macchinari la semente; solitamente è necessario 1kg di semente per 40 metri quadrati. Per garantirsi una semina uniforme si distribuisce la semente in due versi: in un primo verso andando da est verso ovest, e un secondo andando da nord verso sud (indicativamente, l’importante è creare una sorta di croce con i passaggi). Così facendo si hanno molte più probabilità di distribuire la semente in modo ottimale, senza avere buchi o spazi con troppa semente. Non è necessario esagerare con la semente poiché da ogni seme si creerà un ciuffetto di fili che andrà a riempire gli spazi vuoti tra un seme e l’altro. Dopo la semina è consigliabile coprire i semi con della sabbia mista a torba (come quella utilizzata per la preparazione del terreno), avendo cura di premerla con un rullo o con il fondo del badile per farla ben aderire alla semente. Dopodiché annaffiare e attendere la germinazione dei semi, che varia, secondo la specie e l’andamento climatico, da 5 a 10 giorni.
4. L’irrigazione
L’acqua per il pratino è un elemento indispensabile, quindi è bene sapere quando è essenziale irrigare il pratino per evitare che la mancanza di acqua possa ridurne lo sviluppo e complicarne la sopravvivenza (soprattutto nei periodi più caldi) e quando invece non distribuirla perché non richiesta e anzi dannosa per la salute del pratino. I periodi dell’anno in cui è necessaria l’irrigazione del pratino sono l’estate e l’autunno, momenti in cui a causa della maggiore attività vegetativa il pratino ha più bisogno di acqua, mentre non sarà necessario annaffiare in inverno, poiché il pratino è a riposo, e in primavera, quando l’umidità notturna e qualche pioggia sono sufficienti. Le annaffiature variano a seconda della temperatura e del tipo di terreno, quindi da 1 volta a settimana per i periodi più freschi e i terreni argillosi, fino ad irrigare tutti i giorni nei mesi caldi dell’estate. I momenti più adatti per l’irrigazione sono al mattino presto, perché l’acqua sarà sfruttata nelle ore successive per il processo di fotosintesi, e la notte, quando le temperature fresche impediscono l’evaporazione e c’è a disposizione una maggiore pressione per l’irrigazione. Può essere molto dannoso irrigare quando ancora c’è il sole o le temperature sono alte: si rischia infatti di provocare uno shock termico alle radici con possibile disseccamento del pratino o “scottare” il pratino (le goccioline sui fili d’erba col sole possono bruciarli) facendolo ingiallire.
Come irrigare
La quantità d’acqua da somministrare al pratino varia da zona a zona, ma dove possibile è sempre meglio distribuire molta acqua per meno volte che bagnare poco ma più spesso (ad esempio tutti i giorni). Questo perché se si bagna tanto il terreno questo avrà una maggior riserva idrica da rilasciare al pratino, e non irrigando tutti i giorni le radici del pratino saranno costrette ad andare in profondità per cercare l’acqua, rendendo più resistente il pratino. Irrigando spesso invece le radici rimarranno solo in superficie, e utilizzando poca acqua per irrigare sarà anche minore la quantità d’acqua che il terreno potrà immagazzinare.
Per un piccolo pratino può essere sufficiente un tubo e un po’ di pazienza per annaffiarlo manualmente, mentre per superfici più grandi dovremo dotarci di un maggior numero d’irrigatori da posizionare nei vari angoli del pratino. È da tenere in considerazione che nei periodi in cui saremo lontani da casa per le vacanze il pratino avrà ugualmente bisogno di essere irrigato, quindi dovremo dotarci di timer che periodicamente apriranno i rubinetti. La realizzazione di un impianto d’irrigazione automatico è sicuramente la scelta migliore; un impianto che quando necessario annaffierà tutte le zone del pratino nelle quantità e negli orari giusti ci eviterà tempo di lavoro manuale, le zone rovinate dal caldo saranno minori e ci darà un pratino in buone condizioni per tutto l’anno. Per eseguire una corretta irrigazione e far sì che il sistema d’irrigazione funzioni a dovere si deve però sistemare il terreno in modo tale che non si creino ristagni in cui formarsi muschio o dove il pratino può morire perché soffocato dall’acqua.
5. La manutenzione del pratino
Il pratino come del resto tutto il giardino ha bisogno di costante manutenzione per poter essere in salute e al massimo del suo splendore.
La manutenzione richiede fatica, volontà e passione, che nel tempo renderanno grandi soddisfazioni del proprio angolo verde.
Il pratino, oltre a una regolare irrigazione, necessita di tagli frequenti, almeno una volta alla settimana con un’altezza di 5-6 cm nel periodo che va da marzo a novembre (quando l’attività di crescita è rigogliosa), e occorre rimuovere il feltro che si deposita sul pratino ed arieggiare per dare la possibilità ad acqua e luce di raggiungere le radici dell’erba. È opportuno arieggiare il terreno almeno ogni mese circa utilizzando degli appositi rastrelli o macchinari. Il primo taglio una volta costituito il pratino va effettuato quando le piantine raggiungono un altezza di circa 8 cm, e, come tutti i restanti tagli, va eseguito con tagliaerba con lame ben affilate.
Gli ulteriori accorgimenti per eseguire una corretta manutenzione del pratino riguardano poi:
- La concimazione
- La cura durante il periodo invernale
- La sabbiatura annuale
- La rimozione del muschio
- La risemina
- La cura delle malattie e dalle erbe infestanti
La concimazione
Il periodo giusto per concimare il pratino è determinato dal ritmo di crescita vegetativo del pratino e dalle temperature a cui è sottoposto. Lo sviluppo vegetale del pratino riprende (o inizia) a marzo, e ha un culmine di sviluppo a maggio; in questo periodo il pratino deve avere a disposizione una concimazione che favorisca l’inizio dell’attività vegetativa e il proseguimento della stessa per rispondere alla grande domanda di elementi nutritivi connessa alla formazione di culmi e foglie. Pertanto nei mesi di marzo, aprile e maggio bisogna distribuire una concimazione abbondante con alte percentuali di azoto, elemento maggiormente richiesto dalla vegetazione.
Nei mesi di luglio e agosto il pratino rallenta lo sviluppo per riprendere tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Anche in questo periodo, tuttavia, è indispensabile che il pratino abbia comunque a disposizione riserve nutritive, fornite con un concime a rapido assorbimento. In estate il ritmo di crescita delle radici è leggermente inferiore rispetto a quello della parte aerea, e in modo meno vigoroso in confronto a quello della primavera, momento di massima vitalità.
Nel periodo del tardo autunno è invece necessario distribuire concimi a lenta cessione, contenenti una quota di azoto, che diventerà disponibile in primavera, e potassio e fosforo che saranno invece subito disponibili per il pratino e lo renderanno forte e resistente ai freddi.
Perché concimare: per sostenere il regolare sviluppo e la salute del pratino è necessario fornire elementi nutritivi in continuazione al tappeto verde, per reintegrare le sostanze già consumate, perse nel terreno o asportate.
Un concime minerale completo è composto da azoto, fosforo e potassio e da microelementi come ferro, manganese, magnesio, boro e altri utili al pratino in quantità minori. Il terreno possiede una fertilità propria collegata al suo contenuto di elementi minerali e di sostanza organica e all’attività biologica fornita al momento della costruzione del pratino; tuttavia questi elementi sono destinati a diminuire con il passare del tempo.
Lo sviluppo del pratino, lo sfalcio e gli eventi climatici impoveriscono progressivamente la dotazione di partenza. Pertanto, gli elementi nutritivi vanno reintegrarti in rapporto ai seguenti fattori:
Produzione d’erba che sarà asportata
Dilavamento dal terreno
Riserva e stabilizzazione del suolo ed esigenze della microfauna.
Non esiste una concimazione universale applicabile a tutti i tipi di pratino, poiché essa risponde alle necessità specifiche del manto erboso in relazione alle esigenze qualitative della vegetazione, allo sfruttamento e alla disponibilità di tempo e di attrezzature. E’ fondamentale eseguire concimazioni equilibrate, distribuendo dosi di elementi minerali in quantità adeguate al reale bisogno del pratino, secondo il grado di assorbimento delle piante e il volgere delle stagioni.
Lavori da eseguire durante l’inverno
Il pratino necessita di cure costanti durante tutto l’anno, e dedicargli le giuste attenzioni nel periodo invernale fa sì che riesca ad affrontare i periodi freddi senza risentirne. Spesso si pensa che in inverno il pratino sia in riposo e dato che cresce meno non è necessario fare nulla, ma in realtà non è così: ci sono infatti alcune pratiche da mettere in pratica proprio nel periodo invernale.
La prima, e anche la più semplice, è quella di liberare il manto erboso dalle foglie che cadono dagli alberi, per far si che non ci siano punti che non ricevano la luce del sole. Per far ciò basta prendere un rastrello a denti larghi e leggeri e rimuovere ogni residuo di foglie, facendo così respirare il tappeto erboso e impedendo la creazione di malattie fungine.
Altra cosa da fare è la concimazione; è opportuno usare un fertilizzante a basso contenuto di azoto e molto ricco di potassio e fosforo per rinforzare il pratino. Inoltre, se si dovesse creare del muschio dovremmo somministrare prodotti a base di ferro che serviranno a bloccarne la formazione (vedi in seguito).
In questo periodo l’irrigazione quasi non è necessaria date le numerose piogge, anzi occorrerà stare attenti ai ristagni d’acqua; nel caso si dovessero creare basta spargere della sabbia nei punti dove si è fermata l’acqua per farla assorbire, o procedere a bucherellare il terreno per permettere un maggiore drenaggio, o ancora provvedere in una futura risemina a una miglior sistemazione del terreno.
Nella stagione invernale il pratino si trova in un momento di ridotta crescita vegetativa, di conseguenza saranno necessari tagli meno frequenti ma con i soliti accorgimenti, quindi con una lama ben affilata e senza tagliare a un livello troppo basso, anzi alzando il taglio di pochi centimetri l’erba sarà in grado di affrontare meglio i periodi freddi.
La sabbiatura
Scopo della sabbiatura è quello di aumentare la percentuale di sabbia nello stato superficiale del pratino per favorire la permeabilità idrica del terreno e ottenere il diradamento e il sollevamento dello strato di feltro vegetale. Si procede distribuendo almeno mezzo centimetro di sabbia (o terriccio per tappeti erbosi) su tutta la superficie del pratino, stesa in modo omogeneo e rastrellata sulla superficie per favorirne la penetrazione in profondità.
Con la distribuzione di questo strado di sabbia, inoltre, si può migliorare la conformazione e il livello della superficie del pratino nelle zone depresse o nei luoghi dove si sono formati solchi, oltre ad aumentare la possibilità di drenaggio in zone dove occorrono ristagni d’acqua.
Con questa operazione, che non presenta particolari difficoltà tecniche, si migliora il pratino ornamentale e quello sportivo, risolvendo molti aspetti problematici della sua gestione. La sabbiatura annuale è raccomandabile anche per i piccoli giardini, in cui il pratino viene intensamente sfruttato, per migliorarne l’aspetto estetico.
La risemina del pratino
Tra le operazioni di manutenzione del pratino particolare importanza ha la risemina (o rinnovo) del manto erboso; infatti, anche se si procede con regolari interventi, non si esclude che questa operazione debba essere fatta periodicamente. Le piantine del pratino sono soggette al diradamento e alla formazione di cespi che rendono necessaria la sostituzione delle erbe, per rinnovare la vegetazione del pratino e per risanare eventuali buche/vuoti dovuti a disseccamento o malattie del manto erboso. La risemina va eseguita insieme alla sabbiatura per permettere al seme di esser coperto da sabbia o torba e non essere disperso dal vento germinando con maggiore facilità. Per procedere con la risemina occorre prima di tutto tagliare l’erba in maniera uniforme a pochi centimetri di altezza (4-5 cm); poi, tramite un arieggiatore o rastrello vanno rimossi i residui di erba secca, muschio e feltro. A questo punto si può procedere con la risemina: il seme va distribuito in quantità di circa 20 grammi per metro quadrato di pratino cercando di utilizzare semi simili a quelli precedenti o specifici per la rigenerazione del pratino, eventualmente miscelando dosi di sementi di Lilium perenne e Festuca. Consigliabile è poi passare un rullo per far assorbire il seme dal terreno e annaffiare abbondantemente per favorire la germinazione della semente.
Come eliminare il muschio
La presenza di muschio nel pratino può essere dovuta a diverse cause: “impaludimento” del terreno dovuto a un cattivo drenaggio, mancanza di concimazione e indebolimento/diradamento dell’erba o presenza di zone d’ombra che non lasciano filtrare la luce (come ad esempio sotto gli alberi o le foglie).
Il terreno in pratica non respira più ed si ha la formazione di muschio. Per eliminarlo i metodi sono diversi, ma generalmente s’impiega il solfato ferroso (attenzione che macchia porfido, vestiti, cotto… in modo irrimediabile!) che acidifica il terreno e, abbinato a un fertilizzante, rende il manto più verde e folto.
Per favorire un corretto assorbimento del solfato di ferro si deve inizialmente rastrellare il terreno e, dopo circa 10 giorni, spargere il solfato in modo uniforme sulla zona dove è presente il muschio. Per non lasciare zone scoperte ed evitare variazioni di pH che potrebbero aggravare il problema il solfato ferroso può essere disciolto in acqua e distribuito con un annaffiatoio. I risultati migliori si ottengono se il trattamento è effettuato in autunno, poiché grazie alle piogge il solfato può scendere bene in profondità e agire in modo ottimale.
Dopo circa un mese dal trattamento si deve tagliare l’erba, rastrellare il pratino e portare via il muschio morto con un’arieggiatrice o con un rastrello. Per consentire il recupero del pratino e proteggere l’erba dalla ricomparsa della malattia è bene spargere un fertilizzante contenete potassio, e, dopodiché, riseminare.
Risolto il problema occorre avere una buona e costante manutenzione del pratino, avendo cura di evitare i ristagni e l’eccessiva umidità, rimuovere le foglie e mantenendo il pratino folto e senza feltro vegetale.
La lotta alle erbe infestanti
Per chi cura il tappeto erboso le infestanti rappresentano uno dei problemi più fastidiosi che se non controllato può compromettere gravemente la salute del pratino. Infatti, oltre ad essere antiestetiche, le infestanti erodono gradualmente spazi alle essenze seminate, uccidendole. In queste situazioni occorre intervenire tempestivamente con erbicidi specifici e selettivi, in grado di contenere le specie indesiderate. In genere nei tappeti erbosi, che sono costituiti da essenze graminacee invernali, si considerano infestanti le specie a foglia larga e le graminacee a sviluppo estivo, che d’inverno disseccano diventando antiestetiche per il pratino stesso. Le infestanti a foglia larga (di varia forma, ovoidali, lobate…) deturpano l’estetica del prato, ma in genere il loro contenimento non costituisce un grave problema; più difficile è invece il controllo delle graminacee (le infestanti a foglia stretta, di forma lunga e sottile).
Lotta agronomica : la prima azione di lotta alle infestanti è la corretta preparazione e manutenzione del prato, con una serie di accorgimenti che entrano a far parte della cosiddetta “lotta agronomica”. Migliorare il terreno con ammendanti (stallatico, torba, sabbia…) e con accurate lavorazioni e sistemazioni (ponendo particolare attenzione al drenaggio e allo sgrondo delle acque superflue), scegliere le sementi tenendo conto dell’utilizzazione del prato, delle caratteristiche del terreno e del clima, e che non contengano sementi estranee, intervenire con opportune concimazioni e irrigazioni e sfruttare i favorevoli e regolari interventi di taglio (tagliando spesso e alla giusta lunghezza si rende il pratino più vigoroso e se ne evita l’esaurimento), sono le buone pratiche da mettere in pratica per ridurre le infestazioni e gli interventi con prodotti chimici.
Lotta chimica: contro le infestanti dei tappeti erbosi la lotta chimica con prodotti diserbanti si diversifica a seconda che si debba intervenire prima della semina o dopo, per il mantenimento del tappeto erboso. Prima dell’impianto occorre eliminare completamente le infestanti annuali e perenni, in particolare le graminacee, che per i primi mesi non possono essere contenute. Per far ciò, dopo aver ben curato la preparazione del terreno, è utile sfruttare la tecnica della falsa semina: dopo aver preparato il terreno per la semina si lasciano germinare i semi delle infestanti eventualmente presenti, per poi devitalizzare le giovani piante infestanti con del glifosate (diserbo totale). Dopo 3-4 giorni si può procedere alla rimozione delle erbe ormai secche con un rastrello e alla semina, garantendosi così una futura minor presenza d’infestanti.
Per gli interventi dopo la semina occorre invece orientarsi verso erbicidi selettivi: occorre infatti evitare che le infestanti possano arrecare danni alle piantine appena seminate, per consentire a queste ultime di svilupparsi e insediarsi in completa assenza di competizione. Nel caso si sviluppino infestanti a foglia larga si può intervenire con diserbi selettivi senza arrecare eccessivi danni al giovane pratino; si interviene due, tre giorni prima del taglio del pratino avendo cura di irrorare bene le piante da trattare ed evitare di bagnare altre piante di tipo ornamentale. Nel caso si sviluppino infestanti a foglia stretta invece la lotta si complica; il pratino nei primi 6-8 mesi solitamente non è ancora ben affrancato per cui si deve intervenire con diserbi selettivi ma prestando la massima cura a bagnare, per quanto possibile, solo le infestanti, e colpirle appena se ne nota la presenza.
Su un tappeto erboso già costituito si può intervenire con gli stessi accorgimenti visti in precedenza, considerando che il pratino in questo caso è già più sviluppato e consolidato, per cui anche intervenendo con diserbi per infestanti a foglia stretta si può trattare tutta la superficie.
Per contenere le infestanti a foglia larga talvolta sono disponibili prodotti erbicidi in formulazione microgranulare, spesso associati a fertilizzanti, che consentono di distribuire l’erbicida nelle aree prestabilite senza dover ricorrere a irroratrici ed evitando il rischio di danneggiare specie ornamentali. Tali formulazioni in genere presentano un’azione più lenta e pertanto occorre intervenire con un maggior anticipo, anche se la loro persistenza nel terreno risulta spesso superiore.
Quando applicare il diserbo
Sia nel caso d’infestanti a foglia larga che stretta il diserbo va effettuato quando le infestanti hanno 3-4 foglie, in modo che riescano ad assorbire il diserbo e a disseccare, ma senza che siano troppo sviluppate da risultare difficili da eliminare: è quindi importante non trattarle dopo il taglio del pratino, ma anzi 2-3 giorni prima, e nei primi stadi del loro sviluppo. L’applicazione si deve effettuare poi in assenza di residui di taglio o di foglie, evitando di irrigare nelle 4-5 ore successive al diserbo. Si deve intervenire in assenza di vento e con irroratrici ben regolate, con temperature comprese tra 12° e 25° C, per evitare fenomeni di scottatura, deriva e volatilizzazione del principio attivo. Si raccomanda poi di non trattare tappeti erbosi stressati da caldo eccessivo o da scarsa irrigazione, attendendo che il prato si sia ristabilito, irrigandolo eventualmente alcuni giorni prima dell’intervento. Nel caso di infestanti resistenti, con foglie piccole o grasse (tipo erba porcellana), si possono effettuare trattamenti “a pennello” con glifosate, per assicurarsi la loro scomparsa.
La Dichondra Repens
La Dichondra Repens appartiene alla famiglia delle Convolvulaceae. È una delle tappezzanti più diffuse ed è utilizzata come tappeto erboso nei giardini al posto del tradizionale pratino, soprattutto negli angoli difficili da gestire e tagliare; nei periodi di maggiore rigogliosità basta infatti tagliarla ogni 2 – 3 settimane.
Presenta piccole foglie verdi cuoriformi, si presenta come una pianta nana e strisciante e produce dei fiorellini il cui colore va tra il giallo e il bianco.
Si adatta ad ogni tipo di terreno, va posizionata preferibilmente in pieno sole dove si sviluppa in soffici cuscini, mentre all’ombra tende a diradarsi ed alzarsi maggiormente verso l’alto. Resiste anche a basse temperature ma il suo clima ideale è quello mediterraneo, per cui nel caso di inverni rigidi è bene coprirla con teli.
La Dichondra Repens deve essere seminata in primavera dopo aver preparato il terreno prima con una vanga e successivamente dopo averlo affinato e spianato con un rastrello. Il seme va distribuito a spaglio (esattamente come per la semina del pratino classico), coperto con del terriccio ed infine occorre rullare per farlo aderire al terreno. Si deve poi mantenere il terreno umido per i primi giorni dopo la semina per favorire la germinazione, e successivamente diminuire l’irrigazione. La Dichondra va irrigata con moderazione anche nei periodi più caldi, in quanto più resistente del pratino tradizionale al caldo.
La Dicondra repens è un’essenza non graminacea, nel quale le infestanti di più difficile contenimento risultano quelle a foglia larga, mentre le graminacee risultano di facile contenimento con l’applicazione dei graminicidi specifici.