Banca Nazionale dell'Agricoltura, Piazza Fontana, Milano, December 12, 1969 / 2019
(images: Nanni Balestrini – Primo Moroni, (1988), L'orda d'oro 1968-1977, Edited by Sergio Bianchi, «Universale Economica», Feltrinelli, Milano, 1997, pp. 340-345)

seen from T1
seen from United States
seen from Australia

seen from United States
seen from United States

seen from Türkiye
seen from United States

seen from Türkiye
seen from Germany
seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from United States

seen from United States

seen from Singapore
seen from Brazil
seen from Yemen

seen from Dominican Republic
seen from United States
seen from United States
Banca Nazionale dell'Agricoltura, Piazza Fontana, Milano, December 12, 1969 / 2019
(images: Nanni Balestrini – Primo Moroni, (1988), L'orda d'oro 1968-1977, Edited by Sergio Bianchi, «Universale Economica», Feltrinelli, Milano, 1997, pp. 340-345)
La Horde d’or (Italie 1968-1977)
De Nanni Balestrini et Primo Moroni
Edition de 1997 établie par Sergio Bianchi, avec la participation de Franco Berardi, Francesca Chiaramonte, Giairo Daghini et Letizia Paolozzi. Traduit de l’italien et annoté par Jeanne Revel et Jean-Baptiste Leroux, Pierre-Vincent Cresceri et Laurent Guilloteau. Editions de l’éclat, 668 pages, 2017, 25 euros.
La parution en février 2017 de la première traduction française de la Horde d’or – livre en constante réimpression depuis sa première édition en Italie, en 1988 – est un événement considérable, et cela à tout point de vue : politique, existentiel, théorique, textuel, narratif, documentaire, stratégique, etc.
➡︎➡︎
C'era una volta un piccolo, malmesso, fazzoletto di terra. Dei molti che gli passavano vicino nessuno pareva dargli conto. Al massimo era “dove una volta stava la fabbrica della birra” o “quello che c'è una bomba sotto”. Stette abbandonato, per trascurata distrazione e molti anni, dietro una rete qualunque, attraversata solo da cani desiderosi di liberarsi di un peso.
Nel 2010 assistette, immobile, alla silente battaglia dell'angolo ombroso prospiciente, conteso tra il gioco dei bambini, il bisogno dei cani e il disperato rifugio degli amanti notturni. Vide chi lo puliva, chi lo sporcava e chi ne reclamava il possesso.
Un giorno, poi, l'angolo ombroso venne chiuso e affidato al guinzaglio di un rispettabile esercizio commerciale; allora il fazzoletto di terra malmesso pensò che era giunto il momento di darsi da fare.
All'inizio non fu facile. Bisognava togliere la rete, pettinare l'erba sciupata, arredare lo spazio erboso, che a guardarlo bene era piccolo ma dignitoso. Fu con l'aiuto di un nutrito gruppo di amici che in breve si sentì pronto. In lui fremeva un'ansia di vita, il desiderio di recuperare il tempo perduto.
Allora ci furono feste, mercati, baccanali. Ospitò discussioni in cui gli abitanti del quartiere ragionavano su come averne cura. In molti pensavano “al Giardino”, a che farci, e tutto sembrava procedere per il meglio. Non c'è che dire, ne era contento.
Finché a un tratto parlò il Muro.
In genere non è bello sentir parlare i muri, ché perlopiù rinchiudono, impediscono e separano. Questa volta però il Muro non dettava regole, anzi, si lamentava. Come un malato di reumi, prendeva acqua da tutte le parti e rischiava di cadere. Per lui arrivò il cantiere e una staccionata sostituì la rete d'un tempo. Così il Giardino si trovò chiuso peggio di prima. Non riusciva neanche più a vedere la via e l'angolo ombroso che pur sapeva avere di fronte. Passarono così un inverno e una lunga estate in cui tutto sembrava essere tornato immobile.
Un giorno, però, il cantiere sparì. Il Muro era cambiato, era più nuovo e più “vecchio” contemporaneamente, senz'altro meno dolente.
Ancora una volta pensò che valeva la pena di insistere, pensò a com'era una volta il quartiere, proletario e malavitoso, “fiammeggiante di bandiere rosse e rossonere”, e ai locali che vennero poi in cui si vendevano “vino e panini senza amore e senza memoria”. Pensò alla storia del triangolo vicino, strappato alle macchine, piantumato e restituito al quartiere una ventina d'anni prima. Pensò all'amico che tutto questo e di più aveva narrato e che mille volte si era fermato a sproloquiare l'infinito in sua compagnia. Pensò ai giorni in cui era rimasto chiuso, lui e la sua rete, da una cortina di militari, chiamati a imporre al 18 di via Conchetta le sragioni del sopruso e del denaro, che consentivano l'accesso solo ai residenti in possesso di regolare documento di Identità. Pensò ai ragazzi (ragazzi “dentro” ancor più che all'anagrafe) che avevano resistito e che poi avevano cercato di fare di questo fazzoletto di terra malmesso e recintato un luogo vivo di persone e storie.
Non ci mise molto perché aveva già avuto modo di rifletterci a lungo. Decise di darsi un nome, il suo primo nome, quello vero, e decise di chiamarsi GIARDINO PRIMO MORONI, in ricordo delle cose che contano.
Collettivo A/I (autistici.org/inventati.org)
Foto di clouddep
Documento del SIFAR su Operazione Gladio
Documento del SIFAR su Operazione Gladio
Relazione del servizio segreto militare italiano (SIFAR) su Operazione Gladio
Subject: SIFAR Special Forces and Operation ‘Gladio’ 1 Jun 1959
Description: This report of the Italian military intelligence service (Servizio di Informazioni delle Forze Armate, SIFAR) reveals the existence of a secret army codenamed Gladio, run by SIFAR itself. The document lists the tasks of Gladio within the…
View On WordPress
"Antonio Muratori, avvocato famoso mezzo secolo fa, soleva ricordare la raccomandazione paterna a lui studente: 'Studia Tonino, studia: sennò diventerai pubblico ministero'. Per chi abbia seguito la requisitoria 'manicomiale' - com'è stata definita da un avvocato cattolico - del dottor Lanzi (processo 'Zanzara') e quella, ancor più squallida del dottor Alma (processo manifestini pacifisti), non si direbbe che la situazione sia cambiata rispetto a cinquant'anni fa. La nostra sfiducia nell'ordinamento giudiziario, comunque è totale e di principio e possiamo ripetere, senza cambiare una virgola, quanto scrivevamo tre anni fa ('Q.P.', n. 13, nov.-dic. '63, p.p. 17-18): 'Il nostro codice è addirittura fascista, e la stessa Costituzione non esce dal classismo, fondata com'è sullo status quo cioè sulla disuguaglianza di fatto dei cittadini e anche quel poco e ambiguo progressismo che pur vi si trova resta inattuato, come dimostrano ormai vent'anni di prassi, per il semplicefatto che è amministrata, come il codice, da appartenenti alla classe borghese, che per di più formano una casta chiusa e privilegiata, così come i militari. [...] Non c'è né ci può essere giustizia fin che non ci sia uguaglianza dei cittadini. La legge non è uguale per tutti perché non tutti sono uguali. L'unico modo dì non avere più sentenze classiste è che non esistano le classi.
Nanni Balestrini, Primo Moroni - L’orda d’oro 1968-1977 La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale - pagina 180
Quaderni Piacentini 19FUCKING63
La critica alla casta non è un concetto nuovo, Grillo ne ha semplicemente epurato le rivendicazioni di classe.
In realtà l'esplosione del rock negli Usa poteva essere riportata alla tendenza tipica di quella società, a una dinamica in cui le crisi vengono spesso incanalate e spostate in altri settori. "Così che eventi drammatici come il maccartismo, la Guerra di Corea vengono spostati nei binari stretti di una pura contrapposizione generazionale e infine placati con i miti (James Dean, Elvis Presley) e i riti (il rock, la moto, i giacconi) e dunque riciclati a vantaggio del mercato una volta di più. "In Italia invece il rock'n'roll non attecchisce come strumento di pacificazione, non riesce (come già era successo per i film) a svolgere un efficace compito di colonizzazione. Di fatto è l'ideologia, che al rock'n'roll si accompagna in America, che in Italia non passa. Non solo infatti la povertà di fatto dei giovani italiani impedirà sia le moto che i più modesti giacconi, ma sarà la sublimazione della violenza sociale a non trovare spazio. Le condizioni di scontro sociale in Italia sono altra cosa e hanno altre memorie ancora viventi se rapportate al dominio totalizzante dei mass media americani. Inoltre il regime democristiano non è ideologicamente puntellato come quello americano da secoli di filosofia patriottico-interclassista"
Nanni Balestrini, Primo Moroni - L’orda d’oro 1968-1977 La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale - pagina 54
In effetti, le ideologie sociologiche e organizzative del capitalismo contemporaneo presentano varie fasi, dal taylorismo al fordismo fino allo sviluppo delle tecniche integrative, "human engineering", relazioni umane, regolazione delle comunicazioni eccetera, appunto nel tentativo, sempre più complesso e raffinato, di adeguare la pianificazione del lavoro vivo agli stadi via via raggiunti, attraverso il continuo accrescimento del capitale costante, dalle esigenze di programmazione produttiva. In questo quadro, è evidente che tendono ad assumere sempre più importanza le tecniche di "informazione" destinate a neutralizzare la protesta operaia immediatamente insorgente dal carattere "totale" che assumono i processi di alienazione nella grande fabbrica razionalizzata. [...] nell'uso delle tecniche "informative", come manipolazione dell'atteggiamento operaio, il capitalismo ha vasti, indefinibili margini di "concessione" (e meglio si direbbe di "stabilizzazione"). [...] Ciò che è certo è che le tecniche di informazione tendono a restituire, nella situazione più complessa dell'azienda capitalistica contemporanea, quella "attrattiva" (soddisfazione) del lavoro di cui già parlava "Il Manifesto". [...] Occorre dunque sottolineare che la "consapevolezza produttiva" non opera il rovesciamento del sistema, che la partecipazione dei lavoratori al "piano funzionale" del capitalismo, di per sé, è fattore di integrazione, di alienazione, per così dire, ai limiti estremi del sistema.
Nanni Balestrini, Primo Moroni - L’orda d’oro 1968-1977 La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale - pagina 43
Questi sono punti fondamentali per cercare di comprendere come, durante i 70/80, il capitale sia riuscito a neutralizzare parte della conflittualità operaia ristrutturandosi e introducendo in maniera sempre più larga delle meccaniche relazionali e lavorative che hanno attenuato i sintomi e le conseguenze dell'alienazione (senza eliminare l'alienazione stessa).
Il passaggio dell'"attrattiva" di cui parlava Il Manifesto (del Partito Comunista) infatti dice:
Con l'estendersi dell'uso delle macchine e con la divisione del lavoro, il lavoro dei proletari ha perduto ogni carattere indipendente e con ciò ogni attrattiva per l'operaio (Marx, Engels - Il Manifesto del Partito Comunista - Capitolo I).
Tramite le tecniche di informazione, che trovano il loro emblema e grado di sviluppo più avanzato nel lavoro cognitivo, "creativo" e nel terziario, il capitale ha preservato sè stesso, risolvendo il problema strutturale figlio primogenito del Taylorismo, che come Crono è vicino ad evirare il padre capitalismo, e raccontato da Marx ed Engels nel Manifesto. Un processo di trasformazione il cui passo iniziale può essere rintracciato grossomodo nella trasformazione di parte dell'operaiato fordista in operaiato qualificato, specializzato: valorizzato professionalmente dall'evoluzione tecnologica:
le forze nuove che si esprimono possono essere indicate, a titolo di esempio, negli operai specializzati e qualificati [...] soprattutto perché il progresso tecnologico porta a una loro valorizzazione professionale; nei giovani operai, specialmente se specializzati, anche nel caso siano provenienti dalla scuola Fiat o da organizzazioni cattoliche; nei tecnici, specialmente nei giovani tecnici, i quali per mansioni sempre più complesse che svolgono sono interessati ai problemi del progresso tecnologico e della gestione aziendale [...] (Nanni Balestrini, Primo Moroni - L’orda d’oro 1968-1977 La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale - pagina 36)
L'illusione della "fine del lavoro", la risorta "attrazione del lavoro" del terziario e di parte della classe lavoratrice nel suo intiero sono sia installazioni ideologiche che conseguenze del superamento del fordismo e della ritrovata autonomia del lavoratore cognitivo, uno sviluppo che è un ritorno ad una situazione da operaio pre-taylorista, al cosidetto "operaio di mestiere"
in quanto detentore di un sapere, di un mestiere, per l'appunto (Andrea Fumagalli - Dal Fordismo all'accumulazione flessibile - pagina 6)
L'elemento fondamentale per rinnovare l'analisi è rappresentato da quello che Romano Alquati comincia a chiamare "conricerca". Che è un'attività pratica di conoscenza. "Si comincia cioè ad andare a vedere come sono fatte, come funzionano realmente le fabbriche, come sono fatti gli operai, come è fatto il comando nella fabbrica, si comincia a mettere in circolazione una parola d'ordine che è appunto quella dell'inchiesta operaia, fatta insieme agli operai, dal loro punto di vista soggettivo". L'inchiesta e la ricerca fatta e rivolta a scopi insieme conoscitivi e pratici, a scopo di lotta e di iniziativa a partire dal basso e al di fuori (spesso contro) la funzione mediatrice di partiti e sindacati. In questa dinamica lo scambio tra l'intelligenza e l'esperienza produce il continuo arricchimento sia degli intellettuali sia delle avanguardie operaie, e soprattutto fa sì che la teoria venga continuamente rinnovata e resa complessa dai comportamenti reali della classe, senza sovrapporsi al movimento reale.
Nanni Balestrini, Primo Moroni - L'orda d'oro 1968-1977 La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale
Qualcuno ce l'ha in pdf o sa dove posso trovarlo? Mi scoccio a copiare pagine a mano.
Non se ne fa mai abbastanza di conricerca.