Viveva in una piccola foresta incontaminata dall'uomo. Ogni mattina si svegliava all'alba per ammirarla in riva al mare. Il sole gli rischiarava il folto pelo grigio e nero. Non aveva molti amici, anzi passava il tempi da solo a riflettere sul perché non aveva amici, perchè nessuno lo voleva. Si era convinto che nessuno lo avrebbe voluto nella sua vita. Era solo un povero procione. Non c'erano altri procioni all'interno della foresta,o almeno non ne aveva ancora visti dal momento del suo arrivo.
Da piccolo sua madre e suo padre erano stati uccisi da un cacciatore, per ricavarne delle pellicce per proteggersi dal freddo. Era cresciuto credendosi un orso ma si era accorto che a differenza degli altri era troppo diverso. Il pelo di colore differente, le dimensioni troppo piccole rispetto agli altri. Per questo era sfuggito. Voleva capire chi fosse in realtà. Aveva girato parte del mondo ma non aveva trovato nessuna risposta.
Era stato un orso, un leone e provato ad essere anche un tasso. Solo una volta giunto in quella foresta era riuscito a capire chi fosse, a capire che non importa il nostro aspetto ma é ciò che si ha dentro l'anima che fa capire agli altri chi siamo veramente. Si sentiva in pace con se stesso, con la natura e non gli importava che fosse solo o non accettato dagli altri.
Una mattina mentre era in riva al lago ad assistere all'alba, una figura gli si avvicinò. Aveva degli occhi grandi come palline da golf,marroni come tronchi di querce,le orecchie a punta e un manto grigio scuro. Era la prima volta che vedeva un suo simile dopo la morte dei suoi genitori. Non osava far nessun movimento in quanto credeva che fosse tutto un'illusione, frutto di qualche cibo strano.
I due procioni rimasero a lungo a studiarsi. Poi fu lei ad avvicinarsi e a parlare. Non spetta a me dire cosa si prova in quei momenti in cui capisci che non si è soli, che alcuni silenzi valgono di più di tante parole. Che per quei procioni quell'incontro ha cambiato per sempre i loro destini.
Fonte:@pensieri-liberi-nella-mente