All my designs, simplified
And all of my plans, compromised
All of my dreams, sacrificed
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And all of my plans, compromised
All of my dreams, sacrificed
Monografie: Steven Wilson
Avete presente Steven Wilson, lo smilzo inglese con i capelli perennemente unti che ha fondato i Porcupine tree? Beh, credo che la colpa per quei capelli sempre oleosi siano i suoi continui impegni in ambito musicale che non gli permettono di fare neanche un doccia. Seriamente, Steven Wilson è un prolifico musicista e compositore inglese capace di sfornare millemila album e fare un centinaio di collaborazioni. Ragazzino precoce, ad appena 8 anni scoprì la musica grazie al vinile di The dark side of the moon, mica Lasciatemi cantare di Gigi D'Alessio insomma. Ma non basta, perché Wilson fin da ragazzino è sempre stato un precisino cagacazzi alla ricerca del suono perfetto e la sua deformazione professionale è peggiorata nel corso degli anni, da quando gli è presa la mania di produrre la musica di ogni musicista che si trovi nel suo raggio d'azione. Ma quando entrò nel mondo della musica che conta? Siamo circa nel '91, e i Porcupine tree (diciamola tutta, gli altri musicisti non contano un cazzo nel processo compositivo) pubblicano On the sunday of life, primo vero album di Wilson, in cui si sente tutto il suo amore per i Pink floyd; il disco sembra infatti più che altro un tributo. Ma è solo un primo esperimento, i suoi lavori migliori saranno i successivi, dove affinerà le sue capacità compositive mescolando perfettemante l'amato progressive rock con le atmosfere psichedeliche dei Floyd. Infatti, passando per ottimi The sky moves sideways e Stupid dream, si arriva finalmente al punto più alto della discografia dei Porcupine tree: In absentia. È questa l'opera che incarna il concetto di musica che Wilson ha in mente musica. In absentia è un album completo, in cui convergono tutte le qualità che ogni disco prog dovrebbe avere: ottime melodie, ritmiche complesse, virtuosismi e voci ispirate. Probabilmente oltre alla maturazione completa di Wilson, ciò che ha aiutato a rendere quest'album un capolavoro è stato l'ingresso nel gruppo di Gavin Harrison, mostruoso batterista capace di costruire delle ritmiche complessissime e perfettamente incastrate con gli altri strumenti. Da In absentia in poi Wilson aggiunse diversi elementi metal al sound dei Porcupine tree, come si potrà notare in Fear of a blank planet, il quale potrebbe classificare come progressive. Diventato ormai uno dei musicisti più famosi e acclamati, Wilson non si accontenta e continua a lavorare ininterrottamente. Simultaneamente agli album dei Porcupine tree, vengono così pubblicati anche lavori dei Blackfield, un side project in collaborazione con Aviv Geffen, il Ville Valo d'Israele. In queste pubblicazioni esce a galla il lato più intimista di Wilson; non si parla più di progressive infatti, ma di un rock più semplificato e dalle connotazioni parecchio atmosferiche, e complice infatti Aviv, scopriamo anche il lato gay di Wilson. Non contento, il nostro inglese dai capelli unti preferito esordisce anche da solista, nonostante abbia a conti fatti un gruppo che dipenda totalmente dalle sue idee, e lo fa con degli album in cui esaspera ancora di più il suo amore per il prog. È sicuramente qui che si ritrovano le sue composizioni più complesse e cervellotiche. E vabbè, vorrei vedere voi quando vi trovate con Marco Minneman e Guthrie Govan se riuscite a convicerli a fare solo quattro accordi in 4/4. Ma Steven Wilson non è solo un musicista, sarebbe troppo facile così. Durante il tempo libero al nostro caro Steven piace sfasciare iPod, produrre migliaia di gruppi e remixare gli album delle sue band preferite in ultra-mega qualità, insomma, gli manca il pornazzo così parte il segone. Attento Steve che diventi cieco. A leggere queste cose uno può pensare: "Caspita, ma questo non sbaglia niente?". Ovviamente no, e nell'ultimo periodo in particolare Wilson si è lentamente alienato da se stesso, e invece di comporre come lui sa, si è limitato ad imitare i capolavori del prog del passato e infatti notiamo che questa sua voglia di riesumare morti come gli Yes nasce anche dal fatto che si è messo a remixare tutti, e dico tutti, gli album migliori delle band prog rock brittaniche degli anni '70. Steven, svegliati e torna in te. Sono passati quarant'anni, che cazzo. Un altro lato irritante di Wilson è probabilmente il suo ego; ha infatti wilsonizzato ogni album delle band che ha prodotto, anche se le sue vittime più evidenti sono gli Opeth, i quali stanno lentamente diventando i Porcupine tree 2.0. Se avessi più voglia di scrivere approfondirei il rapporto gay sadomaso che lega Wilson e Akerfeldt, ma forse è meglio lasciar perdere, almeno per ora. Ora Steve, per carità, non ce l'ho con te, anzi, da quello che ho scritto nella prima parte si nota tutta la stima che ho nei tuoi confronti, ma per favore, evita di fare altro con i Blackfield e soprattutto quella merda fumante che risponde al nome di Storm corrosion.
Emilio Fedez
"I don't really know, if I care what is normal. And I'm not really sure, if the pills I've been taking are helping. I'm wasting my life, hurting inside. I don't really know, and I'm not really sure..."
Porcupine Tree - Sentimental
And pride is just another way of trying to live with my mistakes Denial is a better way of getting through another day And silence is another way of saying what i wanna say And lying is another way of hoping it will go away And you were always my mistake...
Porcupine Tree "I Drive The Hearse"
Porcupine Tree - Arriving Somewhere, But Not Here
Porcupine Tree - I Drive the Hearse (from Octane Twisted 3 disc set) (by Kscope)
i made a sad mix on 8tracks so i can listen to it when i'm sad
which means every other day