11 Novembre, San Martino
Immagine: Mezzadro toscano con frullana da fieno. Alla cintura, un corno con dell'acqua e la cote, la pietra per affilare la falce. [Ho una cote usata, qui accanto, sulla scrivania]. Dal libro di Prosperi citato.
L’11 novembre è, nel calendario cattolico, il giorno di San Martino. Per secoli il momento di un rito collettivo che ha scandito la vita rurale, una sorta di «capodanno contadino» di un’Italia che non esiste più, in cui si chiudevano i conti di dodici mesi e si aprivano le pagine dell’anno successivo. Per i mezzadri era il giorno del giudizio, quando il rinnovo del contratto, o la sua fine, decideva la sorte di intere famiglie. Alcuni restavano a lavorare nel podere; altri dovevano «fare San Martino»: caricavano cioè sul carro poche masserizie, salutavano la casa e la terra, e se ne andavano.
L'evidenziazione è nel testo originale.
Quanto sopra lo scrive oggi Massimiliano Jattoni Dall’Asén sul Corriere.
Adriano Prosperi cita invece Cosimo Ridolfi (Dei cosiddetti miglioramenti agrari…, in «Continuazione degli Atti dell’i. e r. Accademia economico-agraria dei Georgofili di Firenze», XII - 1834); due secoli fa:
il mezzadro è un essere umano che bagna la terra del suo sudore, la feconda coi propri stenti; vi semina grano, si nutre poi di vecce e saggina; ne spreme il vino, e beve l’acquetta; ci frange l’olio e condisce la propria zuppa con vieto prosciutto; logora la sua vita senza goderne giammai, poiché il debito che lo perseguita ad onta d’un’incredibile frugalità gli toglie il conforto dell’indipendenza.
Sia mio nonno materno che quello paterno sono stati a lungo mezzadri, certo non nelle condizioni dell'Ottocento!
Nota: Nel diritto italiano la mezzadria è stata regolata dagli Art. 2141 e ss. del codice civile, ed è stata abolita il 15 settembre 1964, con una legge, la n. 756, che vietava la stipula di nuovi contratti mezzadrili dal 23 settembre 1974.
A. Prosperi, Un volgo disperso, Torino, Einaudi, 2019














