Prima della crisi, spiega, «le critiche, o qualsiasi forma di pessimismo sui prezzi degli immobili, sulle banche o sul valore futuro della moneta, erano spesso accolte in base ai loro effetti sui mercati, invece che come constatazioni oggettive. L’iper-realtà della finanza e la fiducia erano considerate più importanti del vero stato delle cose». Ancora: «Gli stranieri critici venivano accusati di essere “invidiosi”, di avere scarse competenze o semplicemente di attaccare l’Islanda. In qualche modo divenne sbagliato criticare. E poiché gran parte dei media erano posseduti dai proprietari dei grandi istituti finanziari, tutti interconnessi tra loro, ogni discussione critica sulle banche o sull’economia subiva una costante pressione. La società islandese era diventata un tipico esempio di ciò che i sociologi chiamano “pensiero di gruppo”»
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Secondo Eiríksson la Rivoluzione è stata «un fenomeno interessante, e la sua genesi lo è ancora di più, perché essa sorse spontaneamente, nel giro di ore. E non si concluse finché non ci furono alcuni importanti cambiamenti. Perciò sono fiero di essa, così come sono fiero di avervi in qualche modo preso parte (anche se il mio contributo fu piccolo)»
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da quando la Sigurðardóttir è al potere, l’Islanda è diventata forse la nazione più femminista del pianeta. Secondo il Global Gender Gap Index del World Economic Forum, che misura il divario tra uomini e donne, l’Islanda è la nazione meno diseguale in assoluto. E in base al Gender Inequality Index dell’UNDP, è nona (su 187 Paesi analizzati).
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Sembra che in Islanda abbiano capito che i giovani sono un asset, non una commodity. E questa è l’opinione anche di Francisco Rojas, studente di 26 anni che non trovando lavoro in Spagna, è tornato a studiare. In Islanda. «Credo che puntare sui giovani sia parte integrante della loro cultura. Nonostante sia una nazione sviluppata, il tasso di fecondità femminile è molto alto [2,2 contro 1,4 italiano] e ci sono molte politiche per favorire la parità tra i sessi e i giovani. L’istruzione è quasi completamente coperta dallo Stato, e ci sono università di prestigio. Questo dimostra che vedono i giovani come il futuro della loro nazione, e non hanno paura di investire su di loro. In Europa dovremmo imparare da loro, su questo»
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Parlano di una nuova costituzione, ma allo stesso tempo sognano il ritorno ai bei vecchi tempi pre-crisi, quando ci si arricchiva senza difficoltà. E paradossalmente è il Partito dell’Indipendenza, la forza politica con le maggiori responsabilità storiche nella genesi della crisi, a beneficiare di questo sentimento di nostalgia. [...] Intanto, i conservatori che erano stati al potere nei diciotto anni precedenti alla crisi stanno riguadagnando la loro popolarità. È qualcosa che mi fa inorridire, e posso spiegarlo solo dicendo che gli islandesi, come gruppo collettivo, hanno grossomodo la memoria di un pesce rosso. Vogliono di nuovo al potere la stessa gente che ha rovinato tutto. Ci sono le elezioni il prossimo anno, e vedremo che succede, ma le cose non si mettono bene per i socialisti»
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«la bellezza di una democrazia è che le nazioni possono imparare dai loro errori, quando ne hanno l’opportunità, o no. La ricerca ha dimostrato che c’è stato un cambiamento di valori dai tempi del collasso economico. Di colpo l’onestà è diventata di nuovo il valore più importante»
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ha dichiarato in un’intervista Hörður Torfason, l’attivista che nel 2008 ha dato il via alla Rivoluzione delle pentole «se molliamo e lasciamo fare ai politici, non cambierà nulla»