Ho una canzone in tasca...
"Comm'è triste e comm'è amaro st'assettat 'a guardà tutt'è cose, tutt'e parole, ca niente ponno fa"...
Quanto sento profondamente quel senso di impotenza, di immobilità che esprime quel “st’assettat a guardà”. Come si schianta addosso.
Non è solo una frase. È uno stato dell’anima. È quel momento in cui vorresti fare, dire, cambiare, intervenire… e invece ti ritrovi spettatrice, con le mani legate dal destino, dalle circostanze, dagli altri. Pino Daniele parlava della sua terra, ma quel dolore, quella dolcezza amara, si può sentire per qualunque cosa a cui teniamo e che sentiamo di perdere o di non poter salvare.
È uno dei dolori più silenziosi e laceranti: avere l’amore, e non poterlo dare. Tenerlo tra le mani. Fissarlo. Come un dono respinto. È un lutto senza certezze... perché magari non è neanche detto, solo agito. Nei gesti che mancano, nelle parole che non arrivano più, nelle risposte evitate, nelle attese dell'indifferenza, nelle mancate verità, nella sensazione di essere di troppo.
E allora ti chiedi: resto seduta qui…o vado? Ma il cuore ti guarda storto, ti inchioda. Lui “tira più di cento buoi”, come cantava qualcun altro. Resta... anche se già sa, resta "assettat a guardà" e ti sussurra “Aspetta… magari”... “Magari”… e pure questa è un’altra bellissima canzone. La mente, invece, si contorce. Si ribella. Si indigna. Anche lei già sa e implora verità.
"La verità non è una signora". Eh già. Sì, è un'altra canzone.
Nessuno può dirti con certezza quando è il momento giusto per alzarsi e andare via. Lo sai tu. E quando arriverà il momento, se arriverà, saprai anche trovare il coraggio di alzarti ma "per amore, solo per amore...". Forse, verso te stessa. Però anche questa è una bella canzone.













