
seen from Türkiye

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from Norway
seen from United States

seen from India
seen from United States
seen from China

seen from India

seen from Australia

seen from United States

seen from India
seen from United States
seen from United Kingdom

seen from United Kingdom
seen from Türkiye
seen from Syria
seen from South Korea
Questo continuo piangere... Quando finirà?
Ho così tanta tristezza addosso che non ricordo più come si fa ad essere felici
mymsg
@ragazzamara
shahirah.
Oggi sono uscita con un amico che non vedevo da cinque anni. Siamo andati a mangiare un panino dopo scuola. Abbiamo parlato. Non vi dico di cosa, non era nulla di troppo interessante. Ad un certo punto lui si ferma a guardarmi, prende in mano una cannuccia come fosse una penna e inizia a far finta di scrivere sul tavolo: «Cinque anni fa eri una ragazza timidissima, simpatica, bella, timidissima, riservata. Oggi sei estroversa, simpatica, bella, hai cambiato acconciatura a dei capelli, prima tenevi sempre la coda, ora ti fai questo turbante che non finisce più. Hai il viso più magro. Sei dovuta crescere in fretta per stare dietro a chi non ti meritava.». Mi passa la cannuccia: «Cinque anni fa eri uno stecchino. Il classico amicone estroverso, divertente, simpatico, un bel ragazzo, magro magro, apparentemente strafottente ma dentro un cuore d'oro. Se pensavi che una persona era importante per te, ci tenevi per davvero. E lo sei anche adesso. Oggi sei adulto, più maturo, e robusto.». Mi guarda in silenzio con le braccia conserte sul tavolo e la testa appoggiata al muro. Fa una smorfia. Passano pochi minuti guardandoci negli occhi e cercando di capire cosa pensasse l'altro. Fu lui a spezzare il silenzio: «Sei stanca.», non era una domanda, non era un'accusa o un rimprovero. No, lui sapeva esattamente come mi sentivo. «Sei stanca. Hai gli occhi lucidi.» Ero stanca si, e lui l'aveva capito perché avevo gli occhi lucidi. Ma non ero stanca di sonno, ero stanca dentro, di inseguire sogni distrutti, persone vuote ed emozioni che scappano via come acqua tra le dita. «Hai bisogno di affetto. Hai bisogno di qualcuno che ti dia l'affetto che urli!» Lo disse come se fossi la vittima e il colpevole allo stesso tempo. Non avevo più gli occhi lucidi, ora erano umidi. E lui sapeva, lo sapeva che avevo più problemi io di lui. Me lo disse senza troppi problemi: «S. sei forte. Davvero forte. Ma ammettilo, tu hai più problemi di me. Io alla fine ho una scelta da fare, lasciarla o continuare. Tu no. Tu sei un insieme di pezzi piccolissimi sparsi in giro, e non è facile. Ma io posso aiutarti, ora non sei più sola. Hai navigato fino ad adesso tra parole di persone che ti hanno inculato senza pietà. Attaccati a me, a qualcosa di solido. Non puoi permetterti di cadere ancora.» Eppure fino a poco prima pretendevo di aiutarlo con i suoi problemi con la ragazza. Ma lui ne sapeva di più. Sapeva che c'era altro in me. Che sono un puzzle irrisolto.
(via @ragazzamara(
Lui: Hai ricominciato?
Lei: Cosa?
Lui: Hai ricominciato a fumare?
Lei: Si...
Lui: Dovresti smetterla.
Lei: E chi sei tu per dirmi che dovrei smettere?
Lui: Ti fa male.
Lei: Fa male anche la tua assenza.
Finché Dio non smetterà di spalare merda sulla mia testa, io non smetterò di bestemmiare. Diocane.
)via @ragazzamara(