« Secondo te è nato prima l’uovo o l’ippogrifo? »
« Mi piacerebbe averne uno tutto mio, volare con lui quando mi va.. » un po’ vago, tornando a guardare gli ippogrifi che, altezzosi come sono, davvero non li stanno molto considerando, ma del resto nemmeno i due quintini che si limitano a guardarli. « Hai già pensato che fare, per quella cosa nostra? » che pare ‘na mafia detta così e non lo è affatto.
«sinceramente ti direi l’uovo, ma è una cosa così filosofia che probabilmente ho sbagliato» ammette sorridendo mentre guarda dentro il recinto. Lancia però ogni tanto occhiate verso Jedediah ogni tanto per poi tornare sempre alle creature «credo che piacerebbe a tutti, ma è comunque triste vederli qui» ma d’altronde dove altro potrebbe vederli ormai. «volevo provare a fare una ricerca approfondita su magari un paio di queste creature e fare prima un teorico… portare il teorico alla presentazione e chiedere uno studio sul campo» spiega lei «ma se invece la vuoi buttare sullo studio del territorio, la cosa è più amplia credo che andando per si e per no le creature possibili in quel posto superino la trentina» sospira «e alcune non sono proprio amichevoli a primo acchito» perché per lei lo sono sempre «dipende come vuoi muoverti» a lui la scelta.
« Lasci scegliere a me? » non è tanto sorpreso, ma chiede solo una conferma, una sicurezza. Di solito è lui quello che, da bravo ometto galante ed educato, lascia che siano le ragazze a scegliere, mentre lei è stata così carina e gentile da lasciargli carta bianca. Ma per questo chiede. « A me piacerebbe più studiarli in territorio. » ammette, stringendosi nelle spalle con uno sbuffo d’aria dal naso. « Niente che ci debba far morire, sia chiaro. » Rimane in silenzio per un bel po’, spostando lo sguardo da lei e tornando a guardare la fierezza degli ippogrifi che si muovono lenti ed indisturbati. « Se tu non fossi una metamorphomagus, ameresti comunque così tanto le creature? » le chiede se, in qualche modo, la sua natura abbia condizionato le cose.
«credi che ci sia una connessione» sulla sua metamorfomagia e il suo amore per gli animali. Sospira per un attimo guardando gli ippogrifi «non ci avevo mai pensato… sai?» a questo genere di connessioni «probabilmente sarei tutta un altra persona… nel senso questo è parte di me» si indica tutta «quindi penso che non so cosa sarei senza una parte fondamentale di me» perchè per lei lo è.
Lo guarda «com’è crescere normali?» chiede lei con un sorriso curioso, il capo voltato completamente verso di lui «chicche che mi sono persa?» domanda cercando di scoprire qualcosa da lui. Il momento dopo gioca con le iridi mutandole dopo uno sfarffalamento dovuto alla mutazione e il solito fastidio leggero. Lo guarda sorridere e sorride lei stessa «hai tipo un sorriso un sacco contagioso, te lo hanno mai detto»
« Io sono natobabbano, la mia normalità è ancora più diversa da quella di un mago semplice. » che non ha la stessa sua natura da metamorfa. « Per me le mie cose normali erano andare ad Hurling, ballare per le feste in irlanda, ne fanno tante.. e stare coi miei amici quando uscivo da scuola, per dire. Ogni domenica giocavo sempre a scacchi col mio papà, ho provato a fargli vedere quegli dei maghi, ma non gli piacciono tanto.. » regole diverse, cose diverse, ma tanto vale. La sua vita era davvero una vita così. Fatta nel lusso, perché sguazza davvero in una casa grande con tutto quello che voleva e che aveva, ma non aveva la magia e ora si rende conto di non aver avuto da tanto o da sempre un bene ancor più prezioso del galeone. « Ah sì? » ma pensa e si corregge, per fare il vanesio, il finto vanesio « Sì, beh, lo so, grazie! » ecco, perché non poteva non dirlo ma aggiunge subito, mordendosi il labbro inferiore « Di solito sono più le fossette quelle che la gente guarda. »
«okay penso che questo ti piacerà, ma non… beh non dare di matto…» Alysha lo ha quasi fatto. Cerca di rivivere nella sua mente la voce di Jedediah, con precisione la loro conversazione. L’estensione massima e minima, i toni bassi e come il suo accento ne segna la fonetica. Si schiarisce la voce e si massaggia la gola con la mano «sei un disastro Bekha!» va a dire in una copia magari non perfettissima, ma ben fatta della voce del serpeverde «devi smetterla di salvare cose, pensa a te» cerca di ripetere frasi e parole che ha sentito per quanto non è a pappagallo perchè non se le ricorda. Deglutisce e sospira mentre gli occhi, le palpebre sfarfallano e tornando normali nella forma e nel colore. La voce è una novità che prende ancora troppa concentrazione. Si schiarisce la gola massaggiandosela mentre e lo spia per vedere come l’ha presa.
Si fa invece curioso, tanto curioso, alle sue parole ed annuisce con le labbra schiuse in un sorrisetto furbo che attende la magia. Sempre la sua, di magia. La voce che esce fuori dalla bocca di Rebekha è molto simile a quella di Jedediah e lui aumenta quel sorriso e la bocca che si apre di più « Woohoo! Merlino santissimo! Ma.. È FANTASTICO! » non sta dando di matto ma.. ma gli piace. Le mani unite a fare uno schiocco, gli occhi sorridenti, ma anche sorpresi « No, cioè.. woaahoo, è tipo incredibile, sul serio, te lo giuro. Cioè, tu.. tu… sei fantastica! »
«tipo io e Killian mutiamo entrambi per forti emozioni… per quanto lui sia molto più controllato di me eh» spiega lei affranta «ma i colori non sono uguali… e l’incidente al club di pozioni, la gente che mutava colore alla pelle… anche loro tutti colori diversi… i colori sono molto personali…» spiega lei come a dargli le basi per leggerla, che poi perchè non lo sa mica.
« Due Metamorphomagus sono troppi, insieme. E poi ho più interesse a conoscere te, e tutti i colori che potresti avere ma non dirmeli! Cioè.. non dirmi quale colore vuol dire cosa. Sono curioso, è vero, ma sono anche un buon osservatore e mi piace scoprire la verità da solo. » vero, tira su col naso e si umetta le labbra con una leggera passata della lingua sopra ed un sospiro che si stende dalle narici e che butta fuori dalla bocca schiusa.