"Non lo so, sarebbe egoista come cosa.. Però prova ad immaginare, se chiudessi gli occhi...e riaprendoli ti trovassi davanti tutto ciò che avresti voluto in tutta la tua vita..solo i desideri sinceri, quelli che vorresti con tutto il cuore, non il nuovo videogioco o l'ultimo modello di abbigliamento.. Chiudi gli occhi Rilassati Pensa intensamente a ciò che desideri Sognalo Vivi assieme ad esso ricordandoti ogni particolare Pensa Rifletti Trova le soluzioni ai problemi ..Tutte parole che mi passano per la testa..ci sono momenti in cui vorrei buttarmi a letto evitando tutto, scuola, studio, persone, passatempi..a volte che mi viene la speranza e mi torna la voglia di vivere questa vita Oggi va così..vorrei chiudermi in un luogo lontano sotto l'Aurora boreale Non sarebbe bello? Chiudo gli occhi..e sono li Mi verrebbe spontaneo pensare a qualcuno per avere compagnia..sarebbe come dividere a metà il proprio cuore plasmando la figura perfetta Domani dovrei andare a scuola, però ho la sensazione che sia quella sbagliata e l'anno forse è bruciato con i voti che ho...l'impegno lo ho per ciò che mi piace, per questo non trovo interesse in tutte queste materie Vorrei fermare il tempo A volte tornare indietro Conoscermi di più Sapere come funziona il mondo per come è ed era Desidererei una nuova vita, oppure un potere unico per me...o ancora più nel profondo, la compagnìa ideale per le mie ...nostre... avventure. Sono qui disteso sul letto, a pensare come ogni sera in conflitto ai miei problemi adolescenziali (il-ragazzo-pensieroso)
Lo strano caso di Inter - Atalanta e il concetto di prima data utile
Hanno fatto scalpore tra gli addetti ai lavori non venduti alla causa della Marotta League, quindi due o tre eroi alla stregua di Falcone e Borsellino, le dichiarazioni di Gasperini riguardo il recupero di Inter – Atalanta. Mi ha dato fastidio dove ci hanno piazzato il recupero con l’Inter, tre giorni dopo il Milan a San Siro – ha detto l’allenatore della Dea -. Saremo gli ultimi a recuperare, si…
PERONI TOP10: così in campo domani per i recuperi del IX turno
PERONI TOP10: così in campo domani per i recuperi del IX turno
Sono in programma domani a Roma e Viadana i recuperi della IX giornata del Peroni TOP10 non disputati lo scorso 5 dicembre.Alla Caserma Gelmini di Roma le Fiamme Oro riceveranno la formazione di Mogliano: per il XV della Polizia di Stato, reduce dalla dura sconfitta casalinga di sabato scorso ad opera della capolista Petrarca, che ha momentaneamente fermato la rincorsa alle posizioni di vertice…
Un Pozzo urbano in attività.
Ogni quartiere deve avere un pozzo; la legge però definisce un quartiere in termini di cubatura abitabile, e così molto spesso i grandi palazzi dei ricchi hanno un proprio pozzo, se non addirittura più d'uno.
[da Cronache dei viaggi nelle Terre Incognite]
...Fermo lì a guardarlo, fermo lì a guardarmi/
Dinamite anche sotto il suo culo, dinamite dappertutto/
Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento/
Avresti detto che lo sapeva che sarei arrivato, come sapeva sempre le note che avresti suonato e... /
Con quella faccia invecchiata, ma in un modo bello, senza stanchezza/
Niente luce, sulla nave, c'era solo quella che filtrava da fuori, chissà la notte, com'era/
Le mani bianche, la giacca ben abbottonata, le scarpe lucide/
Mica era sceso, lui/
Nella penombra, sembrava un principe/
Mica era sceso, sarebbe saltato insieme a tutto il resto, in mezzo al mare/
Gran finale, con tutti a guardare, dal molo, e da riva, il grande fuoco d'artificio, adieu, giù il sipario, fumo e fiamme, un'onda grande, alla fine/
Danny Boodmann T.D. Lemon/
Novecento/
In quella nave ingoiata dal buio, l'ultimo ricordo di lui è una voce, quasi soltanto, adagio, a parlare/
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(L'attore si trasforma in Novecento) /
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Tutta quella città... non se ne vedeva la fine... /
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine? /
E il rumore/
Su quella maledettissima scaletta... era molto bello, tutto... e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c'era problema/
Col mio cappello blu/
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino/
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino/
Primo gradino, secondo/
Non è quel che vidi che mi fermò/
È quel che non vidi/
Puoi capirlo, fratello?, è quel che non vidi... lo cercai ma non c'era, in tutta quella sterminata città c'era tutto tranne/
C'era tutto/
Ma non c'era una fine. Quel che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo/
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu/
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me/
Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi/
Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita/
Se quella tastiera è infinita, allora/
Su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio/
Cristo, ma le vedevi le strade? /
Anche solo le strade, ce n'era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una/
A scegliere una donna/
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire/
Tutto quel mondo/
Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce/
E quanto ce n'è/
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla? A viverla... /
Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n'erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita.
Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me. È un viaggio troppo lungo. È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò. Lasciatemi tornare indietro.
Perfavore/
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Adesso cerca di capire, fratello. Cerca di capire, se puoi/
Tutto quel mondo negli occhi/
Terribile ma bello/
Troppo bello/
E la paura che mi riportava indietro/
La nave, di nuovo e per sempre/
Piccola nave/
Quel mondo negli occhi, tutte le notti, di nuovo/
Fantasmi/
Ci puoi morire se li lasci fare/
La voglia di scendere/
La paura di farlo/
Diventi matto, così/
Matto/
Qualcosa devi farlo e io l'ho fatto/
Prima l'ho immaginato/
Poi l'ho fatto/
Ogni giorno per anni/
Dodici anni/
Miliardi di momenti/
Un gesto invisibile e lentissimo. /
Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per
ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non c'entra la pazzia. È genio, quello. È geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l'anima. Potevo viverli, ma non ci son riuscito.
Allora li ho incantati. E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto. Tutte le donne del mondo le ho incantate suonando una notte intera per una donna, una, la pelle trasparente, le mani senza un gioiello, le gambe sottili, ondeggiava la testa al suono della mia musica, senza un sorriso, senza piegare lo sguardo, mai, una notte intera, quando si alzò non fu lei che uscì dalla mia vita, furono tutte le donne del mondo. Il padre che non sarò mai l'ho incantato guardando un bambino morire, per giorni, seduto accanto a lui, senza perdere niente di quello spettacolo tremendo bellissimo, volevo essere l'ultima cosa che guardava al mondo, quando se ne andò, guardandomi negli occhi, non fu lui ad andarsene ma tutti i figli che mai ho avuto. La terra che era la mia terra, da qualche parte nel mondo, l'ho incantata sentendo cantare un uomo che veniva dal nord, e tu lo ascoltavi e vedevi, vedevi la valle, i monti intorno, il fiume che adagio scendeva, la neve d'inverno, i lupi la notte, quando quell'uomo finì di cantare finì la mia terra, per sempre, ovunque essa sia. Gli amici che ho desiderato li ho incantati suonando per te e con te quella sera, nella faccia che avevi, negli occhi, io li ho visti, tutti, miei amici amati, quando te ne sei andato, sono venuti via con te. Ho detto addio alla meraviglia quando ho visto gli immani iceberg del mare del Nord crollare vinti dal caldo, ho detto addio ai miracoli quando ho visto ridere gli uomini che la guerra aveva fatto a pezzi, ho detto addio alla rabbia quando ho visto riempire questa nave di dinamite, ho detto addio alla musica, alla mia musica, il giorno che sono riuscito a suonarla tutta in una sola nota di un istante, e ho detto addio alla gioia, incantandola, quando ti ho visto entrare qui. Non è pazzia, fratello. Geometria. È un lavoro di cesello. Ho disarmato l'infelicità. Ho sfilato via la mia vita dai miei desideri. Se tu potessi risalire il mio cammino, li troveresti uno dopo l'altro, incantati, immobili, fermati lì per sempre a segnare la rotta di questo viaggio strano che a nessuno mai ho raccontato se non a te/
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(Novecento si allontana verso le quinte)
Se serve che stia dritta puoi metterla qui dietro invece che in bagagliaio, aveva detto, sì, ma non ci sta, aveva risposto, prima che - trltrltrTAK - portasse avanti il sedile. Ora lo schienale del guidatore e il sedile posteriore erano separati da venticinque chili di valigia e da nemmeno un grammo d'aria. Se facciamo un incidente rido, aveva detto, rendendosi conto che l'istruzione superiore non ce la si scolla di dosso veramente mai, e chiedendosi se avere anche il filtro a masse e forze nelle opzioni dei suoi occhiali mentali fosse più un bene, o più un peggio.
Ora al lato passeggero c'è sangue. Al lato guidatore forse anche. I finestrini dei sedili posteriori sono oscurati.
La madre non si vede. La sorella non si sente.
La moviola mentale si incallisce a ripetere il botto, dando torto all'autobus. Quale pensiero cosciente da torto a se stesso quand'è consapevole che la mortalità entro mezz'ora è di novantanove a uno? L'urto da sinistra, l'Aah! della sorella. La madre che lascia il volante a cui l'attimo prima si era tenacemente avvinghiata a distanza di sicurezza - bicipiti e tricipiti e grandi dorsali e quadricipiti e poplitei e glutei - e si gira - disapprovato da ogni tipo di logica, a posteriori - mentre da destra si avvicina un palo. Bellissimo. Fissa attentamente il palo. Tienilo d'occhio. L'airbag a tendina di destra non si gonfierà per almeno due motivi, il manuale dell'auto è chiaro. La centralina non si attiva per un urto secondario, la centralina non rileva un urto puntiforme. Come cazzo si fa a pensare che quello che ti sta per ammazzare è bellissimo. Chissà che ti sta passando, letteralmente, per il cervello. L'adrenalina la sanno tutti, ma non fa dire che un palo è bellissimo. Avresti dovuto passare quel'esame l'anno scorso. Se l'avessi passato, avresti saputo. Che differenza avrebbe fatto? Nessuna. Ma sul metallo si riflette il sole alle vostre spalle, e ti accorgi del silenzio. La sorella non si sente. Davvero l'urto aveva vinto del tutto gli attriti della valigia? Improbabile. Riflessi nella norma, forse il grido era la spalla sinistra slogata. Oppure una botta a ghigliottina sul ginocchio sinistro, magari il femore rotto, e poi era solo svenuta. Ecco perché il palo era bellissimo. Perché la traiettoria lo porta al tuo finestrino - trentacinquevariabile per cinquantavariabile, spessore duemillimetri e un tot, densità omogenea ai fini sperimentali, curvatura raggio boh, un metro e mezzo? tre metri? - che comincia a incrinarsi dal basso. Il braccio destro non c'è a salvare la testa, dove cazzo è finito, dove cazzo l'hai ficcato il braccio destro oggi che ti serve. Mesencefalo, turpiloquio, enkefaline. Sicura? Tanto quell'esame non lo dovrai più passare. C'è la mano sinistra, però, e il tutto diventa un facepalm goffo con capocciata su pilone. Centro, ospedale, tangenziale, stazione graziealcazzocisiamodavanti, tutte le direzioni. Inclusa la sua direzione attuale, dritta contro. La mano non basta, e dagli occhi strizzati e dal setto nasale arriva il freddo e arriva il male, e - sorpresa! - il niente, non senti più un cazzo. Vetro, fratture, botte, tagli, puoi solo indovinare. Però il braccio destro si rifà vivo con la sua parte di dolore, tra spalla e gomito, mentre la mano che c'è in fondo intercetta una testa che sembra ancora attaccata al suo collo ma è ciondoloni, e le impedisce di crepare il suo finestrino. Cosa che fanno dunque le tue nocche. Ecco dov'era il braccio destro. Come fai ad aver battuto così forte il braccio contro la colonna delle portiere, fa così male, mica avrai rotto anche l'omero - dai, va ben tutto purché non un nervo - ora l'ascella si appoggia al tuo sedile e il fatto stesso che tu sia riuscita a tuffarti tra la parete dell'abitacolo e il tuo poggiatesta senza slogarlo è un mezzo miracolo - ma no, davvero, quanto cazzo andava forte quel bus? Stava almeno frenando o era una cazzo di partita di flipper? Basta cazzi, risparmiateli per dopo. Per dopo. Quanta speranza, cazzo. Ora?! che cazzo succede!? Ora si torna indietro. A sinistra! Tutti insieme! No, non sei mai stata in
un camping, non inventarti le cose. E il ferro si piega, non rimbalza. Non siete ancora state schiacciate da un bus in carica, ergo ha frenato, ergo la botta al braccio è perché lì c'è un maniglione, e l'elasticità di questo secondo urto deve venire da qualcosa di elastico tucur. Le gomme. Le ruote. La mano destra ha ancora addosso molto peso della testa ciondoloni. Non è rotolata via quindi è certamente ancora attaccata dove dovrebbe. E vuol dire che il davanti sta tornando più indietro del dietro. Le ruote anteriori. Le ruote anteriori di taglio contro il cordolo. La madre non si vede. Quando ha fatto un controsterzo? Ricordati i rumori. Controsterzo uguale vigile, cosciente, attiva, reattiva. Anzi, non ricordarti i rumori. Non serve, perché un'inchiodata può essere ragionata o un'iperestensione sui pedali da lesione grave delle vie motorie. Merda. Siamo fermi. Siamo ferme, finalmente. Dal finestrino aperto entra aria fresca, e sembra arrivare solo adesso. Aperto? Non dirti bugie. Dal finestrino distrutto passa aria. Respiri e ti fa male. Un tuo mignolo sulla sua tempia e un tuo pollice sotto al suo orecchio non le serviranno a nulla, ora: puoi riprenderti il tuo braccio destro. Ci scappa anche una carezza in avvitamento, sai mai che. Braccio destro che a differenza della sua stessa mano non risponde, e che comunque non passa tra auto e sedile. Braccio sinistro? C'è. Dunque. Con ordine. Mano sinistra - leva sotto al sedile, per fortuna scorrono bene, basta fare forza con la mano destra per spingerti avanti. Tlak. Braccio destro di nuovo a rapporto. Con ordine. Maniglia, vaffanculo blocco del cazzo, contento adesso?, maniglia, e cazzo! la portiera è bloccata. Peso morto a destra? Peso morto. Tanto, peggio di così. E dai. Cazzo. Apriti. Le macchinette delle merendine bloccate. A. Pri. Andata. Aperta. Con ordine. Mano sinistra, cintura. Non ti lamentare, ora, un graffio sul collo è meglio che il cervello sul parabrezza. E smettila, fosse stata a quattro punti ora avresti il collo rotto. Perché, è intero? Scema, le braccia le muovi. Da quant'è che non respiri, cara? Dovresti provare, dicono che faccia bene. Oh, giusto, forse in effetti nel tuo caso no. La cintura scatta. Buongiorno, gambe! Ci siete? Boh. Esserci ci sono, ma boh. Merda. Poteva andare peggio, in fondo è solo asfalto.
Cadi.
Su, cadi.
La madre non si vede, la sorella non si sente.
Rialzati.
Alzati.
Su, alzati.
Rivolgo al cielo pezzi miei. Un gomito, il sinistro. Il culo, tutto. Che poesia. Il piede sinistro, che seppur ancora attaccato alla gamba ha deciso di restare in macchina.
Rivolgo alla terra una mano, la sinistra. Una guancia, l'altra.
Non ho forza abbastanza. Cazzo.
Se bastano poche parole lette di sfuggita su un Com-pal per farmi perdere contatto con il presente – si chiese Mag – mi merito questo vento nei capelli? Se lascio che le interminabili ore passate in quella stiva si sovrappongano a queste sere di libertà e ne prendano il posto, non sto in qualche modo, io stessa, rendendo quella sofferenza eterna, capace di inseguirmi in ogni angolo dell'universo?
I suoi angoli di meraviglia ora erano cose semplici: sorvolavano una città più o meno una volta al giorno; meno spesso incrociavano un banco di dwok; e una volta uno dwo cucciolo si era soffermato sul ponte. Aveva avuto passatempi ben più divertenti che riconoscere gli strati rocciosi al tramonto! – si diceva – ma nessuno di essi aveva portato ad altro che sofferenza. Le acrobazie con le ali corte legata a poppa della vecchia Farrell le mancavano, certo, e ancora di più la risata di Selto che le giungeva dalla cabina di comando mentre le serviva angoli di vento sempre maggiori. Selto: e in un attimo vedeva di nuovo il suo sguardo vacuo di quella sera quando tutto era cambiato. Mag non avrebbe più cavalcato l'aria per molto, molto tempo. Quando aveva provato nella sua nuova vita il solo avvicinarsi alla balaustra indossando l'imbragatura l'aveva fatta stare male. I ragazzi l'avevano schernita, come spesso facevano prima della tormenta; ma il capitano l'aveva guardata preoccupato e le aveva concesso di passare il resto della giornata in cabina. Il capitano Gonzek le spiegava sempre le città dall'alto, e vederlo raccontare significava vivere in prima persona le leggende e le peggiori storie da avieri del quadrante.
Un luccichìo abbagliante la riscosse dai ricordi, e rapidamente segnalò il codice di carico accendendo a intermittenza la lanterna di prua alla sentinella del faro che stavano superando. Era ormai sera, e l'aria addosso non era più piacevole, ma per scendere sottocoperta doveva aspettare di aver segnalato l'uscita al prossimo faro. Desiderò per un attimo che il capitano arrivasse a farle compagnia, come qualche altra volta, e che mettendole un braccio sulle spalle si chinasse ad indicarle con l'altra mano le direzioni di meraviglie che un giorno avrebbero sorvolato. Ma il capitano era al suo tavolo, ne vedeva la sagoma robusta attraverso il vetro frontale, probabilmente intento a rimuginare sui disordini di cui erano recentemente venuti a conoscenza. Un piccolo brivido le ricordò che anche Fowell le aveva fatto spesso compagnia.
Si strinse nelle spalle e piantò gli occhi all'orizzonte. Quel dannato faro non poteva essere ancora distante.
[da Cronache dei viaggi nelle Terre Incognite]
Albero fruttifero [Fruit bearing tree], costume per il balletto Il Vello d'Oro: una fantasia alchemica [The Golden Fleece: an alchemistic fantasy], Kurt Seligmann, 1940
Seligmann era così orgoglioso dei suoi costumi che essi vennero inclusi nella sua esibizione alla Nierendorf Gallery, nell'aprile del 1941. Purtroppo, nel suo desiderio di vedere il "significato mistico" della sua arte prendere vita nella danza, Seligmann sembra aver tralasciato ogni riguardo per la mobilità e la sicurezza dei ballerini, i quali vennero da lui avviluppati con stoffe e trafitti da puntine, limitando la loro visuale e smorzando l'espressività dei loro movimenti. Alcuni ballerini lasciarono la compagnia dopo il tour.
[Seligmann was so proud of his costumes that they were included in his exhibition at the Nierendorf Gallery in April 1941. Alas, in his desire to see the “mystic meaning” of his art come to life in the dance, Seligmann seems to have set aside concerns about the mobility and safety of the dancers, whom he swathed in fabric and pierced with pins, limiting their visibility and dampening the expressivity of their movements. Some dancers even quit the company after the tour.
source: http://rmc.library.cornell.edu/.../nineteenforties.html, last paragraph]
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Immagina di essere un Giudice, obbligato a giudicare la situazione: due Artisti a confronto. Esagera chi spinge il limite una puntina alla volta? O chi una volta scelto il limite su cui danzare non si rende conto che tutti i confini dell'uomo sono lo stesso confine? Non se ne viene a capo.
Due Uomini a confronto ne sarebbero venuti a capo da soli, in qualche modo.
I titoli privi di significato rendevano il mondo un posto peggiore anche nel 1940.
[da Cronache dei viaggi nelle Terre Incognite]