Sono in pochi, tra coloro che mi conoscono, che sanno della mia fortissima fede, la mia intensa spiritualità e la mia devozione alla religione. Mi sarebbe piaciuto avere una vita completamente dedita al “Sex, Drugs & Rock’n’Roll” ma, purtroppo, e sottolineo “purtroppo”, sono tra quelli che è destinato a soffrire nella vita, per un motivo o per l’altro, ma, soprattutto, sono destinato a patire particolarmente questa sofferenza. Già, perché chiunque provi l’ebbrezza della vita va comunque incontro ad una indefinita quantità di sofferenze da provare sulla propria pelle o, peggio, nella propria mente. Ma la cosa che penso mi renda ancora più vulnerabile è la incredibile dose di sensibilità che purtroppo, e non lo sottolineo come in precedenza, il buon Dio ha voluto donarmi con tanto di comanda di custodirla per bene nel mio lungo tragitto sulla Terra. La sensibilità, maledetta sensibilità. Non è questo il post su cui mi presuppongo di descrivere quali sono le sue influenze sulla mia vita. Piuttosto mi preme chiarire come per mantenere la testa alta, la mente lucida e l’anima pulita per me non c’è altra strada che credere nella bellezza della natura, nella giustizia della vita, anche quando ci sembra particolarmente assurdo quello che ci accade intorno, tenere duro, perché i miracoli si possono compiere e possiamo compierli tutti, con l’unico prerequisito di doverci credere, senza pegni e senza assicurazioni, senza prove e senza vederci. Credere semplicemente perché credere è la cosa più bella che un uomo possa fare.