Parto da una confessione. Di power bank tascabili ne avrò provati una trentina negli ultimi due anni, e a un certo punto smetti di emozionarti. Sono tutti uguali, più o meno: un parallelepipedo, due porte, un LED che lampeggia, una scatola spartana. Poi arriva lo Sharge Flow 3 e ti ricordi che qualcuno, da qualche parte, sta ancora provando a differenziarsi. Maggiori informazioni sul sito ufficiale.
Non è che sia rivoluzionario, sia chiaro. Il concetto 10.000 mAh, uscita a 45W, cavo USB-C integrato lo abbiamo già visto declinato in mille salse. Ma c'è qualcosa nell'approccio di Sharge che continua a funzionare: un mix di pragmatismo cinese e gusto quasi industriale che distingue i loro prodotti da una fiera di cloni anonimi. Il Flow 3 è il fratello minore dichiarato dell'ICEMAG e compagnia: meno esibito, meno trasparente (ma un po' sì), meno scenografico. Più onesto, forse.
L'ho tenuto in tasca per due settimane piene. In metro, in auto, in ufficio, un paio di volte al campo di tiro a CUS Roma dove di solito il telefono muore prima della fine della sessione perché tra video delle frecce e cronometri vari il display non si spegne mai. E qui viene il punto: un power bank lo giudichi davvero solo quando smetti di pensarci, quando diventa invisibile. Quando apri lo zaino una mattina e lo trovi ancora al 60% dal giorno prima, e non ti viene da controllare la carica perché tanto c'è.
Il mercato dei power bank 10K è probabilmente il più affollato di tutti. Amazon ne conta migliaia di modelli, con prezzi che oscillano dai 12 euro della roba NoName ai 60-70 euro del premium. In mezzo, una giungla di prodotti quasi indistinguibili: stessa capacità, specifiche simili, design che si copiano a vicenda. Distinguersi in questo mare è difficile, e spesso la differenza la fanno dettagli che sembrano secondari un cavo integrato, un display più o meno leggibile, una finitura che non ingiallisce dopo sei mesi. Il Flow 3 gioca esattamente su questo piano.
Spoiler: ci si arriva, con questo oggetto. Ma non senza qualche compromesso che merita di essere raccontato per bene. La domanda vera è se, a poco più di 35 euro, valga la pena sceglierlo rispetto all'oceano di alternative che ci sono su Amazon. Risposta breve: dipende. Risposta lunga: seguitemi, che tra un paragrafo e l'altro proviamo a capirlo insieme. E' possibile acquistarlo su Amazon Italia.
Unboxing minimalismo senza sciatteria
La scatola arriva in una confezione che non cerca di fare il grande lusso ma nemmeno scivola nella dimensione "bustina". Cartoncino rigido, stampa pulita, colori sobri. Dentro trovi il power bank, un cavo USB-C corto per la ricarica d'ingresso (circa 25 cm, plasticoso ma funzionale), un piccolo manualetto multilingue l'italiano c'è, peraltro tradotto decentemente, che ormai è quasi un bonus e una scheda di garanzia.
E basta. Nessun adattatore a muro, nessuna custodia, nessun gadget superfluo. La cosa non mi stupisce più: a questa fascia di prezzo è la norma, e onestamente preferisco così. Quanti caricatori da muro hai nel cassetto, tu? Io una dozzina, almeno. Un ennesimo mattoncino sarebbe stato peggio del nulla.
Quello che invece mi ha colpito, già all'apertura, è la scelta di inserire il cavo USB-C integrato come elemento centrale dell'oggetto nel senso più letterale: il cavo corre lungo il fianco del dispositivo e si chiude a cappio, formando quasi una maniglia. Lo tiri fuori, lo colleghi, lo rimetti. È un piccolo gesto tattile, quasi meccanico, che ti fa capire subito la filosofia dell'apparecchio. Grab and go, come dicono loro. E sì, funziona.
Sarò sincero, mi aspettavo una confezione un pelo più curata Sharge con le serie Shargeek e ICEMAG ci ha abituati a unboxing quasi feticistici. Qui siamo su un tono più dimesso. Niente di male, solo che se vi aspettate il tripudio estetico dovete guardare altrove nel loro catalogo.
Design e costruzione
Prendetelo in mano e la prima cosa che notate è il peso. Non tanto perché pesi tanto siamo intorno ai 200 grammi, del tutto nella media per un 10K quanto per come quel peso è distribuito. La scocca è leggermente più allungata rispetto alla media, più sottile, e la sensazione al tatto è compatta, densa. Non ha quell'impressione di vuoto che hanno certi prodotti economici, quando li appoggi sul tavolo e suonano tipo Tupperware.
Il finish è plastico scontato a questo prezzo ma ben eseguito. Ho la versione nera, e la superficie ha una leggera finitura opaca che respinge le impronte con una dignità che non mi aspettavo. C'è anche la versione bianca, che in alcune foto promo appare quasi traslucida, con quell'estetica semi-trasparente che è un po' il marchio di fabbrica di Sharge. Mica male, devo dire, anche se personalmente preferisco il nero: più serio, più adatto al mio setup da scrivania.
Il cavo USB-C integrato è il protagonista assoluto del design. Si alloggia lungo un fianco e si richiude formando un loop che funge da appiglio pratico quando lo devi tirare fuori dalla tasca insieme alle chiavi della Cupra, perché basta un dito nel buco e lo sfili in una volta. Il materiale del cavo è una gomma siliconica piuttosto morbida, che al tatto ricorda certi cavetti Apple di qualche generazione fa. Sharge dichiara oltre 30.000 cicli di inserzione. Non l'ho testato, ovviamente servirebbe uno stress test di settimane ma dopo due settimane di uso quotidiano il cavo non mostra segni di cedimento, né smagliature, né lassismo nel punto di ancoraggio. Vedremo tra sei mesi.
Sul fronte frontale troviamo il vero tocco distintivo: il display LED orbitale. Un cerchio di piccoli LED che si illumina mostrando il livello di carica non in percentuale numerica, attenzione, ma come una barra circolare che si riempie o svuota. È un approccio più estetico che informativo. Funzionale? Abbastanza. Preciso? Meno. Vorrei poter dire "sono al 73%" e invece devo approssimare guardando quanti spicchi sono accesi. Ammetto che all'inizio mi dava fastidio soprattutto venendo da altri power bank con display numerico vero poi ci ho fatto pace. Diciamo che è una scelta di stile più che di sostanza.
Le porte sono due fisiche (una USB-C, una USB-A) più il cavo integrato USB-C, per un totale di tre uscite simultanee. I bordi sono leggermente smussati, niente spigoli fastidiosi. Non prude, come si suol dire.
Specifiche tecniche
Specifica
Valore
Capacità nominale
10.000 mAh
Capacità energetica
37 Wh (approssimativa)
Porte di uscita
USB-C integrato + USB-C + USB-A (3 totali)
Potenza massima in uscita
45W (su USB-C integrato o USB-C)
Potenza USB-A
Fino a 22,5W
Potenza ingresso
27W circa (USB-C)
Protocolli supportati
USB PD 3.0, PPS, QC, SCP
Ricarica simultanea
Fino a 3 dispositivi contemporaneamente
Display
LED orbitale con effetto breathing
Cavo integrato
USB-C, lunghezza utile ~20 cm
Compatibilità aerea
Sì (sotto i 100Wh, airplane-safe)
Protezioni
Corto circuito, sovratensione, sovratemperatura, sovraccarico
Colori disponibili
Nero, Bianco (semi-trasparente)
Peso
~200 g
Dimensioni approssimative
Compatto, 20% più piccolo del predecessore
Hardware e componentistica
Sotto la scocca e qui mi tocca fidarmi in parte delle dichiarazioni del produttore, perché non smonto i power bank in recensione per ovvie ragioni di sicurezza troviamo celle agli ioni di litio con capacità nominale di 10.000 mAh, che si traducono in circa 37 Wh effettivi. È la quota standard sotto la soglia di 100 Wh che consente l'imbarco su qualsiasi volo commerciale, il che è un punto non trascurabile se viaggi spesso.
Il cuore del sistema è il chip di gestione energetica, che si occupa di negoziare i protocolli di ricarica con i dispositivi collegati. Sharge dichiara supporto per USB Power Delivery 3.0, Programmable Power Supply (PPS), Quick Charge e Super Charge Protocol di Huawei. In pratica, la stragrande maggioranza degli smartphone e tablet moderni viene riconosciuta correttamente e ricaricata alla velocità massima supportata.
La porta USB-C che eroga i 45W di picco è la stessa che viene usata anche in input per ricaricare il power bank. Niente a che vedere con il bidirezionale vero e proprio: semplicemente, l'uscita più potente è anche l'ingresso. Funziona bene, anche se un ingresso da 27W significa che per ricaricare completamente il Flow 3 da zero servono tra 90 minuti e due ore abbondanti, a seconda del caricatore da muro che usi. Con un caricatore generico da 18W si va tranquillamente oltre le due ore.
La gestione termica è passiva, come ovvio in un formato così compatto. Non aspettatevi ventole o sistemi di raffreddamento attivo come sull'ICEMAG 3 qui siamo su un prodotto diverso, in una fascia diversa. Durante le prove, sotto stress continuo (carica di uno smartphone a 45W mentre lui stesso si ricaricava a 27W), il corpo si scalda notevolmente. Caldo, non bollente, ma abbastanza da notarlo se lo tieni in mano. Il chip include comunque un sistema di thermal throttling che abbassa automaticamente la potenza quando rileva temperature elevate, preservando le celle.
Costruttivamente, insomma, è un prodotto solido per la sua fascia, ma non si può chiedergli di fare il miracolo ingegneristico. Fa il suo compitino e lo fa bene.
Prestazioni di ricarica e autonomia
Veniamo ai numeri, perché su questo tipo di prodotto è lì che ci si gioca la partita. Due settimane di test, cavie variate.
Il mio iPhone 15 Pro Max è passato da 2% a 50% in circa 25 minuti con il cavo integrato un risultato in linea con quello che mi aspettavo, considerando che questo iPhone ha un limite di assorbimento intorno ai 27W in ricarica cablata. Da 50% a 80% altri 20 minuti, poi si rallenta ovviamente (è il protocollo a farlo, non il power bank). Full charge in poco più di un'ora. Numeri buoni, non eccezionali.
Con un iPhone 17 Pro che ho potuto provare brevemente grazie a un amico, la ricarica è risultata più veloce: 0-70% in 32 minuti circa, coerenti con i 30 minuti dichiarati da Sharge. Qui i 45W pieni entrano davvero in gioco, perché il 17 Pro supporta assorbimenti più alti. La differenza si sente.
Sul fronte Android, ho testato con un Samsung Galaxy S24 Ultra (supporto PD 45W fino al 70%): 0-70% in 26 minuti. Eccellente. Con un Pixel 9 Pro più modesto nel supporto protocolli, sono arrivato al 50% in circa 28 minuti, tempo nella media. Nessuna sorpresa positiva né negativa, fa il compito.
Capitolo cicli totali. Un iPhone 15 Pro Max (batteria 4.422 mAh, Apple) l'ho ricaricato dal 10% al 100% per 1,7 volte prima che il Flow 3 si esaurisse completamente. Non è un dato eccezionale per un 10K, ma è nella media reale quella distante dai numeri di marketing. Le perdite per conversione DC-DC, le inefficienze del protocollo PD, il calore: tutto concorre a ridurre la resa teorica. Diciamo che, nella pratica, potete contarci per recuperare un telefono e mezzo a pieno, o due telefoni parzialmente.
Per chi usa prevalentemente cuffie wireless, smartwatch, fitness tracker: il Flow 3 diventa praticamente eterno. Con quei consumi irrisori potete tranquillamente arrivare a una settimana di top-up multipli senza ricaricarlo. Ho provato a tenere sotto controllo le AirPods Pro 2 e un Apple Watch SE per quattro giorni consecutivi: la barra LED si è mossa appena di due spicchi.
Un dato che mi ha incuriosito e ho voluto misurare: la perdita di carica in stand-by. Ho caricato il Flow 3 al 100%, l'ho messo in un cassetto e l'ho ignorato per cinque giorni. Al controllo, ancora nella zona dei quattro spicchi su quattro difficile dire con precisione vista la mancanza di percentuale numerica, ma la prima ricarica completa di un iPhone al 10% ha portato il dispositivo fino all'83%, suggerendo che la perdita in stand-by è contenuta, dell'ordine del 5-8% settimanale. Valori ragionevoli per un prodotto di questa fascia.
Altro aspetto che merita una nota: la risposta al collegamento di carichi a basso assorbimento. Alcuni power bank, passato un certo tempo di inattività, si spengono automaticamente in standby e non si riaccendono se colleghi un dispositivo che assorbe poca corrente (smartwatch, earbuds in custodia). Nel Flow 3 questo problema non l'ho osservato: collegando degli auricolari wireless anche dopo ore di inutilizzo, la ricarica parte regolarmente. Una piccola cosa, ma per chi usa questi oggetti come riserva energetica per accessori minori fa la differenza.
Test sul campo due settimane di uso reale
Parliamoci chiaro: il modo migliore per giudicare un power bank non è farlo in laboratorio, è infilarlo in uno zaino e dimenticarselo. È quello che ho fatto per due settimane, e il Flow 3 ha affrontato scenari piuttosto diversi tra loro.
Giorno 2, martedì mattina. Metro A verso il centro, ore 8:15. Il telefono è al 18% perché mi sono dimenticato di caricarlo la notte prima capita, no? Tiro fuori il Flow 3 dalla tasca della giacca, sfilo il cavo dal loop, collego, infilo tutto nella tasca interna. In quindici minuti di tragitto sono passato dal 18% al 45%. Quando scendo, stacco, rimetto il cavo al suo posto. Il gesto è diventato automatico dopo due o tre volte. E questa è una cosa che apprezzo molto: il cavo integrato che torna in sede senza sforzo, senza dover cercare un cavetto volante nel caos della borsa.
Sabato pomeriggio, campo di tiro con l'arco. Tre ore di sessione, telefono in modalità cronometro per gli intervalli, video di alcuni tiri, musica in sottofondo via Bluetooth. Di solito a due ore e mezza mi ritrovo con la batteria in zona rossa. Con il Flow 3 nella tasca laterale dello zaino non ci ho pensato per l'intera sessione ho collegato il telefono durante una pausa da quindici minuti circa, ripresa dal 22% al 48%. Niente di epico, ma è il genere di uso quotidiano in cui questi oggetti dimostrano il loro valore.
Un viaggio di lavoro a Milano, andata e ritorno in giornata. Treno Frecciarossa, lavoro dal PC portatile con hotspot Wi-Fi acceso (che mangia batteria come un forsennato). Telefono collegato al Flow 3 per buona parte del viaggio, scollegato solo in arrivo perché dovevo rispondere a qualche messaggio. Ricarica di background costante, senza impennate. La ricarica pass-through cioè ricaricare il power bank mentre questo ricarica un dispositivo funziona, ma solo se colleghi il cavo d'ingresso su una porta USB-C libera e l'uscita usa un'altra. Non si tratta di una feature dichiarata in grande evidenza, ma è presente e utile.
Un dettaglio che mi ha fatto sorridere: in metro, una ragazza mi ha chiesto che cosa fosse quella "lucina circolare" sul mattoncino, pensando fosse una specie di smartwatch tondo. Quando le ho spiegato che era il livello batteria si è messa a ridere. Design riuscito, evidentemente.
Una domenica mattina, pioggia battente. Avevo programmato una camminata al parco con Dafne la mia pastore svizzero bianco, che sotto acqua comunque vuole uscire e il telefono era rimasto collegato tutta la notte a un caricatore che nel frattempo si era staccato dalla presa. Al 12% quando mi sono svegliato. Non è il momento migliore per scoprirlo. Ho infilato il Flow 3 nella tasca del k-way, connesso al volo il cavo integrato, e per l'ora abbondante di passeggiata sotto la pioggia il telefono si è ricaricato di continuo. Al rientro ero al 78%. Niente di epico, ma è lo scenario tipico: uscita non pianificata, batteria bassa, oggetto che risolve il problema senza farmi pensare.
Altro test involontario: una serata alla Cupra parcheggiata in doppia fila mentre aspettavo una consegna, con l'app CarPlay attiva che mi teneva in hotspot il tablet per lavorare in attesa. Quaranta minuti di ricarica continua del tablet dal Flow 3 al 58% di carica residua iniziale. Al termine il power bank era sceso al 14%. Perfettamente coerente con il profilo energetico che mi aspettavo. Nessun arresto imprevisto, nessun throttling drammatico, nessuna sorpresa.
Cosa ha fatto bene: ricarica rapida per il mio uso quotidiano (metro, scrivania, trasferimenti), portabilità effettiva in tasca e non solo in borsa, come certi 20.000 mAh mastodontici cavo integrato che salva dai cavi dimenticati a casa. Cosa ha fatto meno bene: il display LED orbitale è bello ma impreciso, e in condizioni di luce diretta del sole fatico a distinguere gli spicchi accesi; il corpo si scalda notevolmente sotto carico massimo, e in estate potrebbe diventare un problema più sensibile.
Quello che nella pratica si traduce in un oggetto affidabile, non entusiasmante ma onesto. Ed è già tanto, in questa fascia.
Volevo anche testare un aspetto che spesso viene tralasciato nelle recensioni: il comportamento del dispositivo a temperature differenti. Ho lasciato il Flow 3 una notte in auto aprile romano, temperatura minima intorno ai 10 gradi e la mattina dopo ha funzionato senza alcun segno di sofferenza. Nessuna lentezza in avvio, nessuna riduzione apparente della capacità. I power bank economici a volte danno segni di stanchezza con il freddo, soprattutto le celle di qualità inferiore. Qui non ho avuto problemi. Non posso dire come si comporterà a luglio a quaranta gradi, ovviamente quel test lo farò più avanti, e semmai ci torneremo su.
Approfondimenti
Il cavo integrato la vera ragione per sceglierlo
Se dovessi sintetizzare in una frase perché un utente medio dovrebbe preferire questo prodotto alla massa di power bank da 10K, la risposta sarebbe: il cavo integrato. Sembra banale, lo so. Ma pensateci. Quante volte vi è capitato di infilare il power bank in borsa e accorgervi, al momento del bisogno, di aver dimenticato il cavetto a casa? A me decine. Il cavo integrato elimina quel problema alla radice. È sempre lì, fisicamente parte del dispositivo, non puoi separartene.
La lunghezza è quella che è circa venti centimetri, più che sufficienti per collegare il telefono in tasca o sulla scrivania, scarsi se volete tenere il telefono in una mano e il power bank in un'altra senza tensione. Ma funziona. Il meccanismo di rientro è a incastro morbido, non a molla: tiri il cavo fuori, lo usi, lo riaccosti al suo alloggio e ci resta. Nessuna parte mobile che possa rompersi, il che è un pregio di progettazione.
Il display orbitale stile su sostanza
Ne ho già accennato sopra, ma vale la pena approfondire. Il display LED orbitale è una scelta di design più che funzionale. Quando premi il pulsante di attivazione, si illumina un cerchio composto da più segmenti LED: il numero di segmenti accesi indica approssimativamente la carica residua. Quando collegate un dispositivo, invece, gli spicchi si muovono in sequenza circolare effetto breathing fornendo il feedback visivo di carica in corso.
È bello? Sì. È funzionale? Abbastanza, ma non quanto un display numerico. Il problema è la precisione: gli spicchi sono discreti, quindi hai letture approssimative tipo "25%, 50%, 75%, 100%". Non hai mai un feedback preciso tipo "37% residuo". E in pieno sole, francamente, distinguere quale sia l'ultimo spicchio acceso diventa un lavoretto. Personalmente sarei stato più contento di un piccolo display OLED come hanno altri prodotti della stessa Sharge. Ma capisco la scelta estetica e, una volta che ti ci sei abituato, funziona.
Ricarica multipla simultanea fino a tre dispositivi
Una feature su cui Sharge punta parecchio nel marketing è la capacità di ricaricare tre dispositivi in contemporanea. Nella pratica funziona, ma con dei caveat che vanno spiegati bene. Quando colleghi più dispositivi, la potenza totale viene suddivisa tra le porte, e i 45W del picco si frammentano. Nel mio test, collegando iPhone sulla USB-C integrata, AirPods Pro 2 sulla USB-C e Apple Watch SE (via caricatore magnetico USB-A) sulla USB-A, ho registrato circa 15W sull'iPhone, 5W sulle AirPods e 2,5W sull'Apple Watch. Totale 22W circa, ben al di sotto del massimo teorico ma coerente.
La domanda vera è: quanto è realistico lo scenario? Onestamente, nel mio uso quotidiano, ricaricare tre dispositivi insieme è capitato due volte in due settimane in aeroporto e in una lunga attesa al poliambulatorio universitario. Utile, quindi, ma non quotidiano.
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