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LA MIA PRIMA ESPERIENZA CON INTERNET
Sono nato nella capitale di uno dei paesi che ha adottato internet più velocemente e che è attualmente uno dei paesi con la percentuale di popolazione utilizzante internet più alta al mondo, di conseguenza ho avuto accesso a internet da quando sono nato. Questo non mi permette di distinguere chiaramente la prima volta che ho fatto uso di internet ma ricordo un momento piuttosto banale: me insieme a mia madre che mandiamo per email un disegno che avevo fatto al computer per mio padre.
Oslo foto preso da visit norway
Non soltanto internet è stata una costante nella mia vita ma anche i computer. Grazie al lavoro di mio padre avevamo la casa piena di computer perché il suo datore di lavoro gli dava un nuovo computer almeno una volta all’ anno per far sì che mio padre avesse sempre i computer più potenti possibili. Il mio primo computer fisso è stato un ex computer di mio padre e l’ho ricevuto quando avevo 5 anni, probabilmente perché mi ero appropriato del computer di mia madre già da molto tempo per disegnare.
Da quando ho avuto un computer mio mi si è aperto un mondo e sono diventato subito un appassionato di videogiochi. Uno dei “tanti” giochi che avevo era uefa 2000 e l’intro mi fa ancora adesso venire la pelle oca. Da questo gioco di sicuro è nato il mio interesse per trovare bugs, in particolare ne ricordo uno: se rimanevi fermo per un po’ i giocatori della squadra avversaria diventavano immobili.
Questa passione per i giochi mi ha infine spinto a utilizzare internet non per chattare, perché in rete c’era una vasta gamma di giochi diversi gratuiti, i così detti giochi flash. Questi giochi hanno definito un periodo della mia esperienza da gamer.
Grazie a mio padre ho imparato a utilizzare Google molto velocemente, anche se mia madre era una forte oppositrice di ciò, in quanto credeva che Yahoo fosse la piattaforma migliore.
Il mio utilizzo di Google non regolato mi ha pure portato un po’ di guai. A 9 anni mi iscrissi a un servizio a pagamento utilizzando un’email fittizia, non ricordo perché, ma sapevo che avrei dovuto utilizzare un’ email fittizia, e dopo un mese di abuso di questo servizio ho ricevuto un’email con la richiesta di pagare più di 400 kr, una somma enorme per me al tempo in quanto la mia paghetta era soltanto di 50 kr.
Un vecchio banconota di 50 Kr
Sono riuscito a uscire dai guai sfruttando la mia conoscenza dell’inglese, una lingua che conoscevo già abbastanza bene grazie all’uso quasi giornaliero di internet e multimedia inglese. Ho scritto un’email alla compagnia dove ho spiegato di essere stato hackerato, un concetto che non so oggi come mai conoscessi già allora, e che non ero stato io a registrare l’account. Questa fu la prima volta che io mi ricordi di aver parlato di hackeraggio o di hacker in generale.
Oggi, 11 anni dopo, sono tra i migliori hacker focalizzati su operazioni offensive, nella mia categoria, in Norvegia secondo la NCSC, e sono stato tra i top 100 al mondo in una competizione continua di hackeraggio chiamata HackTheBox.
Storm “Frisk” Kavlie
Investigazione moderna
Oggi vorrei spiegare come va effettuata un’investigazione standard basata sui metadati generati dai browser.
Ogni browser normalmente salva tutti gli url visitati in un database con il timestamp di quando l’utente ha visitato quell’url. Questa funzionalità è accessibile anche ai browser plug-in, questo fa sì che ogni volta che installi un plug-in, è possibile che tu stia condividendo i tuoi metadati riguardanti la tua storia di “navigazione”.
Questi metadati contengono abbastanza informazioni sia per identificare l’utente che per capire la sua posizione e desideri nella vita, questo perché molti url contengono informazioni sull’utente, per esempio quando si cerca un itinerario su google maps quello salva tutte le informazioni necessarie per “rivedere” quell’itinerario nell’url. Come anche facebook che ha url unici che potrebbero essere utilizzati per identificare una persona o con chi parla.
Da optipess
Questo stile di metadati è anche facilmente ottenibile in quanto tante aziende che sviluppano plug-in per i browser vendono queste informazioni. Inoltre, questo tipo di metadati è utile per aziende addette alla pubblicità, ma soprattutto è specialmente utile per aziende di intelligence in quanto possono essere utilizzati per trovare utenti appartenenti a certe comunità, identificati facilmente attraverso il loro browsing history.
Metadati simili potrebbero anche essere ottenibili da un ISP (Internet service provider) in quanto l’ISP potrebbe vedere il traffico che invii e ricevi. Per legge in alcuni paesi gli ISP sono costretti a salvare metadati, come in Italia. Questo può anche essere fatto da tanti altri service provider e in alcuni casi anche dal manufattore del sistema operativo.
Questo tipo di metadati è molto utile per monitorare utenti in comunità di interesse e per scoprire facilmente nuovi trend e utenti in queste comunità. Prendiamo in esempio la comunità che frequenta il sito di Fabio kamikaze. Trattando tutti coloro che frequentano il sito come utenti di interesse si può creare un fingerprint basandosi sui metadati di questi utenti. Acquistando metadati sì può anche arrivare a conoscere velocemente e programmaticamente tante informazioni per i vari utenti presi singolarmente, per esempio:
1. Con chi ha parlato più spesso;
2. Quali siti frequentava;
3. Quando li frequentava;
4. Quali sono le sue abitudini particolari;
Questi dati sono accessibili in secondi se si è in possesso dei metadati. Da questa investigazione preliminare si può passare allo stadio di investigazione a nodi. Per esempio dalla fingerprint del sito associata alla comunità investigativa si vede se ci sono altri utenti con simili comportamenti fuori da questo communita nel database di metadati accessibile all’investigatore o se certi utenti della comunità sono direttamente collegati (per i) con altri utenti investigati appartenenti a un’altra comunità.
Esempio di crescita di un rete a nodi
Il fatto di utilizzare nodi per descrivere un utente o comunità fa sì che si possano utilizzare vari algoritmi e conoscenze acquisiti dal Network Science per descrivere comunità complesse, e dare velocemente all’investigatore una buona panoramica della situazione. Questo ci permette anche di utilizzare algoritmi di big data e machine learning per analizzare i dati e in alcuni casi predire eventi prima che accadano.
Questo tipo di collezione di dati e analisi al momento va (nella maggior parte dei paesi) fatto postmortem, quindi dopo un evento, ma si ha adesso una spinta verso l'effettuazione di un’analisi dinamica ed in tempo reale di metadati creando così una mappa “LIVE” delle comunità attive basandosi sui metadati generati dalla popolazione.
Gli esempi di implementazioni di analisi di comunità bastati su metadati sono molteplici
Per esempio facebook ha, secondo alcuni documenti, un algoritmo per sapere quale è lo stato mentale di alcuni dei suoi utenti
O il GFT di google che purtroppo, secondo me, ha fallito per il fatto che il data di input veniva soltanto da una fonte. Se google avesse messo insieme i search query con il numero di persone che hanno usato google maps per andare all’ ospedale o chiamato il dottore dopo aver fatto questa ricerca, si avrebbe avuto di sicuro un algoritmo più preciso.
Se siete interessati a questa tipologia di ricerca vi consiglio di leggere https://arxiv.org/pdf/1511.06858.pdf , https://journals.aps.org/prx/abstract/10.1103/PhysRevX.6.031038 e https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0957417417301161?via%3Dihub
Storm “Frisk” Kavlie
GDPR e innovazione digitale
Intelligenza artificiale, il simbolo dell’evoluzione digitale
Nel blogpost precedente abbiamo fatto una rapida introduzione a quella che è la nuova normativa europea sulla protezione dei dati entrata in vigore il 25 maggio 2018.
Abbiamo discusso del principio di accountability e delle responsabilità che il Titolare del Trattamento è in dovere di assumersi per essere in accordo con questo insieme di norme, ma perché si lascia così tanta libertà ?
Il GDPR mette subito in chiaro di voler essere un qualcosa che possa durare nel tempo, i legislatori si sono resi conto che l’innovazione digitale, la scoperta di nuove tecnologie e quindi il migliorarsi e l’evolversi dei sistemi informatici è molto rapido, sarebbe impossibile, per un sistema legislativo, stargli dietro. Sarebbe una continua rincorsa, un dispendio di energie e denaro sia per l’Unione Europea che per le aziende obbligate ad adeguarsi alle normative successive.
Il Titolare del Trattamento avrà quindi libertà sul tipo di tecnologia da utilizzare per la protezione dei dati, a patto che rispetti il punto 1 dell’Articolo 24 : “Tenuto conto della natura, dell’ambito di applicazione, del contesto e delle finalità del trattamento”. Quello che il GDPR incoraggia è la “privacy by design”. In sostanza significa un invito agli sviluppatori di prodotti a tenere conto del diritto alla protezione dei dati sin dalla fase di progettazione. La tutela risulterebbe molto più efficace, infatti, se sin dalle prime fasi i prodotti (hardware e software) fossero concepiti per ridurre i rischi. Considerare l’impatto della privacy sin dalle prima fasi della progettazione di un prodotto è, inoltre, criterio di efficienza, perché evita interventi successivi che potrebbero pesare sui tempi e sui costi di sviluppo.
L’innovazione tecnologica è quindi legata strettamente alla nuovo regolamento. Viene lasciata completa libertà allo sviluppo e se questo verrà pensato e progettato in maniera corretta faciliterà di molto la protezione dei dati e il lavoro del Titolare del Trattamento. L’anello di congiunzione tra la ricerca e la tutela della privacy sarà quindi colui che si occupa della progettazione di un prodotto o di un servizio, avrà un ruolo sicuramente importante, di maggiore impatto, di maggiore responsabilità e soprattutto una nuova sfida che porterà, si spera, a cercare di introdurre nel modo più efficiente possibile sistemi di protezione dei dati per stare sempre un passo avanti alla concorrenza.
Il futuro potrebbe quindi sorridere all’innovazione tecnologica, malgrado nei primi anni potremmo avere significativi rallentamenti.
Non ci resta che aspettare e scoprire se questa linea seguita dai legislatori europei sarà stata la scelta vincente.
Matteo Berta
Quello che metti online, ci resta per sempre
Tutto ciò che si fa online genera data.
Un concetto fondamentale se si vuole parlare di data è quello dei metadata, ovvero data che descrivono un dato o un insieme di data.
Un esempio notevole di un tipo di metadata è quello che descrive una connessione tra computer: nel metadata non e incluso il “vero” data, cioè quello che viene trasmesso tra i computer, ma soltanto informazione su quando è stata effettuata questa connessione, per quanto è durata e forse anche la quantità o il tipo di dato trasmesso.
foto preso da wikipedia
Visto che nel metadata non e contenuto il vero data certi leggi per la protezione della privacy non valgano più, lasciando spesso compagnie dell’intelligence libere di raccogliere metadata. Ciò è stato sfruttato per esempio dalla NSA, la quale con il programma PRISM, è riuscita a collezionare metadata da compagnie come Google e Facebook.
Molte compagnie rendono anonimi i propri metadata per poi venderli. Questi “dati” sono fondamentali per i big-data e per molte compagnie pubblicitarie. I metadata sono anche una parte importante di molti formati di file in quanto molti file tengono informazioni su come, quando e dove è stato creato il file, questo specie di metadato è stato fondamentale per più investigazioni.
Spesso l'EXif data che descrive come è stato scattato un’immagine è stato utilizzato per far uscire persone dal loro anonimato.
Per esempio un membro di CabinCr3w (un gruppo di hacker) è stato arrestato grazie ad una foto presa dalla propria ragazza contenete informazioni GPS portando la polizia proprio a casa della ragazza che subito ha confessato tutto.
Un altro caso è quello dell’arresto di Reality Winner, arrestata poiché The Intercept ha pubblicato i documenti che gli aveva inviato senza però togliere i metadata in loro contenuti!
Oltre ai metadata, c’è il "vero e proprio" data che va diviso in tre categorie: temporaneo, modificabile e constante. Un esempio di data “temporaneo” può essere quello di caricare una storia su un social (e.g. Snapchat, Instagram). Il file “scompare” dal profilo dopo 24 ore, tuttavia il social non vieta a nessuno di salvare quel file e non è detto che quei documenti verranno veramente cancellati dai server del social. Infatti per servire dei contenuti è necessario che prima questi vengano salvati.
Il data "modificabile", invece, è quello che può cambiare con il tempo. Ad esempio le pagine Wikipedia, che possono essere modificate da chiunque ed eventualmente cancellate. Wikipedia, come molti altri siti di questo tipo, mantiene un back log descrivendo ogni cambiamento. Questo sistema di back log esiste anche per siti che normalmente non lo avrebbero, grazie al waybackmachine di webarchive. Si tratta di un archivio i cui elementi non vengono modificati, ecco dunque un perfetto esempio di data costante.
Nel prossimo blog post proveremo ad identificare l’utiliza del le conoscenze acquisite in questo post.
Storm “Frisk” Kavlie
La mia prima esperienza con l’internet
Bambino davanti ad un laptop
Avevo 4 anni circa, ero già immerso nel mondo della tecnologia e usavo spesso il vecchio laptop di mio padre per divertirmi con videogiochi di auto di cui non ricordo nemmeno il nome.
Crescendo il mio rapporto con la tecnologia è stato una costante, mi sono sempre tenuto al passo con i tempi e ho sviluppato passione per questo tipo di evoluzione.
Non ricordo esattamente la mia prima esperienza con il web, ma ricordo gli utilizzi che ne facevo.
“Dai, troviamoci questo pomeriggio alle 3” “Va bene, come ti chiami sul gioco? Così ti posso aggiungere agli amici”
Con i miei compagni di classe spesso i dialoghi erano questi, nessuno di noi aveva ancora un cellulare, quindi quando ci vedevamo a scuola ci mettevamo d’accordo per trovarci, al pomeriggio, in un mondo virtuale in cui divertirci a combattere contro mostri provenienti dalla mitologia greca, asiatica e egiziana. Il gioco, a quei tempi da noi favorito, era un gdr in terza persona, aveva un sistema multiplayer molto semplice, perché uno di noi poteva creare un server a cui poi tutti potevano accedere, il grandioso numero di 6 giocatori. Se qualcuno non rispettava l’appuntamento? Beh, lo si aspettava, poi si iniziava a giocare da soli.
Da queste prime esperienze siamo passati ad ingrandire la nostra conoscenza del videogiocare online. Quando un gioco iniziava ad annoiarci ci spostavamo su un altro, sempre con lo stesso gruppetto di amici. La mia esperienza con l’internet fino al periodo delle medie era limitata a questo, con qualche sporadica ricerca per scuola palesemente copiata dal sito che, nella mia mente di ragazzo scansafatiche, rappresentava la verità assoluta : wikipedia.
Crescendo e maturando ho imparato a conoscere il tipo di persone che si trovano online, navigando su forum per scoprire qualcosa in più riguardante i giochi a cui giocavamo e iscrivendomi, tardivamente, a Facebook, il social network più importante dell’epoca. La mia iscrizione a Facebook è avvenuta per la prima volta durante l’estate tra la prima e la seconda superiore, lo reputavo inutile prima, poi vedendo che i miei amici ci si divertivano mi è venuta sempre più voglia di entrare in quel mondo e tutt’ora lo uso spesso, soprattutto per discutere di alcune passioni come basket e cinema in gruppi di persone con i miei stessi interessi. Usavo, però, spesso Youtube. Lo usavo come svago e ho visto la piattaforma evolversi sempre di più, seguendo fin dagli inizi molti youtuber che oggi hanno milioni di iscritti e i cui contenuti non sono più indirizzati a ragazzi della mia età. Questo sito era una manna dal cielo per passare giornate interminabili, perché seguendo il motto “broadcast yourself” venivano caricati video di ogni tipo.
Oggi, ormai, viviamo in una società in cui internet ha un ruolo fondamentale nella gestione della propria persona, è impensabile vivere senza e le opinioni a riguardo sono contrastanti. Io, tutto sommato, sto bene così.
Matteo Berta
La mia prima esperienza su Internet
Sono ormai una ragazza di vent’anni e nel tempo ho acquisito una certa dimestichezza con il web e in generale con il mondo di internet, ma questo percorso è nato quando ero solo una bambina.
Ho iniziato ad approcciarmi al computer quando, all’età di cinque o sei anni, mio padre acquistò il nostro primo computer domestico, con il quale ci divertivamo la sera a fare interminabili tornei di 3D Pinball (famoso videogame per Windows XP) o a disturbare tutti i vicini cantando a squarciagola al karaoke. Mio padre è sempre stata una persona attenta allo sviluppo delle nuove tecnologie e all’innovazione e fu così che poco tempo dopo abbiamo avuto il nostro primo collegamento ad internet.
Screenshot dalla schermata di 3D Pinball (sviluppato dalla Cinematronics e pubblicato dalla Maxis per Windows)
Pur non avendo ancora bene idea di come utilizzarlo, l’idea di avere una connessione al famoso internet mi estasiava. I primi tempi non navigavo ancora sul web e perlopiù usavo internet per giocare online a Hearts o a scacchi, anche se spendevo la maggior parte del mio tempo al computer offline a giocare con qualche CD di giochi (il mio preferito era una serie di rompicapo ambientati nella favola di “Alice nel paese delle meraviglie”) che ogni tanto mi regalavano i miei genitori.
Nel giro di alcuni anni, quando ne avevo circa 10, le connessioni internet sono migliorate e i prezzi si sono abbassati, e così ho iniziato veramente a esplorare il mondo del web. Essendo pur sempre una bambina ero affascinata dai giochi online, ed in particolare da un sito chiamato Stardoll, che permetteva di vestire cartamodelli digitali di personaggi famosi e crearsene anche uno personale da vestire e riempire di accessori.
Iniziate le scuole medie iniziai anche ad approcciarmi ai servizi di messaggistica istantanea (come MSN) ed ai primi social network con cui mi tenevo in contatto con i miei compagni di scuola.
Ad oggi trascorro molto tempo su internet, anche se principalmente via smartphone, e l’utilizzo che ne faccio non è cambiato poi molto: uso molto i social network (anche se ora sono Facebook e Instagram al posto di MySpace e Netlog), mi scrivo con i miei amici su Whatsapp e mi diverto ancora con i giochini online. Mi si può sicuramente definire una internet-addicted!
Com’è stata la vostra prima esperienza con il magico mondo di internet?
Sara Andrea ☼