Sdraiati sul vostro letto a fissare un soffitto che non potrà mai cambiare dalla sua solita tonalità di bianco, vi capita mai di pensare come deve essere il mondo visto attraverso gli occhi di un bambino, o cosa dovevate custodire voi, nella vostra mente, quando ancora eravate nel periodo della fanciullezza?
Cosa potrebbe mai pensare quel bambino vedendo l’arrivo nella sua famiglia di un altro componente? Non un altro fratellino che la cicogna gli ha portato inaspettatamente, non quell’animaletto domestico tanto desiderato. Una scatola di latta. Un contenitore grigio e spento, privo di vita. Quando all’improvviso un solo gesto e un nuovo mondo prende vita d’innanzi ai suoi occhi. Tante luci sembrano alternarsi e creare quel mondo così personale della fantasia, creata in precedenza dal bambino solo nella sua mente. Cattiva custode dei suoi più intimi desideri.
Non ci vuole molto perché il bambino inizi ad approcciarsi a quel mondo che gli viene severamente vietato, o anche semplicemente negato.
Questo è l’inizio di un viaggio, il mio viaggio. L’inizio dell’avventura in un nuovo mondo inesplorato.
Così iniziò tutto, 7 anni. Non si può certamente fermare il progresso.
Come disse lo psicologo Piaget:
“Tra i 6 e i 12 anni si trasmette tutta la propria fantasia su oggetti fisici, che sono lo specchio della nostra mente”
Fan-art psicologo Jean Piaget (fonte:Flikr)
Si inizia con i giochi, che rispecchiano l’immaginazione ancora genuina (okay lo ammetto mettevo gli strumenti musicali al posto giusto su Encarta). Poi si passa alla conoscenza, alla sete di sapere, che a volte può fare anche bene (ci vuole tanta fantasia a cercare le immagini del tuo cartone preferito). Dopodiché si iniziano a scoprire le altre persone dietro a quello schermo (non so se ricordate MSN). Gli aspetti più bui di quel mondo inaspettato. Come prima esperienza si arriva a parlare solo con lettere digitate e trascritte da un programma ben strutturato (o anche a inviare trilli, quelli che irritavano tantissimo la gente, ma eravamo bambini quindi ben accetti).
Quando tocchi poi il baratro infinito, 10 anni, elimini tutto ciò che ti sta tenendo lontano dalla realtà. Inizi ad alzare la testa e rendertene conto. Non per tua volontà, ma per una mancanza di innovazione (erano nate le prime console per videogiocatori, come Nintendo o xbox) (ditemi che non avete mai giocato a nintendogs).
Dopodiché arrivano i social, 12 anni. Si ricade di nuovo tra lettere e numeri. E ogni aspetto della realtà diventa solo un pollice in su nella tua lista delle preferenze. Si iniziano a perdere i dialoghi tra le persone in carne ed ossa e la maggior parte delle volte si preferisce stare a casa e chattare attraverso uno schermo 5x6. Sembra una cosa molto triste a rileggerla adesso, ma purtroppo cosi stavano le cose, almeno per me, anche se adesso non è poi cosi diverso.
Magari le brutte esperienze ti aiutano a crescere e a migliorarti. Adesso, nascendo già abituato al mondo della tecnologia, senti da principio una mancanza d’innovazione. Quante volte la frase “Hanno inventato già tutto” rimbomba nella mente di chi anche solo riprova ad utilizzare quel foglio bianco nella sua mente chiamato fantasia, persa già da tempo e affidata a quella scatoletta di latta.
La curiosità dei bambini e il loro modo di vedere le cose li ha portati e mi ha portato a immergere la mente nel mondo di internet. Ma al giorno d’oggi, ormai quasi adulti e conoscitori parziali del mondo, ancora reimmergiamo la testa in quell’universo per lo stesso identico motivo.
D’altronde come diceva il piccolo principe :
“Tutti i grandi sono stati piccoli, pochi di essi se ne ricordano”
Fan-art Piccolo Principe (Fonte:Pixabay)
Appena esce una novità, che sia Facebook o Instagram, la gente rimane perennemente online.
Nella mia vita il computer e con lui internet erano entrati con lo scopo di insegnare ad una ragazza un po’ più grande ad adattarsi al mondo del futuro, che presto sarebbe stato il suo lavoro, ma agli occhi di una bambina di 7 anni ha condizionato tutta la sua esistenza (e pensare che ho scelto ingegneria informatica).
Quindi ci dobbiamo chiedere: sbagliare per poi imparare dai propri errori? O porvi un limite da subito?
Si può tornare a quando la fantasia era ancora un foglio bianco che poteva esser letto solo da una singola mente??