Nella Giornata Mondiale del Libro, in regalo per i nostri lettori, l’incipit del nostro nuovo romanzo.
In uscita a maggio, Prossima fermata Trambusto di Luca Gallo.
Immenso.
Più lo guardava e più si rendeva conto che avrebbe fallito, anche lui lo guardava.
I loro sguardi sembravano avere la medesima intensità e la stessa voglia di non abbassarsi.
«Sono io il capo.»
Fisso.
«Lo vedremo.»
Fisso.
Le forze potevano equivalersi, nonostante le evidenti diversità fisiche tra i due contendenti. Muscoli, tensione, nervi e determinazione si stavano studiando.
L’attesa permetteva alla corda di mantenersi tesa e in equilibrio.
Tarek aveva deciso di non partire per primo, avrebbe assecondato la sua tirata facendolo stancare, per poi assestare il suo potente colpo ho-issa.
«Sono io il capo?»
Meno fisso.
Improvvisamente qualcosa che Tarek lesse nel gelido sguardo dello sfidante nero lo fece tremare: la sua testa cominciò a chinarsi, prima in modo quasi impercettibile, poi in maniera teatralmente evidente.
Presi dallo sconforto, gli occhi seguirono la testa.
Dove gli occhi cadono, salgono i muscoli.
Galvanizzato dal suo fisico secco e nervoso, Tarek tese il suo spizzico di muscoli da definire. Assestò il suo colpo, una tirata degna di un vogatore di Cambridge.
L’avversario incassò con indifferenza il colpo e reagì correndo.
La corda rimase salda, Tarek rotolò a terra e venne trascinato per alcuni metri sull’indelicato terreno del parco della Colletta.
Pensò al titolo di quel film western in cui Joe lo straniero veniva trascinato dal cavallo di Ramòn per le desolate lande dell’Arizona. La polvere nel cervello gli impediva di concentrarsi a dovere sulla ricerca.
Mosso da pietà, il suo nemico si arrestò nei pressi di un cespuglio pungente, Tarek ne approfittò per sputare sassolini e terra e per mettersi in ginocchio, fiducioso di innalzarsi nuovamente per riprendere il singolar tenzone da protagonista, rovesciandone gli esiti.
Il nemico, senza degnarlo di uno sguardo, pisciò sui jeans stretti di Tarek e ripartì al galoppo.
Qualche giro di polvere dopo, Tarek decise che era troppo per lui, l’avversario aveva vinto. Inutile negarlo.
«Ok, il capo sei tu.»