Comincia con un ragazzino piuttosto biondo che lascia andare i sentimenti. Il viso di Marlene Dietrich, pieno di sperma, gli si stende davanti. Sulla rivista aperta, lungo le gambe dell'attrice, fili madreperlacei s'intrecciano come la greca d'argento sul copricapo di un Ussaro. Si tira su e si avvicina a una scrivania. Siede. Apre un cassetto. In un taccuino da bucato, con la copertina in molesquine nero, cerca la pagina giusta. Scrive: 22 marzo 1937: 8. Tira un rigo e addiziona l'8 alla cifra precedente poi annota: 1454, su una terza colonna. "Niente è meglio d'una contabilità aggiornata" dice a bassa voce. Sgrana gli occhi e va a guardarsi allo specchio. Non si parla da soli, a meno di essere matti.