Global Voices è una comunità internazionale e poliglotta di blogger, giornalisti, traduttori, accademici e attivisti dei diritti umani. Insieme, usiamo il potere di internet per costruire ponti di conoscenza attraverso i confini.
https://www.meltingpot.org
Melting Pot Europa è un progetto editoriale e di comunicazione sociale che racconta e analizza i processi di trasformazione del fenomeno migratorio in Italia e in Europa, senza perdere di vista lo stretto rapporto tra la dimensione macro, globale, delle migrazioni e il loro radicarsi all’interno di precisi e determinati contesti locali. Il nuovo sito web mantiene una struttura in due sezioni principali, “Cittadinanze” e “Sans-Papiers”, per coniugare così informazioni, approfondimenti e reportage giornalistici a strumenti di formazione e aggiornamento per avvocati, operatori del settore e per i cittadini con background migratorio.
https://alarmephonesahara.info
Alarme Phone Sahara (APS) est un projet de coopération entre des associations, des groupes et des personnes dans l'espace sahélo-saharien et en Europe. Les membres du réseau Alarme Phone Sahara sont basés au Niger, au Mali, au Burkina Faso, au Togo, au Maroc, en Allemagne et en Autriche. Le bureau de Alarme Phone Sahara se trouve à Agadez au Niger, qui est un carrefour de la migration dans la zone sahélo-saharienne. Il y a aussi un réseau de lanceurs d'alerte dans la région qui travaille en collaboration avec le bureau d'Agadez.
https://tywhbn.it/?lang=it
The years we have been nowhere esplora la realtà dei deportati in Sierra Leone approfondendo molti casi individuali di persone deportate da paesi occidentali. L’obiettivo è quello di determinare reiterate forme di marginalizzazione tipiche non solo dell’esperienza vissuta all’estero ma anche attuate al rientro in patria.
https://bdsitalia.org/
BDS Italia è un movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro l'occupazione e l'apartheid israeliane, costituito da associazioni e gruppi in tutta Italia che hanno aderito all'appello della società civile palestinese del 2005 e promuovono campagne e iniziative BDS a livello nazionale e locale. Il movimento BDS sostiene la parità di diritti per tutte e tutti e perciò si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa.
https://voicesineuropeforpeace.org/
Un sito per aiutare le persone in Europa a contattare i funzionari eletti per chiedere il cessate il fuoco e il ripristino dell'assistenza umanitaria a Gaza. Contiene istruzioni e modelli di e-mail da mandare ai parlamenti locali e al parlamento Europeo.
https://www.amiciziaitalo-palestinese.org/
L’ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALO-PALESTINESE ONLUS si è costituita formalmente il 28 luglio 2004 a Firenze, allo scopo di dare una veste ufficiale a tutte quelle iniziative a favore della Palestina e del suo popolo che richiedono un rapporto più diretto e affidabile con le istituzioni, sia locali che nazionali. Essa è conseguante al naturale sviluppo associativo della Comunità Palestinese integrata nel tessuto sociale della Toscana, regione in cui vive ed opera, tant’è che i suoi membri, oltre ad essere di diritto soci, per norma statutaria partecipano in modo preminente alla direzione dei suoi organismi. L’Associazione rifiuta una qualsiasi connotazione di carattere politico o religioso ed è quindi aperta a tutti purché ogni componente si impegni efficacemente in appoggio al difficile processo di autodeterminazione del popolo della Palestina, al di là delle personali posizioni ideologiche.
https://labibliotecadireteeco.wordpress.com/
Rete ECO – Ebrei contro l’occupazione (ONLUS) – è un’associazione nata nel 2001 e diffusa a livello nazionale. Siamo una rete di ebrei italiani che si mobilitano contro le ingiustizie perpetrate dallo Stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese. I governi israeliani, infatti, portano avanti dal 1948 una politica di espropriazione, colonizzazione, segregazione, emarginazione e repressione, punteggiata da attacchi militari, volta a rendere impossibile la vita dei palestinesi sulle loro terre. Il risultato è una strisciante pulizia etnica, a rincarare la dose dopo le espulsioni di massa avvenute nel 1947-1948 (Nakba) e nel 1967 (Naksa).
https://www.accademianazionaleromani.it/
L’ACCADEMIA NAZIONALE ROMANÌ è una piattaforma informativa su base scientifica con i più importanti romanologi ed esperti del settore in Italia. Una grande novità per non lasciare nessun dubbio ai troppi stereotipi che aleggiano sul mondo dei rom e sinti. Video, lezioni e informazioni facilmente accessibili per combattere l’antiziganismo e la disinformazione troppo spesso ostacoli ad un proficuo dialogo e alla corretta inclusione. Il progetto è diretto da Santino Spinelli con il sostegno dell’Unione delle Comunità Romanès in Italia (UCRI), il più importante movimento nazionale interculturale a favore delle comunità romanès con il coinvolgimento dei maggiori intellettuali e attivisti rom e sinti presenti in Italia.
I CAMPI ROM DI PISA E LA NASCITA DELLA “BIGATTIERA”
I CAMPI ROM DI PISA E LA NASCITA DELLA “BIGATTIERA”
Dal documento L'esclusione scolastica tra il diritto d'istruzione e il diritto di sicurezza. Il caso dei minori rom del campo "La Bigattiera" di Pisa. (pagine 68-73)
IL CAMPO ROM DELLA “BIGATTIERA”
2.2. UNO SGUARDO D’INSIEME: IL PASSATO E IL PRESENTE DELLA “BIGATTIERA”
2.2.1. I CAMPI ROM DI PISA E LA NASCITA DELLA “BIGATTIERA”
Grazie a una piccola cronistoria effettuata dalla Fondazione Michelucci nel rapporto “Case Casette Baracche e Roulotte”124, è possibile ricostruire la parte “storiografica” della situazione abitativa dei rom a Pisa.
I primi campi sosta a Pisa sorsero a metà degli anni Ottanta. In quel periodo su tutto il territorio comunale, vivevano due tipi di comunità diverse: una sinta e una di rom macedoni, serbi, bosniaci e croati.
La comunità di romanì provenienti dall’Est Europa diede vita al primo insediamento sul territorio di Pisa, più precisamente nella località di “I mortellini”, in via Aurelia. Lo spazio utilizzato per il campo era molto vasto ma mancante di corrente elettrica, acqua e servizi. Nel 1988, grazie alla legge emanata lo stesso anno a tutela delle comunità [romanì], il Comune diede l’avvio al trasporto scolastico per i minori del campo, attraverso una convenzione con la Pubblica Assistenza. I disagi interni alla vita del villaggio però non si estinsero, perché a causa del carattere abusivo del campo, gli abitanti erano sottoposti a continui controlli da parte delle forze dell’ordine. Tutto questo portò pian piano allo spostamento di piccoli gruppi rom, verso case abbandonate su terreni comunali o demaniali in aree più periferiche, per rendersi meno visibili. Nel 1989 furono presentati due progetti per la costruzione di altri due campi sosta, uno a sud di Ospedaletto per i sinti italiani e uno a La Vettola per i nomadi dell’Europa orientale.
Un anno più tardi vennero ordinati degli sgomberi a tutti gli insediamenti rom abusivi presenti nel territorio pisano, con eccezione per quello sito a I Mortellini. Sette mesi dopo la Regione Toscana offre un contributo al comune di Pisa per la costruzione di almeno uno dei campi.
124 Cfr. Fondazione Michelucci, rapporto, Case, casette, baracche e roulotte. Le politiche per l’abitare dei gruppi Rom e Sinti in Toscana oltre i campi nomadi, Toscana, gennaio 2006.
Nel frattempo, i cittadini della zona di La Vettola, cominciarono a protestare contro l’apertura del campo e causando la scelta da parte dell’amministrazione comunale, di spostare la costruzione del villaggio in zona Paduletto e a rinunciare all’istituzione di quello a Ospedaletto.
Tra il settembre e novembre del ’91 il campo sito a I Mortellini fu sgomberato in seguito a dopo diverse segnalazioni effettuate dall’USL, sulla precarietà delle condizioni igieniche presenti nell’area. In compenso viene approvata dalla Giunta Municipale la realizzazione del villaggio rom a Tombolo (zona Pauletto), in una zona non visibile dalla via Aurelia. La costruzione di questo campo però ha sollevato diverse critiche da parte dei cittadini gagè che sfociarono in alcuni atti vandalici (scritte provocatorie e svastiche) nell’area in costruzione.
Dei piccoli insediamenti, sorti dagli sgomberi effettuati durante quel periodo, si formarono in diverse zone sparse nel territorio: sotto un tratto autostradale sopraelevato in località “Biscottino”, alle porte di Stagno, all’estrema periferia di Livorno, in prossimità di raccordi autostradali e in altre aree periferiche e distanti dalla città e i suoi servizi.
Sempre durante l’anno 1991 e nell’anno 1992, la Regione toscana ha stanziato diversi contributi al comune di Pisa per la realizzazione o il completamento dei campi rom, tra cui quelli di sola sosta destinati ai giostrai e quello di Coltano.
Tra l’inizio e la metà degli anni Novanta, il numero dei rom a Pisa subì un forte aumento. Ciò accadde soprattutto a causa dello scoppio della guerra nell’Ex Jugoslavia e delle persecuzioni perpetuate nei confronti dei rom su tutto il territorio Balcanico, che condizionarono l’immigrazione di circa 189 sfollati a Pisa.125
I maggiori Paesi di provenienza erano: Slovenia, Croazia, Bosnia e Macedonia. Nel ’94, il dirigente del servizio Anagrafe annunciò di non voler concedere la residenza ai profughi arrivati, in quanto dichiarati tali dalla Questura e non in carico, per legge, al Comune.
Intanto, nell’aprile dell’anno successivo, la Regione Toscana approva la Legge Regionale n. 73, con cui viene proposta l’istituzione di un’accoglienza per i rom, che ipotizza anche vere e proprie soluzioni residenziali, attraverso interventi di recupero abitativo e di ristrutturazione di edifici pubblici e privati.126
125 Il numero dichiarato, è frutto dei censimenti fatti durante quegli anni, ma è incerto in quanto, si sono riscontrate diverse difficoltà nell’effettuare le stime.
Allo stesso tempo, viene ufficialmente aperto l’unico campo autorizzato del periodo, ancora oggi identificato come il “campo di Coltano” e finanziato con i fondi della Legge dell’88, ormai superata.127
La legge in questione raccomandava ai Comuni di realizzare dei campi rom in aree non isolate, e che non fossero situate a diretto contatto con arterie di grande traffico, ma si può osservare come il campo non risponda a questa caratteristica perché si trova presso un crocevia di strade di grande comunicazione, molto lontano dal centro urbano e dai servizi.128
Nel frattempo cominciarono anche le attività di sgomberi di tutti gli altri insediamenti dichiarati abusivi, attuate attraverso l’emissione da parte del Comune, di diverse ordinanze per la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico del territorio.
Negli anni compresi tra il ’95 e il ’98 furono effettuati interventi e controlli in tutti i villaggi o nelle aree in cui venivano segnalati postazioni di camper o roulotte: nel campo abusivo di Tombolo, nell’area ex Genovali (presenza di nomadi non autorizzata), a Ospedaletto (presenza di nomadi in area non autorizzata), in Via Maggiore (insediamento non autorizzato), in Via Emilia (segnalazione roulotte), in Via Meucci (segnalazione roulotte e camper), a La Tabaccaia (segnalazione roulotte), a Paduletto (campo abusivo) e a Pian degli Ontani (campo abusivo).129
Data la situazione molto precaria dei rom e sinti già presenti sul territorio pisano in quel periodo, il Comune ha preso la decisione di procedere anche con la politica del “numero chiuso” con cui si stabilisce un tetto massimo di presenze rom considerate “tollerabili” per il territorio.
Gli sgomberi dei vari campi costrinsero coloro che li subirono a trasferirsi negli altri campi siti nel territorio, andando a causare situazioni di sovraffollamento.
Uno degli sgomberi più incisivi fu stato quello di Pian degli Ontani, i cui abitanti (circa un centinaio) andarono a rifugiarsi da parenti e amici stabilizzatisi nel campo di Coltano. Il degrado del sovraffollamento in questo campo, determinò una successiva presa di decisione da parte del Comune nel 1999, che decise di ordinare lo sgombero anche in questo luogo. Ne seguono manifestazioni e opposizioni da parte dei rom che vi abitano e che, grazie alle loro proteste, riuscirono a far sospendere l’ordinanza.
126 Manca C., Il paese dei campi. La presenza rom a Pisa e il progetto “Città sottili”, tesi di laurea, Facoltà di Scienze per la Pace, Pisa, 2012-2013, p. 57.
127 Ibidem. 128 Ivi, p. 58. 129 Fondazione Michelucci, rapporto, Case, casette, baracche e roulotte. Le politiche per l’abitare dei gruppi Rom e Sinti in Toscana oltre i campi nomadi, Toscana, gennaio 2006, p. 16.
Nell’anno 2000, la Regione Toscana ha approvato la Legge regionale n. 2 “Interventi popoli rom e sinti” che si propone di trovare soluzioni abitative stabili. Gli interventi da attuare per riformare la situazione alloggiativa dei rom sono:
«a) aree attrezzate per la residenza con i requisiti indicati agli artt. 3 e 4; b) interventi di recupero abitativo di edifici pubblici e privati previsti dall'art. 5; c) l'utilizzo degli alloggi sociali come previsti dalla Legge 6 marzo 1998, n. 40 "Disciplina dell'Immigrazione e norme sulla condizione dello straniero";
d) il sostegno per la messa a norma e/o la manutenzione straordinaria di strutture abitative autonomamente reperite o realizzate da rom e sinti;
e) la realizzazione di spazi di servizio ad attività lavorative di carattere artigianale.».130
L’art 3. della legge indica alcune condizioni da attuare sui nuovi sistemi abitativi:
«[…] b) collocazione delle aree attrezzate, preferibilmente su terreni di proprietà comunale o di altri enti pubblici, al fine di contenere i costi e accelerare la realizzazione delle opere;
c) la localizzazione deve garantire l'inserimento in contesti di vita attiva dotati degli elementi essenziali per rendere l'esistenza quotidiana degli abitanti organizzata e interrelata con il tessuto abitativo e sociale circostante, con l'organizzazione dei servizi socio-sanitari di zona e con la rete degli istituti scolastici.
3. Le aree attrezzate per la residenza, in ragione delle famiglie destinatarie, del loro stile di vita, delle risorse disponibili, del contesto urbano, possono essere composte da strutture abitative integrate in uno spazio comune o da attrezzature fisse di servizio a roulotte, case mobili o strutture prefabbricate.
130
6. Le aree attrezzate per la residenza possono essere ricomprese nei piani di zona per l'edilizia economica popolare di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 167 "Disposizioni per favorire l'acquisizione di aree fabbricabili per l'edilizia economica e popolare". […].».131
Per attuare la normativa, nello stesso anno e con il finanziamento della Regione, il Comune diede l’avvio all’ambizioso progetto di “Città Sottili”. Il progetto prese vita definitivamente nel 2002 ed era destinato ai rom censiti “in quanto presenti” nella Provincia di Pisa. Lo scopo principale del progetto consisteva nel superamento delle precarie condizioni d’abitazione nei campi e la ricerca d’inserimento dei rom in soluzioni abitative alternative. Quattro anni dopo l’avvio del progetto, un dossier di “Africa Insieme” rileva che:
«circa un quinto delle persone censite nei campi nomadi nel 2002 è stata alloggiata in casa: si tratta di un risultato non trascurabile, che ha consentito, per esempio, di smantellare il campo nomadi di Via S. Biagio, di sottrarre alla baraccopoli di Coltano quasi la metà dei suoi abitanti, e di ridurre del 20% le presenze nell’insediamento di Calambrone. Certo, sono passati quattro anni ed era forse lecito aspettarsi qualcosa di più: eppure, chi conosce le enormi difficoltà di accesso al mercato abitativo per i Rom sa che si tratta di risultati non scontati. Oggi, più di 40 famiglie dei campi hanno trovato una casa, pagano un affitto e possono legittimamente sperare di inserirsi nel mercato del lavoro».132
In effetti, il progetto “Città sottili” ha colto nelle sue fasi iniziali, il carattere innovativo della Legge regionale che ha sottolineato alcune caratteristiche importanti che le aree attrezzate devono possedere. Una delle innovazioni più importanti che vennero attuate, fu quella di decidere di porre gli alloggi rom in prossimità dei centri abitati, al fine di rendere l’esistenza quotidiana delle comunità romanì con il tessuto abitativo e sociale circostante, correlata con l’organizzazione dei servizi socio-sanitari di zona e con la rete degli istituti scolastici.
131 Ivi, art. 3. punto 2. 132 Associazione Africa Insieme, Vite di scarto. Marginalità sociale e marginalità abitativa dei migranti a Pisa, Bozza, 4 giugno 2006, p. 25.
Quando il progetto è cominciato, il campo della Bigattiera ancora non esisteva. La sua nascita avvenne nel dicembre del 2004 a causa degli spostamenti delle famiglie sgomberate dagli insediamenti di Calambrone e San Biagio. In tali località abitavano diverse persone che avevano ottenuto la casa dal Comune intorno al 2000. Nelle abitazioni composte da ex colonie italiane, si contavano circa una cinquantina di persone e 15 famiglie. Questa gente è poi stata spostata al campo, dove il numero è progressivamente aumentato133.
La Bigattiera nacque in quel preciso momento, con lo scopo di divenire una semplice area di transizione. La chiusura di “Città Sottili” ha però condizionato la sua principale caratteristica transitoria, rendendola una soluzione definitiva.
Segui le notizie Abruzzo con ASIpress. Ecco il titolo di una notizia di Cultura da Montesilvano (Pescara), ci auguriamo possa interessarti: INTEGRAZIONE: A MONTESILVANO INCONTRO COMUNITA' ROMANI'
Il mostro. Il nero. Il buio nella mente. Venerdì sera ho perso un amico. Ma sto perdendo qualcosa di più importante. Sto perdendo la fiducia nella gente.
Benvenuti in Italia, il Paese dei campi Rom di Paolo Riva “Da noi non esistono campi rom né regolari né irregolari e non ci sono nemmeno rom che vivono in roulotte e caravan”. Dimitar Dimitrov è un rom bulgaro che lavora per l’Open Society Institute di Sofia. Ha trascorso a Milano due giorni, il 3 e il 4 aprile, ospite del Centro Ambrosiano di Solidarietà che, in collaborazione con la Casa della carità di don Virginio Colmegna, partecipa al progetto transnazionale “Pairs” insieme all’Opera Nomadi e al Comune di Ferrara. Insieme a Dimitar, sono arrivati in città gli operatori di diciotto realtà di otto diversi Paesi europei per vedere le condizioni di vita della popolazione rom in Italia, per sentire le esperienze dirette di chi con loro lavora e per valutare quali siano i progetti per l’inclusione sociale più interessanti e con gli esiti migliori. “L’Italia è considerato il paese dei campi perché nelle altre nazioni europee queste soluzioni non esistono” spiega Donatella De Vito della Casa della carità, che ha presentato lo scorso giugno la prima indagine quantitativa sull’argomento. “I campi “nomadi” ospitano in realtà una popolazione che nomade non è, con effetti molto negativi sull’inclusione di questa persone, soprattutto in ambito scolastico e lavorativo”. Eppure, esistono intere famiglie che sono riuscite a lasciarsi queste realtà alle spalle, trovando casa, lavoro e speranza nel futuro. Alcune sono passate per il CeAS e per la Casa della carità che, grazie al progetto “Villaggio Solidale”, hanno offerto loro ospitalità e accompagnamento, fino all’autonomia. “Queste persone – ha spiegato don Colmegna alla delegazione in visita – sono diventate cittadini come tutti gli altri, a tal punto che la vicina di pianerottolo di una donna rom, ignara della sua origine, le dicesse: Meno male che ci siete voi così vado in vacanza tranquilla. Vi lascio le chiavi, ma state attenti che ci sono in giro gli zingari”. Nonostante gli esempi positivi, quindi, il pregiudizio resta difficile da debellare. Dimitar lo sa bene. “Anche in Bulgaria, oltre alle forti differenze economiche, esistono stereotipi culturali e sociali nei confronti dei rom. E per superarli credo si debba partire dagli atteggiamenti di ciascuno, agendo in prima persona”. L’occasione per farlo è la Giornata internazionale dei rom e dei sinti, lunedì 8 aprile, oggi. Per andare contro la discriminazione e per favorire i percorsi positivi di inclusione promossi proprio dal progetto “Pairs”, la Casa della carità ha aderito alla campagna di comunicazione “Tre Erre” della Fondazione Romanì Italia. L’invito, in occasione di questa giornata, è condividere il video qui sotto su siti, web tv, blog e social network. È un gesto semplice e immediato, ma, in fondo, è proprio questo a funzionare secondo Dimitar. VIDEO: PREGIUDIZIO - Campagna TRE ERRE (3R) Fondazione Romanì Italia