Raspberry Pi - Il Software
Questo articolo è un sequel del mio articolo scritto sul setup del Raspberry Pi.
Sul sito ufficiale la distro consigliata per i novellini è Raspbian, che viene fornita con o senza bloatware. Personalmente per la prima installazione ho deciso di provare la versione consigliata, che chiamano NOOBS, ed effettivamente c’erano diversi programmi pre-installati, per esempio la suite completa di libre office, 3 o 4 IDE e dei Giochi.
Non avendo intenzione di giocare ho eliminato i giochi per fare spazio sulla micro-SD che viene utilizzata come main storage. L’installazione del sistema operativo è relativamente semplice, però serve un altro computer di supporto. Infatti dopo aver scaricato l’immagine, basta utilizzare il tool desiderato (quello ufficiale è Etcher) per poter flashare il sistema operativo sulla micro-SD.
Immagine: Linux Screenshots, “Raspbian GUI“, licenza: CC BY 2.0
Una volta flashata, basta inserire la micro-SD nell’apposito vano, che nel mio modello si trova sul retro della scheda logica. È qui che inizia la nostra avventura, ed è anche qui che devo iniziare a fare delle critiche:
Durante il setup del software non è possibile selezionare la lingua del sistema in inglese ed il layout di tastiera in italiano, questo porta ad avere o un software parzialmente tradotto (anche male) oppure una tastiera con un layout hardware diverso da quello software.
Il setup non consente di poter criptare il disco, una feature presente nella stragrande maggioranze delle distro GNU/Linux.
Raspbian è simile ad altre distro introduttive a Linux che non consentono di cambiare intuitivamente Desktop Environment, che in questo caso è una versione di LXDE (usata anche da Lubuntu) con una skin tema Raspberry.
Installare nuove applicazioni risulta abbastanza tedioso quando fatto dall’apposito app manager, consiglio a tutti i novellini di imparare il classico comando utilizzato per tutte le distro derivate da Debian e di installare tutto direttamente dal terminale:
$ sudo apt install nome_pacchetto_da_installare
Programmare e DIY:
Finalmente ci possiamo addentrare nel mondo del DIY e della programmazione, ed è proprio qui che il Raspberry da il meglio di se. La prima cosa da fare è installare le librerie necessarie, consiglio di utilizzare quelle di Python oppure C, tutti gli altri linguaggi, al momento, sembrano avere poco supporto. Per quanto riguarda DIY, essendo un nerd autoproclamato, io ho già tutto in casa, però per dei progetti basati su elettronica, consiglio di procurarsi almeno dei cavi, una breadboard, un multimetro (se non due), un set di resistenze ed un set di led.
Immagine: Jacopo Werther, “tin electronics lab“, licenza: CC BY-SA 2.0
Sui progetti Software, non serve nulla di più, solo molta pazienza ed una IDE decente, io è da anni che utilizzo Visual Studio Code, lo trovo molto intuitivo e facile da utilizzare. Però sul Raspberry ho avuto diversi problemi, l’applicazione non lo supporta ufficialmente e per il momento il tentativo di porting risulta molto buggato. Suggerisco di utilizzare EMACS per C e Geany per Python, almeno fino a quando Visual Studio Code non verrà debuggato.
Il mio primo progetto è stato un monitor per gli iscritti di canali YouTube, non è ancora finito, soprattutto graficamente, però lo trovo molto comodo, anche perché appena attaccato alla corrente ed alla rete si può far avviare il proprio programma direttamente al boot, consumando al massimo 12.5W.
Nel caso tu sia a corto di idee ci sono molti progetti guidati sulla pagina progetti del sito ufficiale.
Conclusione:
Questa è stata la mia esperienza con il Raspberry pi, il device ha molto potenziale, ma ha anche diversi difetti molti dei quali non ho discusso in profondità. Mancano delle applicazioni, il progetto non è open hardware e la qualità della micro-SD impatta notevolmente la performance. È per quest’ultimo che sconsiglio vivamente di utilizzare un Raspberry Pi come PC principale. Questi device sono chiaramente concepiti per un’audience di “nerd” e amanti del DIY. Per la maggior parte dei progetti che non sfruttano pesantemente del software, probabilmente basterebbe ed in alcuni casi sarebbe addirittura meglio un Arduino. Mentre per altri progetti, dove magari c’è il bisogno di analizzare dei dati, oppure connettersi ad internet. Il Raspberry pi non solo è più consigliato ma è più che eccellente, soprattutto nelle sue varianti meno voluminose. È proprio grazie a questo mix di free software, DIY, supporto della community e grande potenziale che nonostante tutti i suoi difetti il Raspberry pi ha catturato la mia attenzione per ore ed ore e con il tempo me ne sono innamorato.
Articolo by Lorenzo Toscano
CC BY-SA 4.0

















