Running rig con quick change bead e settori intercambiabili. Schema della montatura e realizzazione degli antitangle.
Questo articolo fa seguito a quello dedicato agli elementi di base (di cui si consiglia la lettura). Come abbiamo già avuto modo di dire un running rig (montatura da feeder scorrevole) si può realizzare in almeno una decina di modi diversi a partire dai kit già pronti (molto belli) fino a versioni più spartane.
No vi sono a mio avviso differenze abissali — se non dal punto di vista estetico — quando la montatura, comunque sia costruita, presenta le due caratteristiche fondamentali: buona scorrevolezza del feeder e bassa tendenza a generare grovigli durante il lancio. Quindi perché parlarne ancora? Per mettere l’accento su un aspetto a me molto caro negli ultimi tempi, la versatilità.
Running rig a settori
Ogni montatura, anche la più semplice, è scomponibile in diversi settori (segmenti). In genere quando si parla di modifiche si pensa al pasturatore (tipologia e peso) o al terminale (lunghezza e diametro) ma in alcuni casi può crearsi uno squilibrio con il resto della costruzione (gli altri settori appunto) se non addirittura con la canna.
Una montatura che sia realmente versatile deve in primis mantenere le sue caratteristiche fondamentali, permettere cambiamenti nel minor tempo possibile e infine rispondere adeguatamente alle mutate esigenze.
Nel caso del running rig ciò si ottiene senza particolari grattacapi.
Sulla lenza madre (o shock leader) scorre la girella con moschettone per l’attacco al feeder. La sua corsa verso il basso viene fermata da una perlina quick change. La stessa perlina a sgancio rapido è connessa a valle ad un segmento (settore) antitangle cui fa seguito il terminale (collegamento loop to loop, tramite girella, sgancio rapido o microgancio a seconda dei casi).
Schema della montatura. Si noti come sia l’antitangle che il terminale risultino rapidamente sostituibili.
I pro di questa montatura sono diversi. Il blocco della corsa del pasturatore è sicuro (ben più di quello determinato dai gommini che si mettono in altre varianti) e il terminale è facilmente sostituibile così come il segmento antitangle. Se, ad un certo punto, decidessimo di passare ad un rig di tipo elastico potremmo tranquillamente rimuovere il segmento antitangle e sostituirlo con una treccia in feeder/power gum già pronta. Se invece decidessimo di pescare senza segmento antitangle potremmo connettere direttamente il terminale alla perlina. E tutto in pochi secondi.
Capite che il punto forte di questo setup sta nella versatilità estrema, la possibilità di variarne velocemente gli aspetti essenziali.
L’antitangle in dettaglio
Concettualmente si tratta di un segmento a rigidità maggiore che svolge una funzione antigroviglio. A seconda del materiale utilizzato può svolgere anche la funzione di ammortizzatore elastico.
A monte il segmento è sempre dotato di un’asola per l’attacco al connettore della quick change. A valle vi è un sistema di collegamento al terminale (asola, girella, sgancio rapido o microgancio).
Tre esempi di antitangle di diverso materiale e diversa connessione al terminale.
Non staremo qui a descrivere tutte le possibilità e tutti i materiali ma ci limiteremo a tre casi tipici. Capito il senso siete poi liberi di sperimentare soluzioni differenti.
L’antitangle più semplice in assoluto è quello realizzato con uno spezzone di monofilo di diametro generoso (es. 0.40). Il nylon (o fluorocarbon) di buon diametro è rigido e trasparente. Viene dotato di due asole: quella a monte per connetterlo alla quick change e quella a valle per connetterlo al terminale (loop to loop). Si realizza in meno di un minuto ed ha un costo irrilevante.
In questa montatura il segmento antitangle è rappresentato da uno spezzone in nylon dello 0.40 a doppia asola di lunghezza 10 cm.
In alternativa, leggermente più laborioso, è quello realizzato con una treccia in nylon. L’asola derivante dalla brillatura viene sempre utilizzata per la connessione alla quick change mentre a valle viene incluso un sistema di connessione (girella, microgancio o sgancio rapido) e il nodo di chiusura ricoperto da un tubicino (silicone o termorestringente).
Se vogliamo che l’antitangle svolga anche la funzione di ammortizzatore la treccia, anziché in nylon, viene realizzata con il feeder/power gum.
Ma abbiamo proprio bisogno di ammortizzatori elastici con le moderne canne da feeder? La risposta alla domanda è: dipende.
Mettiamo il caso di dover utilizzare una canna potente, il trecciato in bobina e comunque di aver la necessità di presentare l’esca su terminali abbastanza sottili. Io un ammortizzatore elastico lo metterei.
In questa montatura il segmento antitangle è rappresentato da una treccia in feeder gum.
Come già detto il vantaggio più importante di questa montatura è la versatilità. Preparate vari segmenti antitangle di diversi materiali e lunghezze (attenzione che se il pasturatore è derivato lungo anche l’antitangle dovrà avere lunghezza maggiore) e sarete in grado di rispondere ad ogni esigenza in men che non si dica.
Altri running rigs
Dai kit già pronti alla nota versione con gommini e brillatura della lenza madre a svolgere il ruolo di antitangle. Tutte soluzioni validissime ma si può sostenere che siano anche altrettanto versatili?
In questi ultimi anni, segnati da sessioni di pesca in contesti urbani e spot naturali faticosi da raggiungere credo di averle provate quasi tutte.
Dato che in questi casi difficilmente avremo a disposizione più di una canna (se ci riuscite beati voi) poter compensare le naturali limitazioni dell’attrezzatura con pochi cambiamenti al volo (tip, antitangle e terminale) è fondamentale.
Così laddove ci siano pesci diversi che richiedono approcci diversi, su distanze e fondali diversi (perdonate la ripetizione) una montatura ampiamente adattabile è in grado di svolgere un ruolo determinante.
Se poi avete tempo a disposizione e la possibilità di raggiungere comodamente il vostro spot il discorso cambia. Anche se questo rimane, senza dubbio, un ottimo rig.
La montatura classica della pesca a feeder in una delle sue versioni più semplici: il running rig con quick change bead. Comportamento, realizzazione e consigli.
Dovessimo descrivere la montatura in poche parole diremmo che un pasturatore derivato (non in linea) è libero di scorrere sulla madrelenza cui viene collegato un terminale di lunghezza variabile.
Ne deriva una proprietà fondamentale: se il pasturatore è libero di scorrere il pesce avvertirà la minor resistenza possibile (che comunque non sarà mai nulla), tanto minore quanto maggiore è la scorrevolezza.
Questo già ci suggerisce di fare particolare attenzione alla connessione del feeder ed evitare l'utilizzo di sistemi ad occhiello o foro passante di diametro troppo piccolo, quantomeno quando messo in relazione al diametro della madrelenza.
Il running rig è dunque una montatura sensibile benché non quanto un paternoster, specie se in presenza di corrente. Ma andiamo per gradi.
Acqua ferma
In acque ferme il feeder raggiunge il fondo e il terminale lo segue (essendone trascinato) con l’esca che si adagia su questo in posizione variabile e dipendente da tanti fattori. A meno che non vi immergiate non saprete mai come esattamente si dispone la montatura.
L’esca si colloca in prossimità del feeder ma senza una posizione precisa (es. 1, 2, 3, ecc.).
Se non spostiamo il feeder, avvicinandolo a noi di una lunghezza almeno pari a quella del terminale, molto difficilmente lenza madre e terminale avranno una direzione simile e a seconda di come affonda l’esca questa potrà risultare più o meno vicina al pasturatore anche di diversi centimetri.
Si vede molto bene nel primo episodio del “Matrix Submerged” dove utilizzando un terminale di 50 cm l’esca risulta distante dal pasturatore, dopo la deposizione sul fondo, una volta 15 cm ed un’altra 25 cm.
Prima di avvertire la mangiata sul tip della canna il terminale deve essere steso dal pesce e ne viene che tanto è più lungo tanto più lenta è, generalmente, la segnalazione. D’altro canto un pesce diffidente avvertirà meno l’insidia se avrà più margine di movimento con l’esca in bocca prima di sentire il peso del pasturatore o la resistenza offerta dal tip della canna.
La lunghezza del terminale incide sul tempo necessario al pesce per avvertire il peso del pasturatore e su quello necessario al tip per registrare la mangiata.
Un terminale lungo, quindi, non è detto che consenta all’esca di posizionarsi a maggior distanza dal feeder (sempre se non spostiamo il pasturatore) ma semplicemente lascia più spazio al pesce, dalla distanza iniziale di deposizione dell’esca (a) a quella effettiva del terminale (b).
Se invece spostiamo il feeder, avvicinandolo a noi, accade che lenza madre e terminale tendono ad assumere una direzione più simile e che la distanza tra esca e pasturatore si avvicina a quella effettiva del terminale.
Stendendo il terminale le tocche si registrano più velocemente ma il pesce avverte prima il peso del pasturatore. Ciò che varia, rispetto al terminale corto, è solo la distanza dell’esca dal feeder.
Anche se non si può prevedere il movimento del pesce, in linea generale questa situazione è probabile che produca segnalazioni più rapide anche con terminali lunghi.
Il feeder di regola, una volta sul fondo, non si sposta per diversi motivi, ma su fondali adatti ed in particolari circostanze, utilizzando terminali lunghi, può essere utile avvicinarlo un po’ dopo qualche minuto. Se con lo spostamento avvertiamo mangiate che prima non riuscivamo a registrare riflettiamo sulle possibili ragioni, che possono andare dal semplice caso (magari l’esca era finita in una zona nascosta e quindi non sono necessarie modifiche) ad una variazione di lunghezza del terminale (per rendere il sistema più sensibile).
Acque correnti
In presenza di corrente il terminale si dispone a favore di questa distendendosi: la distanza tra esca e feeder tenderà dunque ad essere massima e pari alla lunghezza effettiva del terminale.
Comportamento del running rig in corrente.
Occorre qui ragionare su due aspetti. La pastura che esce dal feeder viene trascinata via con velocità e misura proporzionale alla corrente presente (sul fondo ovviamente) e tanto maggiore è questa corrente tanto maggiore dovrà essere la lunghezza del terminale. I pesci infatti andranno ad intercettare le particelle che anziché depositarsi intorno al pasturatore vengono presto portate via. Terminale e lenza madre tendono poi a formare un angolo acuto al cui vertice si trova il feeder: quando la montatura viene messa in tensione dalla corrente il pesce ha molte probabilità di avvertire sin da subito il peso del pasturatore.
Running rig e paternoster a confronto nella pesca in presenza di corrente.
L’effetto della messa in tensione da parte della corrente vale un po’ per tutte le montature tuttavia nel paternoster il terminale sta sopra al feeder e riesce a trasmettere comunque meglio le mangiate al tip della canna di quanto non possa fare il running rig.
Se la corrente richiede l’uso del metodo bow (pancia) non vi sono tuttavia grandi differenze dato che al momento della starata (drop-back bite) il pesce è teoricamente già allamato.
Running rig semplice
Come potete immaginare e avrete già visto non esiste un solo running rig ma, restando immutato il concetto, ve ne sono numerose varianti.
Ci limitiamo in questa sede a presentare la più semplice in assoluto lasciando poi spazio alle altre nel prossimo numero della newsletter e negli altri articoli sul blog.
Per realizzare la montatura ci occorrono: filo per il trave, filo per il terminale, amo, pasturatore, perlina quick change e girella con moschettone ad occhiello abbastanza ampio.
L’essenziale per realizzare un running rig semplice.
La realizziamo su di un trave poiché così risulta intercambiabile e se avete bisogno di sostituirla in velocità con un altra montatura fate prima che rifare tutto (anche se è abbastanza rapida come operazione).
I nodi che utilizzeremo sono stati descritti nell’articolo “I 10 nodi nella pesca a feeder”. Della perlina quick change (quick change bead) si potrebbe anche fare a meno ma è molto comoda e non è il caso di allungare il discorso proponendo soluzioni alternative: fate prima a prenderne una bustina (le potete acquistare anche su Amazon se non le trovate in negozio).
Quick Change Beads.
Le quick change funzionano come stopper per il pasturatore, arrestandone lo scorrimento a valle, e come sgancio rapido. Un solo elemento dunque per svolgere due funzioni essenziali per questa montatura.
Prendiamo dunque 120 cm di filo per il trave (io utilizzo uno 0.25) e realizziamo ad un capo una brillatura di 20 cm che includa lo sgancio rapido della quick change. Chiudiamo la brillatura a monte con un nodo a otto.
All’altro capo, dopo aver fatto passare il cappuccio della quick change e poi la girella con moschettone, realizziamo un’asola piuttosto larga per connettere il trave alla lenza madre o allo shock leader.
Sul trave solo due nodi a otto: chiusura della brillatura e asola a monte.
La funzione della brillatura è quella di irrobustire il punto in cui il feeder agirà maggiormente con il suo peso sia durante il lancio, che nel recupero. O anche in caso di eventuali incagli. È il punto di maggior stress per il trave.
L’asola al capo opposto serve per la connessione allo shock leader o alla lenza madre che può avvenire tramite girella con moschettone o tramite loop to loop ampio. I due collegamenti non sono equivalenti.
Se connettete il trave con una girella, il pasturatore potrà scorrere sul trave per tutta la sua lunghezza ma si arresterà nel punto di collegamento (running rig con fine corsa). Se utilizzate un collegamento asola-asola il pasturatore potrà scorrere anche sulla lenza madre o sullo shock leader (running rig senza fine corsa).
Non stiamo parlando di montature autoferranti o meno (quello è un altro discorso) ma della possibilità che in caso di rotture accidentali della lenza madre (o dello shock leader) il pesce abbia possibilità di liberarsi dal peso del feeder senza doverselo trascinare dietro. Quindi dei due collegamenti meglio il loop to loop.
Detto questo, realizzato il trave, non resta che chiudere la quick change e portare a battuta la girella con moschettone.
Si noti l’ampiezza dell’anello della girella rispetto al trave. Maggiore è l’ampiezza migliore è la scorrevolezza.
Il trave è pronto, passiamo al terminale. Il più semplice è costituito da uno 0.16 che prevede una brillatura a monte di lunghezza variabile. In questo caso la brillatura del terminale ha due scopi: lasciare un'asola per l’attacco allo sgancio rapido (connettore) della quick change e irrigidire la porzione subito sotto in modo da esercitare un moderato effetto antitangle.
La lunghezza di questa brillatura è per lo più funzione della lunghezza del terminale e sarà tanto più lunga (massimo 20 centimetri) quanto più lungo è il terminale. Se il terminale è molto corto la brillatura non si fa.
Running rig semplice con perlina quick change.
Con questa montatura si possono affrontare sia acque lente che correnti, sulla corta e media distanza. Ne esistono comunque molte varianti, cosa che accade per la maggior parte dei rigs. La versione che ho deciso di proporvi ha dalla sua la semplicità, il minor numero di elementi costitutivi e l’efficacia. Vedremo comunque più avanti un setup leggermente più avanzato ma sempre essenziale, che apporta nuove caratteristiche più che altro in tema di versatilità.
Considerazioni finali e consigli
Data l’estrema semplicità, le variabili più importanti sono la lunghezza del terminale e il suo diametro. Bisogna distinguere tra pesca in acque ferme o molto lente e pesca in corrente, tra pesci particolarmente diffidenti e specie che non vanno troppo per il sottile, tra necessità di avere segnalazioni veloci con ferrate pronte e possibilità di lasciare più margine pur se a discapito di una certa rapidità nell'avvertire le tocche.
Quanto detto sopra ed un po’ di ragionamento dovrebbero essere sufficienti a guidare le scelte, sempre poi confermate o smentite dalla risposta che otteniamo.
In acque ferme allunghiamo il terminale sui pesci diffidenti e accorciamo per quelli meno accorti o che richiedono che la nostra reazione sia più rapida.
In acque correnti allunghiamo al crescere della corrente di fondo per evitare di stare fuori (troppo corti) dalla scia della pastura.
Se per varie ragioni (diffidenza, acque chiare, ecc.) abbiamo bisogno di ridurre il diametro di un terminale abbastanza lungo valutiamo di farlo in due spezzoni uniti da nodo di sangue (es. 0.14 a valle e 0.16 a monte).
Terminale in due spezzoni: particolare del nodo di sangue.
Non pensate che questo indebolisca il terminale: se lo faceste tutto dello 0.14 avreste comunque due nodi sul filo più sottile (amo e asola di connessione). Ne avete sempre due anche in questo caso (amo e nodo di sangue). Avete però anche un filo più spesso a monte, che vi aiuta ad evitare (o ridurre) grovigli in fase di lancio e che risulta più resistente all’abrasione.