Sabine Weber with band in “A Model At Nick's” for Vogue, August 1943. Photograph by Horst P. Horst.
Sabine Weber is at Nick’s, a West Village New York club, looking on in a red wool scoop-neck dress with a leopard belt from P.M. as guitarist Eddie Condon strums.
Sabine Weber Model at Nick’s, a West Village New York club, looks on in a red wool scoop-neck dress with leopard belt from P.M. as guitarist Eddie Condon strums - Vogue August 1943
-- Ho letto in questi giorni che Sabine Weiss, l'ultima esponente della fotografia umanistica francese (che, partendo dal suo capostipite Eugene Atget, del quale già ho qui scritto in un precedente articolo - annovera tra l'altro importanti autori quali Robert Doisneau, Willy Ronis, Édouard Boubat, Brassaï, Izis) ha compiuto 93 anni e che ha affidato al Musée de l'Élysée di Losanna le sue opere affinché vengano conservate per i posteri, valorizzate, e messe a disposizione di un largo pubblico.
Non sono a conoscenza del fatto se sia mai stata esposta in Italia una mostra di questa importante fotografa (e, se ciò è vero, la considero una grave mancanza) che occupa un posto unico nell'ambito della fotografia umanista in quanto le sue immagini si distinguono da quelle dei colleghi Doisneau e Ronis: in Sabine Weiss, specialmente nella sua produzione degli anni '50, gli atteggiamenti ed i visi dell'infanzia sono uno specchio dell'anima umana e le loro emozioni risultano molto più vere rispetto a quelle degli adulti abituati a portare una maschera e a nascondere o controllare i loro sentimenti. Lungi dalla commiserazione o dal semplice divertimento è nell'empatia, la condivisione o la silenziosa identificazione, la fotografa attua. La sua presenza si nota nello sguardo struggente di questi bambini nelle strade.
Nelle sue fotografie più tarde quello che ci colpisce è il sentimento d'isolamento ed a volte una tenera tristezza che dalle stesse emana, ove i bambini e le persone anziane si racchiudono in una medesima fragilità. Spesso ripresi in un momento di riposo, in momenti ove nulla succede, l'uomo perduto nei suoi pensieri o il bambino che contempla il mondo, si rassomigliano non importa quale sia il loro paese o la loro condizione.
"Adoro i bambini" lei puntualizza "ma è una grande sfida, non solo riuscire a fotografarli, ma anche far sì che rimangano naturali. Nel '54 avevo fotografato in Spagna un gruppo di bambini che facevano sulla strada il gioco del "salto della cavallina" e non posso fare a meno di abbinare tale scatto ad un altro che ho fatto a Bali l'estate scorsa: dei bambini che si rotolavano nel fango, ridevano, facevano i matti e che, quando si sono accorti che mi avvicinavo con i miei calzoni bianchi, si sono scatenati ancor di più. Nello stesso modo, come cinquantacinque anni prima, ho voluto fissare la gioia di quei bambini che, pur non avendo niente, sanno ad ogni modo come divertirsi".
Non a caso Sabine Weiss è stata definita una "classicista": lo è, non soltanto per la sua attenzione ai canoni della forma ed agli equilibri geometrici dell'immagine, ma soprattutto per il suo costante indagare sui valori dell'esistenza, sull'essere umano ed i suoi rapporti con il mondo perché fotografare è un modo di vedere, ma anche un modo di vivere
La macchina fotografica, la sua Leica diventa "…un prolungamento dell'occhio" che può essere "un revolver o il divano di uno psicanalista", uno strumento che è solo mero mezzo con il quale fissare la realtà, come lei vuole siano le sue immagini che vengono realizzate sempre mediante l'impiego di un'ottica che possa restituire una visuale simile a quella dell'occhio umano (il 50 mm.). Quindi vengono riportate fedelmente su una stampa a pieno formato senza che venga escluso alcunché di quanto è stato visto nel mirino, mostrandoci così ancor più la realtà del momento decisivo dell'avvenimento che ne implica l'intero sviluppo.
Sabine Weiss (di nascita Sabine Weber) nasce in Svizzera a Saint-Gingolph e già dalla prima infanzia inizia a fotografare continuando poi il suo apprendistato presso uno studio di Ginevra. Nel 1946 si trasferisce a Parigi "con solo una camicia da notte, una matita ed una Rolleiflex" quale assistente del fotografo tedesco Willy Maywald, specialista di moda e ritratti "scoprendo l'importanza della luce naturale come fonte di emozioni" e nel 1950, sposatasi col pittore americano Hugh Weiss inizia l'attività di fotografa indipendente frequentando il modo degli artisti, cosa che le permette di fotografare George Braque, Joan Miró, André Breton nonché numerosi musicisti, scrittori ed attori (ricordiamo Francoise Sagan, Jeanne Moreau, Simone Signoret ed Ella Fitgerald).
Su raccomandazione di Robert Doisneau Sabine Weiss viene accolta nell'Agenzia Rapho ed il suo lavoro viene così apprezzato negli Stati Uniti, dove espone nei più prestigiosi musei e gallerie, sì da essere inserita nel 1955 con tre fotografie nella celebre mostra "The Family of Man" organizzata da Edward Steichen. Lavora poi in maniera continuativa, anche nel campo del colore, sino agli anni 2000 per le riviste di maggior importanza (quali ad esempio Life, The New York Times Magazine, Vogue, Elle, Newsweek, Paris Match, Esquire) con foto di moda, reportages, pubblicità, ritratti di personalità famose. Di questo periodo ricorda "Ciò mi ha consentito di vivere del mio lavoro, di essere indipendente. Sono stata fortunata".
Alla fine degli anni '70 la sua opera viene gratificata da un grande riconoscimento delle istituzioni, dei festival fotografici, cosa che la spinge ad intraprendere nuovamente anche il suo lavoro in bianco e nero. Porta avanti, così, passata la sessantina, una nuova produzione personale, ritmata attraverso viaggi, in Francia, in Egitto, in India, all' Île de la Réunion, in Bulgaria ed in Birmania, nonché in altri paesi. In queste immagini si avverte una melodia più sentimentale, centrata sulle solitudini e momenti meditativi della vita con una passione mai dimenticata ed una insaziabile curiosità. Ed oggi dichiara anche: "Come fotografo donna non ho sofferto di alcuna segregazione. Ho avuto una vita ricca, piena di aneddoti. Io sono un'artigiana, ho lavorato molto duramente. La foto ha preso la mia vita. Non mi pento di nulla, tranne forse di non essermi consacrata di più al reportage.»
Contemporaneamente i riconoscimenti si moltiplicano contribuendo a creare su di lei l'aura di una fotografa indipendente e viva, sensibile all'essere umano ed alla sua vita quotidiana.
Le sue fotografie fanno parte di prestigiose collezioni internazionali, dal Metropolitan Museum of Art al Musée de l'Elysée di Losanna, dal Centre Georges Pompidou alla Maison Européenne de la Photographie e Kunsthaus Zurich. Molte sono le onorificenze conferite a Sabine Weiss tra le quali quella di Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere, di Ufficiale delle Arti e delle Lettere nonché quella di Cavaliere della Legion d'onore conferitale dal ministro della cultura Frédéric Mitterrand.
Una grande mostra le è stata dedicata in Francia l'anno scorso a Jeu de Paume-Château de Tours.
Model Sabine Weber, wearing blue roller-neck sweater of wool jersey, tucked in a wool skirt, a red wide polo belt, and a fringed scarf with pearls Vogue, August 15th, 1941 🧡🧡🧡
[caption id=''attachment_4125'' align=''alignleft'' width=''300''] KVPM Ausstellungszelt auf dem Potsdamer Platz in Berlin[/caption]An einem der Lieblingsplätze von Scientology in Berlin, dem Potsdamer Platz, hat jetzt die „Kommission für Verstöße der Psychiatrie gegen Menschenrechte“ (KVPM [http://www.KVPM.de, http://de.cchr.org]) für fünf Tage ihr Ausstellungszelt aufgeschlagen und versucht ihr Gedankengut unter die Leute zu bringen. Selbstverständlich leugnet man vor Ort auf Nachfr …