Lo spazio dai 20 ai 30 anni è direttamente proporzionale a quello tra i party in discoteca e le sagre di paese 😂

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Lo spazio dai 20 ai 30 anni è direttamente proporzionale a quello tra i party in discoteca e le sagre di paese 😂
A spasso per il Salento ♥️
che voglia di andare in giro per sagre e festicciole di paese, con comodi jeans chiari e un bel top bianco, leggera e spensierata.
Dove sono stata? Per la prima volta dopo il Covid sono tornata alle Sagre di Asti. Senza poter mangiare formaggi e ipotizzando un’allegria al glutine, vi lascio immaginare (come ho ignorato tutto quanto e ho assaggiato tutto quello che potevo salvo poi arrivare a casa gonfia in faccia come un palloncino pronto a scoppiare) 💫 #sagrediasti #sagre #asti #vaerjs
https://www.instagram.com/reel/CxaSJePMVmO/?igshid=MTc4MmM1YmI2Ng==
Rassegne gastronomiche
Fatemi sapere delle rassegne gastronomiche, sagre whateva di Ottobre/Novembre a non più di 150Km da Milano.
Grazie
A man by luciano_A
Non manca proprio niente
La sagra di paese.
Ultimo antidoto all’alienazione dilagante dei non lieux.
Scrigno della memoria che custodisce pezzi di madeleine al sapore di totano fritto.
Magico regno incantato in cui trap è ancora il soprannome del CT della nazionale e nell’aria risuonano gli zum pà pà in tre quarti del liscio.
Come la mitologica sorella del nuovo mondo che celebra il rosso crostaceo dalla polpa succosa raccontata da David Foster Wallace, la sagra è la nuova cosa divertente da non fare mai più.
Fino alla settimana successiva.
Per inaugurare la stagione del liscio e del tendone e questo blog, figlio della nostra avversione per le fiere dello street food pettinate, abbiamo affrontato il lungo e periglioso viaggio verso La California.
La California, provincia di Livorno, è una ridente frazione da mille abitanti che si estende per due mele o poco più lungo L’Aurelia toscana.
L'incantata città riparata dalla selva, dal deserto, dai monti e dal mar, oltre a partecipare al processo democratico statunitense, da ben sette anni ospita nella sua tensostruttura dietro-il-circolo-Arci la Sagra del Carciofo.
Sebbene non si abbiano notizie certe di estese coltivazioni di questa verdura nelle campagne circostanti, sappiamo benissimo che ogni scusa è buona per una sagra.
Arriviamo al tramonto, ad accoglierci un baracchino di legno del Gruppo Micologico locale che funge (risate preregistrate) da cassa per il ristorante; all’interno del baracchino un residuo di spore ha attraversato tutti gli stadi dell’evoluzione passando da organismo unicellulare a vecchio col cappello.
Il vecchio col cappello presiede la cassa con grande sicumera e altrettanta flemma, battendo sulla calcolatrice numeri a caso che potrebbero o meno coincidere con il prezzo che avresti dovuto spendere per la tua cena.
Consapevoli di dover riscattare il tempo perso davanti alle spore antropomorfe, i camerieri sotto al tendone percorrono la rotta tra la cucina e i tavoli in meno di dodici parsec. Forse per colpa della velocità superiore a quella della luce, gli antipasti e le lasagne di carciofi arrivano a temperatura Hoth, ma la fame così pressante che ben presto negli immancabili piatti i plastica resta solo l’altrettanta immancabile patina di olio che condisce ogni buon piatto da sagra.
Mentre i meno temerari del gruppo non si arrischiano a osare più della classica grigliata di carne, noi ci avventiamo sui totani ripieni di carciofi con contorno di carciofi fritti, caldi e croccanti.
Il menù è senza dubbio attinente al tema della sagra, la qualità del cibo alta, il vino dignitoso e la spesa contenuta, per quanto l’aleatorietà dei calcoli del cassiere possa invalidare questa informazione.
L’intrattenimento del dopo cena offre l’intramontabile biliardino che a una certa età serve solo a ricordarti che sei una pippa e un palchetto rivolto verso i WC su cui un non troppo convinto pianobarista canta le ultime hit italiane dell’estate ‘89 su basi MIDI. Il pubblico del tristo figuro è formato da tre o quattro bambini che si rincorrono sulla pista senza neanche accennare ad andare a tempo di musica. Un bambino fermo in piedi sull’asfalto inizia improvvisamente a urlare prima di correre convulsamente in linea retta, lo sguardo nel vuoto, forse avendo ricevuto un’epifania su cosa lo aspetterà una volta diventato adulto.
I pochi vecchi ancora in piedi, incuranti dell’umidità della sera, si aggirano nervosi nei pressi del palco senza arrendersi alla dura realtà: stasera niente liscio.
La luna è grande e si confonde con un faretto dalla gelatina gialla; mentre ci allontaniamo dalla pista in cui i bambini cadono e rimbalzano sul cemento, una zanzara ci ronza intorno.
Tutto inizia qui.