La copertina del LaVerità (giornale ossimoro) di due giorni fa da luogo a una serie di riflessioni.
Sembra la copertina di un universo parallelo dove il metodo scientifico è stato sostituito da “mio cugino su Facebook ha letto uno studio bulgaro in PDF”.
Il problema non è discutere criticamente pandemia, lockdown, errori politici o comunicazione istituzionale, quello è legittimo.
Il problema è il gigantesco frullatore retorico in cui vengono messi insieme:
errori reali commessi durante l’emergenza,
revisioni scientifiche normali,
e conclusioni completamente sproporzionate.
“La scienza dà ragione ai complottisti” è una frase propagandistica, non scientifica.
La scienza non “assolve tifoserie”: corregge continuamente se stessa.
Il fatto che alcune misure abbiano avuto limiti o effetti collaterali non significa che “era tutto falso”.
Citare singole dichiarazioni di Fauci, Rezza o studi specifici fuori dal contesto temporale del 2020-2021 crea l’illusione del “ve l’avevamo detto”, quando in realtà molte decisioni furono prese con dati incompleti in piena emergenza mondiale.
“Vaccini poco efficaci” è una distorsione enorme: i vaccini hanno ridotto in modo massiccio ricoveri e mortalità nella fase più dura della pandemia. Questo è documentato da una quantità gigantesca di studi internazionali.
La parte più tossica di queste prime pagine è il tono da resa dei conti:
“i complottisti avevano ragione”, “la verità nascosta”, “i miti cadono”.
È il giornalismo trasformato in wrestling ideologico.
E la cosa ironica è che durante il Covid c’erano davvero errori, opacità, comunicazione isterica, contraddizioni politiche, interessi economici, esperti mediatici imbarazzanti…
…ma certa stampa ha deciso di affrontare tutto nel modo più rumoroso possibile:
con il megafono del bar sport epistemologico.
“Abbiamo trovato tre crepe nel muro? Bene. Allora la Terra è cava, i virologi sono rettiliani e il green pass era scritto da Darth Vader.”
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NdDR: questo post FB di APP mi ha fatto ricordare l'inizio del 2020, quando non ero ancora un PdM e la coop per cui lavoravo aveva l'appalto dei trasporti merci dell'ospedale di Imola. La cosa iniziò senza che ce ne rendessimo conto, si sapeva del COVID ma mica eravamo informati come si deve, fu la realtà a farci capire cosa stesse succedendo. Fino a quei giorni si lavorava abbastanza, sostituendo gli autisti della AUSL specie il sabato, la domenica, i festivi e di notte, si trattava di due o tre viaggi al giorno, divisi tra il collega Calice e il sottoscritto. Improvvisamente il lavoro "esplose", c'erano chiamate a ogni ora, giorno e notte, i reparti (non tutti ma tanti) dell'ospedale, ogni volta che c'era un tampone da inviare al CRREM di Bologna, chiamavano e il telefono suonava in continuazione. Arrivai al punto di non andare più a dormire ma finii per stazionare nel parcheggio dell'ospedale tutta la notte, stazionare per modo di dire visto che c'erano chiamate ogni momento. Dentro il Pronto Soccorso era pieno di gente coi sintomi, solo qualche infermiere girava con la mascherina, nessuno di noi conosceva davvero la pericolosità del COVID e non so come sia stato possibile, nessuno di noi della Coop si ammalò, se non molto tempo dopo e in maniera leggera. Imola, Bologna, Imola, Bologna, avanti e indietro senza quasi passare da casa, almeno è quello che si ricorda mio figlio che non mi vedeva più né di giorno, né di notte. A un certo punto non ce la facevamo più da soli in due e la coop ci mandò degli aiuti, altri quattro o cinque colleghi con cui dividere onori e oneri. La disorganizzazione da parte della AUSL e dei reparti dell'ospedale era totale, ci volle almeno un anno per normalizzare la situazione e rendere il nostro lavoro meno stressante, i costi dei nostri trasporti aumentarono a dismisura, come immagino tutti i costi legati all'emergenza COVID a livello nazionale. Quando leggo che carta igienica come quella citata sopra accusa di errori, incapacità, interessi economici chi si è trovato ad affrontare quel periodo in posizioni di responsabilità nella Sanità, penso che siamo stati fortunati ad avere uno Speranza (per dire). Non oso pensare se a controllare la Sanità Pubblica italiana fosse stato un fascioleghista novax come ce ne sono tantissimi negli attuali partiti di governo.