میں ہوش میں تھا تو اس پے مر گیا کیسے

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میں ہوش میں تھا تو اس پے مر گیا کیسے
they saved the world once you know
Sola nella casa che ha condiviso per anni insieme a Robert, non può fare a meno di stringere la mano sul petto. C'è qualcosa che si espande e si contrae e non può essere solo il cuore. È costretta a prendere respiri profondi e cacciare la sensazione di nausea che le fa bruciare la gola. Le gocce di pioggia picchiano il vetro con costanza. Qualcuno la chiamerebbe 'romantica ironia'. Lei la chiama 'Inghilterra', senza pensare a nessuna elegante metafora. Le odia. Alle sue spalle la stanza sembra essere stata vittima di un tornado. Le tracce di sangue che si seccano sulla tappezzeria e sul mobilio sono le stesse che si espandono sul proprio addome e le gocciolano da un orecchio. Non è il proprio e non è quello di Robert. Non era con lui, quando è successo. E non l'ha sentito. Non è stato come un legame che si spezza e ti mozza il respiro. Sono passati due giorni prima che sapesse della sua morte. Sul cellulare abbandonato per terra brilla ancora il messaggio che non aveva visto prima di oggi "Non posso sopportare di non vederti per il resto della guerra. Vediamoci a Tehran, my heart." Stupido romantico. ...................................................... Quando qualcuno entra in casa è l'aura ad avvertirla istantaneamente dell'identità dell'intruso, ancora prima che la figura possa manifestarsi nella stanza. Un suono gutturale che assomiglia spaventosamente ad un basso ringhio le attraversa la gola. Sahiri non sembra captare l'avvertimento, mentre si guarda attorno, sollevando i piedi per evitare con aria disgustata ciò che è stato rovesciato «Danae, ho saputo della tua...» quest'ultima non le dà il tempo di finire, muovendo la mano in una spazzata vicino al fianco «Vattene.» la voce glaciale non ammette disobbedienza. Ma Sahiri non ha paura di un'altra Leonessa, per giunta cresciuta sulla Terra, e arriccia il naso con sdegno, scuotendo la testa «Ti permetto di parlarmi così solamente p...» ancora una volta viene interrotta, ma stavolta è a causa della mano di Danae che le preme contro la gola. La nuca sbatte con un tonfo sordo contro il muro, qualcosa le si spinge nel fianco e la presa dell'altra Leonessa è salda, mentre gli occhi che la fissano adesso hanno assunto il colore dorato della sua stirpe e la voce si fa cavernosa «Cosa, Sahiri?» quella che la più anziana non coglie è l'ultima possibilità di retrocedere che Danae le sta dando. Non mostra nervosismo, mentre ne ricambia lo sguardo furente, sbuffando solo dalle narici come se fosse tutto un grande scherzo «Ero solo venuta a porgerti le mie condoglianze, nipote. Non c'è motivo di attaccarmi.» le labbra di Danae disegnano una curva pericolosa. Ma Sahiri è troppo ottusa per capirlo. «Sei diventata così pigra che non sai più neanche mentire. Eri venuta a vedermi crollare, Sahiri, in vista di una grande vendetta contro mio figlio, scommetto.» non ha interesse a sentire una risposta e mozza eventuali parole prima che escano dalla bocca dell'altra, sbattendole la testa una seconda volta contro la parete, con più forza, mentre gli artigli della mano libera le scavano nella carne del fianco «Quando abbiamo riaperto il varco credevo di trovare una famiglia rispettabile. Il vanto della mia stirpe, quello che tua sorella, mia madre, ricordava come il vero esempio dei Leoni. Guardati, Sahiri.» la faccia si contrae in una smorfia di disprezzo profondo, rendendo i tratti del viso una maschera quasi grottesca «Addobbata della tua seta, dei tuoi ori e dei tuoi schiavi. Non sai muovere un passo senza che prima qualcuno ti rassicuri sulla solidità del gradino. Debole, superba, senza spina dorsale. Sono i Suryadi come te che ci hanno fatto perdere due guerre. Quelli come te che avebbero dovuto crepare per primi.» la cadenza si fa sempre più affrettata, così come la nuca della Suryade continua a battere contro la parete ad un ritmo sempre più serrato, il suono che diventa viscoso come il sangue che comincia a macchiare la parete. Un sigillo anti-transizione si scioglie sul braccio di Sahiri senza che lei quasi se ne accorga, mentre gli occhi vengono rivolti al soffitto, il respiro sempre più affannato «Invece sei comoda nel tuo palazzo, forte del tuo cognome.» sibila Danae sulla tempia della donna, una volta che ferma il movimento del braccio, strattonandole i capelli per inclinarle il viso verso di sé e strusciandole la mascella contro la gota «Verrò per te. Per il tuo compagno. Per i tuoi figli. E tu non potrai farci nulla.» mormora, chiudendole i denti contro l'angolo della bocca e strappando con forza. L'urlo di dolore di Sahiri si spegne quando gli artigli di Danae le perforano la trachea. Muore qualche asfissiante secondo dopo. Quando si risveglierà, non ricorderà nulla. ...................................................... Ciò che rimane di Sahiri è scivolato contro il muro. La macchia di sangue si espande sul pavimento e sui tappeti sottostanti, bagnandoli completamente. Immobile, con le braccia incrociate strettamente contro l'addome, Danae è tornata ad osservare dalla finestra senza neanche pulire la mani o la bocca. Gli occhi scorrono sul paesaggio uggioso della campagna inglese. Si chiede quanto tempo passerà prima che gli inquisitori trovino questo posto, sempre che lo trovino. Dovrà distruggere i documenti di Robert prima che succeda. Le labbra fremono per un momento, ma serra la mascella in un guizzo severo, affilando gli occhi su ciò che vede. Sa perfettamente che è passata circa un'ora da quando Sahiri ha smesso di respirare. Quando un'altra aura si fa sentire nella casa, sospira con tutta la stanchezza che sente nel corpo. La voce di Sef la raggiunge molto prima che lo faccia lui «Se stai riarredando, credo che la salma starebbe meglio accanto al pianoforte.» la cadenza ironica del figlio le ricorda quella dell'uomo che ha appena perso, ma in questo momento la irrita profondamente e decide di non rispondere. Howard non è incapace come Sahiri, e riconosce bene i segnali aggressivi emessi dalla figura rigida di Danae. Non che il cadavere ancora caldo riverso sul pavimento non sia già un grosso indizio. Non la avvicina, ma si fa serio quando torna a parlare «Sei stata impulsiva.» ha ragione, questo la Leonessa lo sa. Tuttavia non può non stringere le labbra tra loro in un rifiuto di colpevolezza, scrollando la testa «Sahiri è stata imprudente. Nessuna Leonessa che ci tenga alla sua gola visiterebbe una sua pari in lutto.» commenta, sprezzante. Sente Howard sollevare una delle poltrone rovesciate, e quando si gira a guardarlo la sta posizionando accanto ad un'altra «Qualcuno è venuto da te?» gli chiede, mostrando disinteresse nel tono della voce e prendendo nota della tenuta da battaglia indossata dal figlio. Gli squarci che attraversano più di un indumento non la preoccupano, ma non può fare a meno di soffermarvisi cercando ferite ancora aperte. Howard trova posto sulla poltrona con un tonfo secco, divaricando le gambe «Solo Ithimea.» scrolla le spalle, mentre Danae affila lo sguardo «A farti le sue condoglianze?» insiste, sentendo già il primo riverbero di rigetto nei confronti di una ex-schiava che si prenda tanta familiarità. Si muove per prendere posto nella poltrona che Howard ha affiancato alla propria, ed è poco prima che si sieda che arriva la risposta secca del Leone «No, a farmi un pompino.» la poltrona scricchiola sotto di lei, mentre volta il capo velocemente a guardare con aria di rimprovero un Howard che sembra particolarmente interessato ad un taglio sul tessuto che ne copre il petto «Sef.» lui sbatte le palpebre velocemente, sollevando il viso e puntando gli occhi esageratamente larghi su di lei «Cosa? Le devo mandare un biglietto di ringraziamento?» chiede. E senza che quasi lei se ne accorga, la schiena le si scuote di un cenno di risata, mentre con la mancina si ripara la bocca. Sef continua « "Cara Ithimea. Grazie per il tuo conforto in questo momento di dolore. Stop. La tua bocca ha donato calore ad una giorn..."» si interrompe nel momento in cui la mano di Danae gli si serra sull'avambraccio, fermandolo dal suo gesticolare a mezz'aria. La Leonessa sta ancora trattenendo la mancina sulla parte bassa del viso, e lascia sfumare qualsiasi cenno di risata in un respiro profondo dalle narici, prima di scuotere la testa e fermare lo sguardo su Howard, che le offre un sorriso apparentemente confuso «Smettila. Sono pur sempre tua madre.» arriccia il naso nello stesso momento in cui lo fa anche lui, guardandolo quando il Leone poggia la nuca contro la poltrona «Parlare con tanto poco rispetto in un giorno come questo. Cosa avrebbe detto tuo padre.» e lei modula di proposito la voce perché sembri sferzante, c'è una richiesta così sottile nella formulazione di quella frase, che si chiede se il figlio sarà in grado di coglierla. Il sorriso largo che riceve, basta a rassicurarla «Scherzi? Lo avrebbe adorato.» ......................................................
Ahmad Nadeem Qasmi
Maqbare bante hein zindo'n ke makano'n se buland Kis qadr auj pe takrim hai insano ki