Un senso di inquietudine politico-sociale
Appena ho appreso del folle atto di San Donato Milanese, mi ha colto un senso di inquietudine e di morte inconsueto. Ovviamente, ho pensato, per il pericolo corso da 51 (cinquantuno) ragazzini tra cui avrebbero potuto esserci i miei figli, ma in realtà era qualcosa di più profondo. Ho pensato all'effetto, e mi letteralmente percorso la schiena, che questa cosa avrà sull'opinione diffusa, perché la follia del gesto, subito dopo quella di uccidere bambini è una follia politica.
Di fronte alla televisione ho cercato di spiegare a mio figlio (10 anni) che l'obiettivo dell'attentatore non solo è fallimentare perché squilibrato (e qui lui l'ha capito subito, con mio grande sollievo), ma non può far altro che generare l'effetto contrario. Primo perché la gente, in genere, trova sia meno grave lasciar morire piuttosto che uccidere, secondo perché questo gesto scatenerà un altro gesto di qualche altro folle di segno contrario. E poi un altro e un altro ancora. E qui lui un po' si è perso.
Quello che in assoluto mi preoccupa di più è che rispetto ad una situazione analoga, nelle strategie più che nella sostanza, che è quella degli anni di piombo, a noi oggi mancano gli strumenti politici necessari per affrontare con successo la cosa. E questo lascia un enorme spazio a soluzioni scarsamente democratiche.
Mala tempora













