[ Sabato, all'ora di cena sarà una pergamena ingiallita ad arrivare svolazzante nelle mani del diretto interessato. All'interno una scrittura marcata, di inchiostro pressante e ricalcato più volte, in un corsivo al contempo fin troppo preciso e ordinato. ] Guardami. [ In caso, Jedediah avesse letto e avesse deciso di riportare lo sguardo su di lei - nel caso avesse riconosciuto la scrittura o la pergamena tipica di lei - sarebbe un piattino ad essere innalzato, riempito da una fetta bella e grande di torta ai mirtilli. Una fetta scelta e selezionata con cura e mostrata all'altro da un semplice inclinamento. Il sorriso non è presente, ma sono proprio le sue labbra a mimare in modo fin troppo chiaro, e se venissero seguite bene sarebbe un "festa o torta?" ad essere percepito dall'altro. ]
| Si volta a guardarla a colpo certo non appena letto il bigliettino, ma a differenza sua il sorrisetto sghembo e furbo è evidente sul viso del predetto. Una volta percepito il suo labiale risponde, con sopracciglia sollevate e lingua che umetta prima le labbra: “Torta. Vediamoci sul tardi.” |
« Ci sono cose che vorrei fare con te. » « Non mi devi chiedere il permesso di fare qualsiasi cosa con me, se hai intenzione di farle, falle. » non parla forte perché non c’è motivo, sembra quasi un sussurro ma è deciso e al tempo stesso pacato e calmo. « Dovresti averlo capito. »
Il ginocchio sinistro che va in appoggio sul divanetto, sollevando gran parte del peso, rimanendo più o meno a metà, mentre la mano destra andrebbe a sfiorare la guancia sinistra altrui, qualora gli fosse permesso. Una carezza è quella che gli dedica, nel caso, con la punta del polpastrello del pollice, a solleticare lì proprio dov`è spesso visibile la fossetta, prima di accarezzare con l`indice appena sotto l`occhio ove vi è la presenza del neo. Il viso di lei, ad avvicinarsi a quello altrui, il respiro trattenuto, mentre sono le proprie iridi a ricercare appieno quelle scure di lui. « Posso? » il respiro che viene rilasciato, il calore di questo in vicinanza del suo viso, così come un ipotetico sapore di mirtilli mischiato alla vaniglia che è una costante. La richiesta di un continuo consenso se poter procedere, come se avesse un estremo bisogno di conferme.
La richiesta è semplice ed è sempre quella, e dovrebbe averlo capito che non deve chiedere ancora, ma chiede invece, cercando ancora una conferma che arriva e che diventa quasi un ordine se non fosse che viene impartito con un tono di voce calmo, basso « Smettila di chiedermi il permesso, e » può sentirne l’odore, sentirne il calore, sentire la mano del prefetto che va a fiorarle il collo, piano, per far scivolare le dita verso la nuca, e tra i capelli. « .. vieni qui. » ma a questo punto non vuole essere lui a fare altro, deve farlo lei se vuole farlo lei. Erano le sue cose che avrebbe voluto fare con lui e non si arroga il diritto di prendere niente. Come a sfidarla a non andarsene ancora una volta.
« Okay. » perché la smette di chiedere e di ricercare altre conferme, la smette così. Inclinando leggermente il capo verso destra, serrando totalmente gli occhi, riducendoli in una mostra di folte ciglia scura, solo dopo aver poggiato le labbra e dopo averle dischiuse su quelle altrui. Un bacio casto, semplice e naturale. Il respiro a farsi più tranquillo, rilasciando un semplice calore a fuoriuscire dalle proprie narici proprio nel momento in cui allontanerebbe il suo viso da quello altrui, dissipando così il bacio.
Il busto si protende verso di lei, come il viso di conseguenza. Maggiore presa viene fatta sulla nuca, e quindi con le dita tra i capelli che sostiene maggiormente, allungando il collo e rendendo più ampie le spalle una volta che tocca le labbra dell’altra. Non fa altro che seguire quello che vuole lei, mentre un brividino gli scuote la colonna, una serie di terminazioni nervose che vengono tutte solleticate dal gesto. Butta fuori aria calda dal naso non appena sente il distacco da lei e può così riaprire gli occhi neri piano che prima si soffermano di nuovo sulla bocca di Camille e poi rialzando lo sguardo, va verso i suoi occhi. Abbozza un vago sorrisino, accennato appena appena, gli angoli della bocca sollevati di quel poco che però da lì, Camille può vedere benissimo. Sposta l’altra mano, invece, quella più vicina a lei e al suo corpo e gliela poggerebbe sul fianco con l’intento di spostarla per farla arrivare a sedere sulle sue gambe. Si morde le labbra dove affondano gli incisivi e gli sembra già anche troppo tutto questo, ma è avido abbastanza da volerne ancora e uno sbuffo dal naso fa uscire aria calda da lui, il sollevare del volto verso di lei, rimanendo lì, fermo, non lontano dalla quartina. « Fallo ancora. » avido, sì.
Riaprire gli occhi e trovare dall`altra parte gli stessi movimenti, perché come lui, anche lei si sofferma prima sulle sue labbra e poi ricerca le iridi altrui. Il sorriso semplice che non va in mostra di denti, ma comunque sincero e naturale. Lo segue poi quel movimento di braccio verso il proprio corpo, di mano che va ad appoggiarsi sul suo fianco solamente con l`intento di attrarla sulle proprie gambe e non c`è che dire se Camille si lascia condurre da quel movimento. In gambe che scendono entrambe in appoggio a terra, solamente per poter girare il ventre e poterle entrambe unire dal lato sinistro, dove finirebbero comunque in appoggio sul divanetto. Il corpo, a farsi più leggero per non recare chissà quale disturbo sulle gambe di lui, mentre è la mancina a scivolare in alto, oltre l`incavo del collo, dove il palmo si aprirebbe e si appoggerebbe su questo. Un solleticare di ciocche scure di capelli nella parte inferiore della nuca, mentre lo sguardo ricerca altri lineamenti da memorizzare, così come si sofferma su quel morso di incisivi o in quelle labbra a formare quelle parole che, in un modo o nell`altro le fanno perdere la concezione del battito del suo cuore, facendola avvampare più di quanto non lo stia già facendo. Il sorriso ad ampliarsi, il respiro a farsi più sentito, soprattutto quando quest`ultimo si fa più elevato e solo ad allora andrebbe a riavvicinare il suo viso, inclinandolo decisamente di più rispetto a prima. Labbra che vanno in avvicinamento, lottando nel tepore, quel desiderio a farsi più evidente, fino a ricercarne appieno le labbra di lui. Di movimenti vivi che andrebbe a creare, di fragranze sconosciute che congiungerebbero i due per un periodo di tempo che verrà scelto dall`altro, perché lei rimane lì a farsi cullare da quel bacio che nonostante sia creato da lei, lo rende così viva, tranquilla e semplice. In unioni di respiri e saliva, di sapori di frutta matura così come i mirtilli che si sono appena gustati. Il tremolio del suo corpo, in brividi fin troppo presenti.
Per quanto possa ritenersi soddisfatto anche così, pensa di poterne avere di più. E non solo di contatto con le labbra, ma di contatto in generale, ecco perché se l’avvicina, perché la vuole sulle gambe. E non bada al peso, non bada niente, lascia solo che possa sistemarsi lei, come meglio crede sulle sue gambe, che ovviamente deve irrigidire nei muscoli per sorreggerla meglio. E sì, l’avidità parla due parole, quanto basta a far capire che potrebbe volerne ancora un po’ e che se lei è d’accordo, perché no? Dato che sono lì, non c’è motivo di andarsene. Si mordicchia di nuovo le labbra quando vede il viso altrui diventare ancora un po’ più rosso, un dettaglio facile da vedere, adesso che ce l’ha così vicina. Protende di nuovo il busto, ma neanche tanto, il collo almeno nell’inclinare la testa e cercarla con un po’ più di avidità rispetto alla castità precedente. Per questo si fa molto più partecipe e molto più umido di prima; le labbra seguono dei movimenti coinvolgenti, lenti ma non troppo, a farsi sentire senza far male, senza andare troppo.. troppo. E lì dove giocano un ruolo non da poco le labbra lo fa anche la lingua che se dapprima avanza timidamente, dopo si prende tutto lo spazio che vuole. Lo sente anche lui quel sapore di mirtilli e di una persona che non aveva mai avuto modo di sentire, ma che ora gli piace di sentire. Separa le labbra solo un momento, da dove arriva aria calda in un sospiro pesante che però fa chiudere di nuovo spostando la testa più in basso sul collo, dove dà un paio di baci lì e lentamente torna poi sulle sue labbra, una volta e si ferma, una seconda e si ferma, e alla terza quando sembra non volersi staccare più, come prima. Le dita della mano fanno piccoli movimenti e a tratti maggiori pressioni ancora sul collo, in mezzo ai capelli.











