« Cam, sei un sacco ambiziosa. »
detto con quel tono di positività, una figlia di Salazar deve essere ambiziosa e deve essere felice che venga definita come tale. « Molto ambiziosa, mi piaci. » annuendo con la testa, ma alzando una spalla poi perché l’idea che ha è perfetta ma come si fa a trovare qualcosa del genere?
Un sorriso convinto che segue un « Sì, lo so. Grazie. »
« Adesso il verde e il giallo, non mentirmi. » non mentire, ce l’ha anche lui così, adesso. E a bruciapelo, poi « L’hai portata la bacchetta, vero? » che strega sarebbe, se non l’avesse?
« Beccata. » probabilmente sarebbero quelli i suoi colori. Felicità e sicurezza. « A che ti serve? » la curiosità sulla sua espressione per cercare di capire se è qualcosa che riguarda la pozione o altro.
« Lo sapevo. » e lo sguardo convinto, un po’ da schiaffi in effetti nel guardarla come se avesse addosso quei colori che adesso però non può più mostrare come invece il Serpeverde è costretto a fare. « A che ci serve. » specificando bene che è una cosa che serve ad entrambi e non solo a lei. Tira fuori anche la propria, legno in Acero che va scurendosi sempre di più mano mano che il legame con Jed si rende più forte. E presto detto: « A mantenere un giallo che faccio finta di vederti addosso, vieni. » le prende un polso con la mano libera, scostando la schiena da lì, per andare verso l’esterno del porticato dove c’è un po’ di neve in terra e che cade dal cielo. « Sfida magica a battaglia di neve! » zan zan « Chi vince.. mh. Facciamo che se vinci tu io ti dovrò un favore, se vinco io me ne dovrai uno tu, ci stai? » il fatto che le ammicchi è un’altra storia.
« Uhm uhm. » sorrisetto che segue alla vista del catalizzatore, prima di udire le parole del prefetto. Sono poi le sue dita a prendere in pieno il proprio polso in una stretta giusta e concisa per riuscire a trascinarla via da lì. Libri che vengono guardati per un`ultima volta, fortuna che la pergamena è stata infilata prima in uno di questi, in modo che nessuno possa leggere. E` così che si lascerebbe trascinare, seguendo i suoi passi in direzione dell`esterno del porticato, portando così gli stivaletti in pelle di drago a formare forme della suola su quella neve ad incombere sul castello. « Prefetto Bradlaw, ha davvero intenzione di sfidarmi? » quel sorrisetto malizioso a comparire sul volto, di chi è più convinta delle sue capacità. « Ci sto. » con convinzione che si dissipa nel giro di un paio di secondi quando sono le iridi marine a raggiungere quell`ammiccamento. Bacchetta alla mano ed è subito lì che va ad innalzarsi sulle iridi nere di lui. Punta di questa che raggiunge quindi i suoi occhi, quando vi è quel pensiero nella sua testa. « Òculus effòdo! »
« Sì, ha capito proprio bene, signorina Sullivan. » la bacchetta che viene fatta scivolare tra le dita con armonia e velocità di chi è abituato a maneggiare il catalizzatore magico, da vero mago. Non importa la differenza d’età o la differenza più ovvia delle loro competenze magiche. « Fantastico. » accordati i termini di questo accordo (?) li suggella con un ben più marcato occhiolino, messo in risalto anche dall’evidente mordersi delle labbra. Almeno pensava che avesse tipo quei cinque secondi per mettersi ciascuno alla sua postazione, e viene colpito agli occhi dall’Incantesimo dell’altra che gli genera del bruciore e quindi è costretto a tenerli semi-chiusi o quasi « Ouuuhhh ma quest— sei davvero una Serpeverde! » e non è davvero una cattiveria, solo che sì, è la stessa scorrettezza che poteva venire in mente a tutti, anche lui ci ha pensato, ammettiamolo. E mentre cerca di farsi passare il dolore agli occhi, con la mano libera che li tocca, un po’ lacrimanti, gli arriva addosso una pallata di neve fresca. « Ou. Questo.. aaah.. ci voleva. » un po’ di frescura, grazie. Tiene un occhio aperto, o quasi ed uno ancora chiuso, ma punta quel cumulo di neve, spostandosi velocemente e andando qualche passetto indietro, ma sempre rapido nei movimenti. È un affondo rapido e piccolo verso quel cumulo di neve ed un successivo e diretto « Bombàrda! »
« Non ti ha insegnato Spooner di tenerti sempre pronto? » pronto ad ogni eventuale attacco scorretto. Sta di fatto che la pallina viene creata e lanciata, più o meno sul viso. Ma non perde il contatto visivo su di lui, ragion per cui lo vede in quell`affondo che viene fatto in avanti, in quella concentrazione – grazie viola – che va a colorare la sua pelle, facendole capire che sta per colpire. Ecco perché il suo braccio destro si drizza davanti a sé. Nella sua testa, un`eventuale scudo trasparente che possa respingere qualsiasi cosa, che in teoria dovrebbe trattarsi di neve, contando che dovrebbe essere una battaglia di neve. « Scùtum! »
« E a te non ha insegnato che i duelli formali iniziano almeno ad armi pari? » però ridacchia, non c’è niente di polemico, di cattivo o di irrisorio. Come biasimarla, perdeva tempo anche lui per coglierla alla sprovvista « Ma deduco allora che non vuoi che sia un duello formale, mh? » e sia così. Ecco perché infatti dopo che con gli occhi riesce a scendere un momento a compromessi, il Serpeverde parte al castaggio causando l’esplosione della collinetta di neve che si è formata in modo che un sacco di neve disturbi la Serpeverde tanto quanto l’arrivo della sua pallata di neve in faccia. Almeno è… contento. Sì perché a parte quei momenti in cui si tinge di viola o di verde per sicurezza del proprio fare, per la concentrazione che ci mette, è contento di usare un po’ la bacchetta, prendersi un attimo per essere senza pensieri che lo affossano, quindi il giallo si palesa spesso e volentieri in queste alternanze non troppo nocive. « Mpf. » abbozza lui, in un sorrisetto che gli fa uscire aria fuori da naso e bocca « Per un po’ di neve? » Tant’è che quasi riceve un’altra pallata di neve che lo colpisce sul braccio. « Guarda come si fa. » quell’aria da finto - almeno per adesso - gradasso, stando al gioco di questa battaglia di neve improvvisata su due piedi. Lo scudo difensivo della Serpeverde è andato, motivo per cui adesso prova con la trasfigurazione. È proprio la neve sotto ai piedi di Camille che viene sollevata, il braccio si muove dal basso verso l’alto per agevolarne la riuscita di quella manipolazione elementale che sta cercando passo passo di fare sempre più propria. « Aqua Tràctus! »
« Bradlaw è ora di far vedere quello che sai fare. » No, Camille, non davvero. Ma è il lato da finto gradasso del prefetto a salir fuori, quel viola a riprendere luogo sul suo viso che la porta a stringere la propria bacchetta, ma è la velocità a colpirla in pieno. Perché è quando vi è un pensiero nella creazione di un altro incantesimo che è quello del quintino ad avere la meglio. Lo sguardo che si abbassa velocemente, le mani che scivolano sulla sua gonna trattenendola verso il basso quando è quel sollevamento a far salire di botto la neve, colpendole gambe, gonna e metà busto. Sì, ora ha freddo davvero. La rabbia ad invadere il suo viso di chi non vuole fallire. Mani che scivolano poi sulle sue gambe per scrollarsi di tutta quella neve che si è sollevata. E questo incanto vale più di tutte le due pallonate lanciate prima, quello poco ma sicuro. « Gramo, che freddo! »
Il braccio che si drizza, punta della bacchetta che va in direzione del cumulo di neve. Un movimento del polso e un piegamento del gomito in quel colpo di spada che va a creare, secco e deciso, fino ad arrivare a quel « Redùcto! »
« Non me l’hai detto davvero, Cam. » faccia da schiaffi, piuttosto furbetto è lo sguardo che le lancia con la mano che stringe meglio la bacchetta e gli incisivi che si affossano sulle labbra piano, sciogliendosi in quel sorrisino furbo davvero. Lei ha chiesto e lui ha risposto. Sarà che poi con la trasfigurazione ci viaggia abbastanza, ma è sempre contento di vedere il suo risultato andare alla grande. Arriccia il naso e quando quella neve sale di colpo trascinandosi verso l’alto, e contro di lei, il Serpeverde da viola che era in volto, adesso è tornato verde, di quel verde vittoria e sicuro di sé, che passa poi al giallo, quando sbuffetta dalle labbra. « Ops! » sollevando una mano, quella senza catalizzatore « Colpa mia! » già, colpa sua, colpa sua alla grande. Ma se ne prende volentieri tutte le colpe che lo portano ad arricciare il naso soddisfatto del proprio operato. Così anche la Serpeverde prova a far scoppiare la collinettina di neve. Ai lati del porticato ce ne sono un bel po’, per ovvie ragioni. Lui prova a spostarsi dall’altra parte, insomma usando un po’ di agilità, ma questo potrebbe non essere del tutto sufficiente. Chiaramente se fossero state cose esplosive o morti non si limiterebbe ad usare la sua agilità per scamparla. Tuttavia sì, un po’ di neve gli arriva addosso, inevitabile che sia. « Mmhh.. » Fa qualche passo verso di lei, adesso, e la bacchetta sale velocemente verso l’alto ed un rapido quanto concentrato « Nubilàbus! » viene fuori dalla sua bocca, con colorazione viola nella pelle ed una volontà impressa nel far uscire dalla bacchetta il formarsi di una bella coltre di nebbia che invade la zona, in cui lui però può vederci benissimo a differenza di Camille. Così può continuare ad accelerare il passo verso di lei, acchiappando una manciata di neve da terra, piegandosi un momento. Aggirandola e arrivando alle sue spalle, fa piano per poi spostarle velocemente i vestiti sul collo e farle scendere lungo la schiena della fredda neve. « Hai ancora freddo, forse? » sbuffando in una risata, palese che sia lì, anche perché le sta alle spalle, quel gran simpaticone.
E` lì immobile lei, con la bacchetta lungo i fianchi, aspettando che quella nebbiolina scompaia per capire dove si trova il concasato. Anche se la convinzione di pensare che se ne sia andato è vera. Fino a quando non è una mano a toccare la sua pelle, oltrepassando la sciarpa e mantella, raggiungendo il collo della propria maglia e poi... il gelo. Neve che scendendo giù per la colonna vertebrale va a sciogliersi, raffreddandole collo, schiena, facendole percorrere brividi di freddo su tutto il corpo, ove è possibile notare quest`ultimi prendere luogo sulle proprie spalle, in quella chiusura delle scapole di chi sta gelando piano piano. Gli occhi che si spalancano di chi, invece, è stata colpa di sorpresa. « PORCO BOLIDE! » l`esclamazione che segue a quel dire da parte del prefetto, finendo per voltarsi di scatto. Mani che raggiungono i polsi altrui, in una stretta veloce. Può anche essere abituata a perdere, ma ammetterlo è più complicato. Farebbe di tutto quindi per stringere i suoi polsi e sospingerlo all`indietro, con tutta la forza che ha, nel raggiungimento del colonnato. E solo se ci fosse riuscita rimarrebbe con quella presa sui suoi polsi aggiungendo un « Facciamo che ho vinto io, eh? » No, non è proprio pronta a perdere. In ogni caso, forse è quasi l`ora di entrare, contando che il suo viso si sta impallidendo, facendo comparire solo del rossore in guance e naso per via del freddo e di quei vestiti che non sono poi così adatti per stare all`aria aperta. Vi è uno sfarfallare veloce di ciglia lunghe, con la dimostrazione di occhioni dolci, come se lo volesse incantare con questi, solo per avere la vincita tra le mani.
I polsi vengono presi e ingabbiati nelle mani dell’altra e la lascia fare, anche perché adesso è curiosità macchiata d’un verde particolare che si manifesta sulla pelle di Jedediah a vedere che vuol fare, e cammina indietro, spinto fino al colonnato, dove finlmente poggia con la schiena fermando la sua camminata. Muove la lingua all’interno della bocca, lo si vede perché le labbra sono schiuse in un sorrisetto sfacciatamente fubro e un po’ bastardo che culmina con un’alzata di sopracciglia anche un po’ ammiccante. « Non hai vinto tu, però. » le fa notare, dato che al porco bolide ha invocato lei e che sì, averla come bersaglio alle spalle lo ha posto in una posizione di vittoria. Sarà forse per quello sfarfallio di ciglia, o perché lui è Jedediah e trova sempre il modo di avere qualcosa che faccia vantaggio anche per se, schiocca la lingua contro il palato e sospira
« Facciamo che ti lascio vincere solo se esci con me al prossimo Hogsmeade. E avrai sempre un favore da chiedermi, ovviamente. »
come da contratto per la vittoria di questo “duello” sulla neve. Ma almeno così tutti guadagnano qualcosa, tipo.
Labbra di lui che vengono seguite con le iridi marine ove vi è visibile il sorrisetto, prima di passare sui suoi occhi, a soffermarsi sull`ammiccamento che segue il tutto. Quella constatazione che segue a spiattellarle la verità in faccia ma che, al contempo, la porta a sfarfallare le ciglia perché sì, vuole la vincita a tutti i costi. Lascia andare comunque la presa sui suoi polsi, riportando infine le proprie mani lungo i suoi fianchi. E fortuna che siamo senza un briciolo di emozioni visive, o sì, molto probabilmente qui la pelle si sarebbe colorata di arancione. Naturale. Soprattutto per quello che segue dopo, che sicuramente sarebbe diventata fosforescente. Ma resta comunque fortuna, perché è brava a nasconderle dietro quel visino, tant`è che le braccia vanno a stringersi sotto il petto, un sorrisino a disegnarsi su quelle labbra, aggiungendo poi un
« Facciamo che può andare. »
« Mi dispiace vorrei, ma non posso portarti altrove, sai com’è. » perché in effetti è vero. È un po’ così una cosa un po’ misera fare giri per Hogsmeade ma, oh. Rientra nei limiti delle sue possibilità, non può fare più di tanto per ora. « Quando saprò fare le illusioni, » perché lui le saprà fare e sarà fortissimo e fichissimo e tutte cose « Ti posso portare da qualche altra parte. » per finta, perché è un’illusione ma almeno l’ambiente sembra diverso e non la solita sala grande o quella strada piena di negozi nel villaggio di Hogsmeade. « Va bene, allora. » e non conclude con “abbiamo un accordo” perché potrebbe risultare pessimo e anche poco carino da dire in un contesto così. « Ti accompagno in sala comune, mi sa che stai tipo congelando. Perché qualcuna, ecco, come direee… ha perso un duellooo.. »ridacchiando, per prenderla in giro ma in senso buono, assolutamente in senso buono.