Pensa a qualcosa che ti piace, un posto tranquillo e sicuro.” Lo baciò sulla spalla senza nemmeno pensarci e poi sussurrò: “Non sono ammesse catene o fango nel tuo posto felice.” Lo sentì sorridere contro il suo collo. Peter lo strinse più forte. Rimasero seduti in silenzio per un po’. Le galline vagavano libere, guardandoli con gli occhietti scuri mentre lui e Sean diventavano quasi di pietra, abbracciati insieme. La brezza fece gonfiare il tendone, portando il profumo dei boschi, soffiando via l’odore persistente di carta decomposta. Peter non sapeva nemmeno che la carta avesse un proprio odore prima di incontrare Sean. La risatina di Sean suonò profonda e sincera. “Pensi alle stronzate più assurde, Pete.” Si mise a sedere, facendosi leggermente indietro, e lui allontanò le ciocche sfuggite dal viso ora meno arrossato.
Aveva chiesto: “Allora, qual era il tuo posto felice?” Sean aveva fatto un respiro profondo prima di allontanarsi dal mucchio di carta irrecuperabile e illeggibile. Lo aveva guardato negli occhi e gli aveva detto: “Svegliarsi con te.”












