La scatolina dei ricordi
Oggi ho ritrovato, per caso, la scatolina dei ricordi. E' una graziosa scatolina di cartone che, una volta, conteneva un paio di mutandine ed una canottiera verdi. Una scatolina che ha più di dieci anni. L’ho aperta, e dentro, come era mia abitudine (com'è ancora mia abitudine) ho ritrovato di tutto: biglietti dell’autobus, biglietti di concerti, volantini, floppy disc (!) rubriche telefoniche (rubriche telefoniche!).
Tra tutto, quel che più mi ha colpito è stato un piccolo quaderno dell’Erbolario. Appena l’ho visto mi è salito alla mente qualcosa, sicché l’ho aperto e ho cominciato a sfogliarlo con cura ma avidamente. E’ il quadernino iniziato nel settembre 2004, il quadernino del mio primo anno di università. Ho trovato orari dei pullman, costo dei biglietti, orari delle lezioni da frequentare, nomi e giorni di ricevimento dei professori. Ma anche appunti sparsi: titoli di canzoni da ricordare, barzellette che, al tempo, venivano inviate tramite sms con la Christmas Card (barzellette piuttosto discutibili oltretutto, com'è che le ho riportate sul quadernino? Forse me le mandava qualcuno che al tempo era importante), testi di canzoni.
Ho ritrovato una me stessa diversa, più giovane e, per questo, più infantile. Ho ritrovato gli errori che feci in quegli anni, ma anche quella meravigliosa sensazione di spensieratezza mista a responsabilità, di libertà infinita e di spontanea, acerba giovinezza che mi da’ tanta gioia ogni volta che ripenso a quel tempo.
Questo quadernino mi ha ricordato un periodo bellissimo della mia vita; un periodo bellissimo ma anche agrodolce,dato che in quel momento soffrivo per amore a quel tempo. Ero libera come l’aria, fuori casa per la prima volta in vita mia, giovane diciannovenne dai capelli lunghi e neri, mi affacciavo allora alla vita, al mondo reale, e tutto questo mi entusiasmava, mi galvanizzava, ero affamata di conoscere e di vivere la vita vera, quella fuori dai libri di scuola e dalle mura domestiche. Ma, allo stesso tempo, avevo sempre un pensiero fisso che mi accompagnava ogni giorno. Mi sembrava di vivere nell’anime di “E’ quasi magia Johnny”. Lui era il mio pensiero fisso. Lui la prima persona a cui pensavo appena sveglia e l’ultima a cui pensavo prima di dormire. Lui, i cui messaggi non erano mai abbastanza. Lui. Che, poi, è diventato mio marito.
E mi sono resa conto di quanto sia assai più soddisfacente ritrovare i propri appunti scritti, magari in un piccolo quaderno dove conservare anche biglietti di ogni tipo, piuttosto che su di uno schermo dalla calligrafia impeccabile, senza sbavature, senza macchie del tempo, senza l’odore del passato a fare da Virgilio nel viaggio della memoria.
Non credo che sia un caso che oggi sia l’ultimo giorno di agosto.
Chissà tra altri dieci anni cosa ritroverò.











