italy's mad good man i stand by it
seen from United States

seen from China
seen from United States

seen from Canada
seen from United States
seen from Kazakhstan
seen from United States

seen from Netherlands

seen from Israel
seen from Australia

seen from Israel
seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from Singapore

seen from France

seen from United States

seen from United States
italy's mad good man i stand by it
Nella logica del narcisista perverso, l’abbandono è inammissibile. La fuga della preda è vissuta come una ferita dell’identità, un attacco imperdonabile al bisogno di esercitare controllo e potere sull’altro. Ciò motiva, di solito inconsciamente, quelli che alla “vittima” sembrano ritorni di fiamma e riavvicinamenti sinceri, e che sono invece trappole. Nell’analisi di decine di casi ho osservato che i narcisisti ricorrono a schemi di ricattura fissi. C’è una ricorsività inquietante nella struttura di questi comportamenti e nelle risposte che suscitano nella preda, che di frequente casca in uno dei tranelli e riprende la danza macabra del mal d’amore. Gli schemi di ricattura posso presentarsi da poche settimane dopo la chiusura della storia a anni dalla fine del rapporto. In questo senso, la “vittima” non può mai abbassare la guardia e deve sapere di correre pericoli anche a distanza di molto tempo, a meno che non abbia raggiunto un nuovo equilibrio psicologico e affettivo, tale da immunizzarsi dall’influenza del narcisista. Ma in questo caso, l’ex-dipendente affettiva non nutrirebbe alcun interesse per il suo passato “amore”. Gli schemi di ricattura o “piani” sono quattro: - lo schema del silenzio; - lo schema della colpa; - lo schema della lusinga; - lo schema del sintomo.
Enrico Maria Secci
IL KINTSUGI DEL CUORE: TRASFORMARE LA CRISI IN OPPORTUNITÀ
Il kintsugi è l'arte giapponese di trasformare i vasi rotti in ceramiche uniche e preziose utilizzando oro, argento o lacche pregiate per riassemblare i cocci, ma è anche una splendida metafora su come possiamo affrontare e superare una crisi e tornare alla vita grazie ad un lavoro di riparazione emotiva delicato e consapevole.
L'oro, l'argento e le lacche del kintsugi emotivo sono la maturità affettiva, la disponibilità al cambiamento, la tolleranza alla frustrazione, la comunicazione e, soprattutto, una rappresentazione realistica dell'amore.
Come la pratica giapponese è ispirata dall'idea che dall'imperfezione possa generarsi qualcosa di ancora più prezioso e di autenticamente bello, così nelle situazioni difficili della nostra esistenza dovremmo comprendere che una rottura rappresenta la possibilità di evolvere verso un'esistenza più piena e più appagante.
Nel dolore, è importante pensare allo kintsugi e rimettere insieme i propri pezzi con oro, argento e lacche: compassione, saggezza e integrità.
Verrà un lavoro meraviglioso, unico e inestimabile. È il lavoro delll'identità e dell'equilibrio che porterà a superare l'amarezza e la disperazione e ci condurrà ad un nuovo stato vitale di equilibrio, di bellezza e d'amore.
Enrico Maria Secci, Blog Therapy
SpaceCxrs
Per il narcisista perverso, l’altro è oggetto, giocattolo, strofinaccio, matassa di nodi, incidente, disturbo, caleidoscopio nauseante, giostra nevrotica. Animaletto in cattività, lezioso caso umano, inutile quisquilia. È molto difficile che, malgrado la “vittima” difenda la propria dignità, il narciso risponda con umanità ed empatia. Il narciso tende invece al silenzio, all’apatia, alla imperscrutabilità.All’occorrenza appare fragile, depresso, inabile alla vita. Oppure diventa d’amianto, erige all’improvviso muraglie inespugnabili, esclude con ostinazione ferina ogni contatto che non sia monitorato con precisione, scenograficamente soggetto al proprio controllo. Agli occhi del/la narcisista patologico/a, la/il partner appare come un manichino di paglia, goffo, disarticolato e dalle manifestazioni imponderabili: la logorrea alluvionale, le pretese, le recriminazioni e la lacrima facile. Mentre la “vittima” si cimenta in spericolate introspezioni e si spertica nell’arte dell’interpretazione psicanalitica pur di dare un senso al dolore, il narciso si annoia e si inquieta. Stacca la spina e non ascolta: per lui l’altro non piange, lacrima; non parla, raglia, barrisce, strepita; il narciso sente sempre e comunque che l’altro non lo ama e che, anzi, lo infastidisce, lo molesta. E questo lo disturba. Così, quando l’esasperazione della partner o del partner diventano ingestibili attraverso le consuete strategie della svalutazione, del silenzio o della lusinga, il narciso veste i panni della vittima e agisce affinché l’altro, colpevolizzato, ritratti e arretri nella sua posizione di dipendenza affettiva.
Enrico Maria Secci
La prima cosa che le vittime fanno è colpevolizzarsi, chiedere chiarimenti, accettare compromessi sconvenienti, umiliarsi, cercare di cambiare se stesse, distruggere la propria autostima. Cercano di “adattarsi” al mondo del narcisista, sino a interiorizzarlo insieme ai suoi disvalori. A volte, diventano a propria volta machiavelliche, manipolatrici e perdono così il contatto con le proprie emozioni. Perdono dignità, si isolano, si annullano. E il manipolatore le aiuta, demolendo le loro famiglie, il loro passato e il loro presente, gli amici, il loro senso morale. Tutto. Così, si convincono di essere perdute e si consegnano all’amante perverso, come fosse un “salvatore”, quel principe azzurro che le solleverà dalla loro pochezza ed inutilità, che lui stesso ha determinato.
https://relazionipericoloseblog.wordpress.com/2015/12/14/secci-abbandonate-la-rabbia-e-il-guinzaglio-psicologico-del-narcisista/
tenerezza e gentilezza non sono sintomo di disperazione e debolezza, ma espressione di forza e di determinazione
Khalil Gibran
[...]
I conflitti non superati, le paure, i tradimenti e i lutti non elaborati possono renderci cupi, avari ed egoisti, oppure arroganti, sospettosi ed avari. Le persone tristi, arrabbiate, rivendicative perdono, insieme al lume della ragione, quello della gentilezza e, senza accorgersene, subiscono la suggestione negativa di abitare in un mondo inospitale, dove occorre sgomitare, ingannare, manipolare per sopravvivere.
Così, l’incapacità di essere gentili rappresenta una disfunzione esistenziale, psicologica e morale, su cui siamo disabituati a riflettere, mentre erode da dentro e dal profondo la qualità della nostra vita, sino a compromettere, anche a livello sociale, la possibilità di una collettività più sana e più integrata.
Chi è gentile sa essere aperto e rispettoso, dimostra tolleranza e ascolto e conosce i valori dell’affidabilità e della reciprocità.
[...]
(da leggere tutto!)