Io e lei
Ok, penso di aver trovato le parole giuste per spiegarvi nel modo più semplice ma giusto il mio rapporto con l’ansia, quello di cui vi parlavo qui. Tutt’altro che semplice, direi prima di sottomissione e poi conflittuale.
Mi voglio rivolgere a tutte le persone che ne soffrono che, soprattutto, ne sono schiave e che limitano la propria vita a causa sua.
Il mio primo attacco di panico è successo in una mattina di marzo 2011, avevo 15 anni e stavo andando a scuola, camminavo sul marciapiede quando ad un certo punto ho avuto una sensazione di svenimento e soffocamento ed il mondo intorno, nel frattempo, cambiava forma. Quando i miei genitori mi hanno portata al pronto soccorso, la diagnosi è arrivata velocemente ed anche facilmente, si trattava di stati d’ansia. Fino a quel momento io conoscevo la semplice ansia da novità o esami, ma mai pensavo esistesse un’ansia così brutta. Io non lo sapevo ancora, ma da quel momento ero cambiata, il modo in cui vedevo il mondo era cambiato perchè non ero più a vederlo da sola, nella mia mente c’era anche lei.
Dopo circa due ore, ho capito che quello non è stato il mio PRIMO attacco di panico, ma in realtà il secondo. Il primo successe circa un mese prima, era sabato sera ero in piazza con le mie amiche e loro mi accompagnavano alla macchina dove mi stava aspettando mia madre, mentre camminavo con loro ho avuto un mancamento, il mondo intorno ha iniziato a rallentare ed io ho scosso la testa per riprendermi, non gli diedi peso ed infatti non ne parlai con nessuno.
Questo secondo allarme è stato determinante, per lei. Si era presa la mia vita in mezza giornata e se l’è tenuta per lunghi nove anni in cui:
ho smesso di guidare il motorino
ho smesso di uscire senza mia madre
ho smesso di uscire con le mie amiche, che ho addirittura perso perchè convinta che non potessero capirmi
ho smesso di stare a casa da sola
ho smesso di dormire da sola
Mi sono persa un sacco di belle cose, le serate e le feste in discoteca dove loro sono andate, le uscite divertenti, i successivi sabati sera in piazza, conoscere gente nuova, mi sono persa gli anni della gioventù inguaiata, giudicata e sicura di sé per il semplice motivo di avere paura dell’ansia, che potesse sopraffarmi senza preavviso. L’ho nutrita così tanto che si era presa tutta la mia testa e le mie volontà.
Scorriamo voloce gli anni a seguire, in cui, avete capito bene che non sono stati di certo gli anni che mi aspettavo di vivere, arriviamo al primo episodio tragico: è l’1 Novembre 2017, sono le 7:05 del mattino ed al telefono mi dicono che mio padre ha esalato l’ultimo respiro, inizio a fare i conti con una perdita importante ed io e l’ansia iniziamo ad avere i primi litigi, discutiamo mentre sono in doccia, mentre sono a letto in attesa di prendere sonno, mentre cerco invano di toccare la salma di mio padre; alle 7:05 del primo novembre inizio a vedere la mia famiglia con un tassello in meno, come un puzzle a cui manca un pezzo, la famiglia aveva perso un membro per sempre e l’ansia si insidiava ancora più prepotente, io inizio a non riuscire a scrivere i numeri 2, 3 ed 8 e le lettere S e D.















