Procedevamo leggeri senza pensare ad altro che a trovare la strada, intenti a godere di tutto ciò che si offriva allo sguardo: una pianta di nocciolo, il volo di uno svasso, un granaio di pietre a secco. Ci accontentavamo di quelle cose. Ci sottraevamo al dispositivo.
Il dispositivo era la somma delle eredità comportamentali, delle sollecitazioni sociali, delle influenze politiche e delle difficoltà economiche che determinavano i nostri destini pur restando inavvertite. Il dispositivo disponeva di noi. Nel suo modo insidioso e sornione, ci imponeva una condotta senza che ci rendessimo nemmeno conto del suo accresciuto potere.
C'è un piccolo verme, il dicrocoelium dendriticum, che infesta le formiche e ne controlla i movimenti costringendole a rimanere immobili su un filo d'erba, qui sono mangiate dagli erbivori che diventano i nuovi ospiti del parassita. Il dicrocoelium è il dispositivo della formica. I microchip al silicio sono i nostri dicrocoelium[sic]. Ognuno di noi, pienamente consenziente, porta con sé il suo parassita sotto la forma di uno di quei processori tecnologici che regolano le nostre vite.
I papuani si tramandano una visione del mondo nella quale il potere degli spiriti si mescola alla realtà: quello è il loro dispositivo. Il nostro non ci fa mancare le comodità, la salute e un'alimentazione ricca e abbondante, ma ci inocula la sua narrazione e ci sorveglia. Riceviamo le sue informazioni e la sua pubblicità, ci pieghiamo ai suoi imperativi, ubbidiamo alle sue ingiunzioni ed esso ci subissa di intimazioni diluite nel chiacchiericcio generale.
Sui sentieri neri ci inoltravamo nel silenzio sottraendoci al suo influsso. Ogni bosco offriva un rifugio dove le notizie erano deliziose ma difficili da individuare e da registrare: un barbagianni aveva fatto il nido tra le travi di un mulino, un falco attaccava il quartier generale di un roditore, un orbettino danzava tra le radici. Cose così. Avevano la loro importanza ma il dispositivo le ignorava.
in Sentieri neri / Sur les chemins noirs di Sylvain Tesson (2016). Traduzione di Roberta Ferrara (2018). Edito da Sellerio.














